Questione nutrie, scienziati e veterinari concordi con Enpa: «Inutili gli abbattimenti»

Gialdi (Enpa): «Scienziati e veterinari hanno inoltre precisato quale sia, all'interno dell'ecosistema, il ruolo di questi animali accusati troppo facilmente di essere la causa dei mali della nostra regione»

Una nutria

I relatori ( studiosi e veterinari) intervenuti all'incontro pubblico sulla “questione nutrie" svoltosi di recente a Parma con l'università di Parma, la Prefettura, il Consorzio di Bonifica Parmense e Coldiretti hanno sostenuto con incontrovertibili argomentazioni scientifiche: «Le metodologie cruente sono del tutto inutili per la gestione della fauna selvatica. Per questo, oggi più che mai, è necessaria una inversione di tendenza». All'incontro ha preso parte anche l'Ente Nazionale Protezione Animali con Lella Gialdi, consigliere nazionale dell'Enpa e presidente della Sezione parmense, che esprime il proprio apprezzamento per l'andamento dei lavori. 

«Siamo soddisfatti - ha commentato Gialdi - dell'esito che ha avuto l'incontro, perché, in un clima di piena collaborazione, scienziati e veterinari hanno fatto chiarezza sulle idee false e talvolta fantasiose che circolano, dei veri e propri pregiudizi insomma che sono il frutto di una conoscenza scarsa e inesatta. Scienziati e veterinari hanno inoltre precisato quale sia, all'interno dell'ecosistema, il ruolo di questi animali accusati troppo facilmente di essere la causa dei mali della nostra regione, e hanno sottolineato l' inutilità della guerra senza quartiere dichiarata contro questa specie che ha invece subìto le conseguenze di una errata condotta umana e del degrado del nostro territorio»

«E' giunto il momento, per tutti, di cambiare strategia - ha aggiunto la consigliera Enpa - e di applicare i metodi ecologici ricorrendo non solo alla sterilizzazione o al posizionamento di reti anti nutria, ma prestando, anche e soprattutto, una maggiore attenzione all'inclinazione degli argini troppo spesso totalmente spogli, o al ripristino degli habitat e di una agricoltura di qualità in armonia con la scienza e con i tanti, positivi progetti presentati oggi nell'incontro. Dobbiamo partire proprio dalla tutela del territorio, fortemente interessato dall'agricoltura intensiva».

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Una posizione, questa, che la Protezione Animali sostiene e promuove da tempo: «Per anni è stato fatto credere al mondo agricolo che l'unica soluzione possibile per presunti danni da fauna era lo sterminio degli animali – precisa Andrea Brutti dell'ufficio fauna selvatica di Enpa – ma a nostra avviso si tratta una visione creata apposta per dare agli agricoltori un qualche tipo di “risposta”, ancorché del tutto fuorviante, e per accontentare anche il mondo venatorio, troppo spesso chiamato in causa per la gestione faunistica. Basta, quindi, prendersela con gli animali e basta promuovere campagne diffamatorie contro di loro; è invece necessario ricorrere a soluzioni eticamente accettabili, scientificamente valide e realmente al passo con i tempi. Proprio come hanno detto e dimostrato gli scienziati presenti all'incontro, i quali hanno sottolineato l'impossibilità di ottenere risultati validi percorrendo la strada dell'eradicazione, una pratica abbandonata dalla stessa UE perché del tutto inutile a contrastare la presenza degli animali sul territorio. Ucciderli non serve a nulla: l'esperienza maturata in più di 20 anni di abbattimenti "selettivi" ci dice che è finalmente giunto il momento di puntare sugli unici metodi realmente efficaci, quelli ecologici e cruelty free».

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