Rapinavano i pusher fingendosi carabinieri, il pm chiede dieci anni

I due imputati devono rispondere di rapina. La storia emerse dalle intercettazioni dei carabinieri che indagavano sugli spacciatori marocchini, nella campagna a Castelsangiovanni. La difesa di uno dei due: non ci sono le prove. Nella prossima udienza, la difesa del secondo imputato

Immagine di repertorio

«Hanno rapinato i pusher spacciandosi per carabinieri» ha sostenuto l’accusa che ha chiesto la pena di dieci anni di reclusione per i due imputati. «Non ci sono le prove, né della rapina né che si sia presentato come carabiniere» ha sostenuto la difesa di uno dei due, chiedendo l’assoluzione. Il pm Matteo Centini ha concluso la propria requisitoria, il 14 febbraio, nei confronti di Alessandro Tavazzi e Gonzales Zapey, accusati di rapina in concorso. Tavazzi, attualmente detenuto a La Spezia, era accusato anche di usurpazione di titolo (per questo reato è stata chiesta la condanna), detenzione e porto di armi (reati per cui, invece, lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione). I due sono finiti nell’inchiesta Nahash dei carabinieri che stavano indagando su un vasto giro di spaccio nelle campagne di Castelsangiovanni. Nei giorni scorsi, il Tribunale i responsabili, per lo più marocchini, sono stati condannati a pene pesanti.

Dalle intercettazioni telefoniche, secondo la pubblica accusa, è emerso che Zapey avrebbe contattato alcuni pusher dicendo che sarebbero venute due persone ad acquistare cocaina ed eroina. Sul posto si presentarono Tavazzi e altre due persone (per loro il processo, all’interno di Nahash, è stato rinviato). Venne concordato il luogo, in mezzo a un campo, e gli acquirenti provarono la “roba”. Poi scattò la rapina. Fingendosi carabinieri intimarono con un’arma agli spacciatori di consegnare la droga e i cellulari. Poi fuggirono. Gli altri pusher si accorsero di quanto stava accadendo e corsero verso l’auto su cui i presunti rapinatori stavano fuggendo. L’auto venne colpita da una bastonata e ammaccata. I carabinieri che monitoravano i pusher scattarono numerose foto dell’auto colpita e sporca di fango. Tra l’altro, i carabinieri sentirono le telefonate degli spacciatori che promettevano di volersi vendicare di chi gli aveva rubato la droga. Secondo il difensore di Tavazzi, l’avvocato Gianmarco Lupi, non ci sono le prove, né della rapina né della detenzione dell’arma, che non è mai stata trovata, né che si fosse qualificato come carabiniere. Si tratta soltanto del racconto di uno spacciatore al cellulare, ha rincarato la difesa. Al termine, Lupi ha chiesto di assolvere Tavazzi. Il processo è stato rinviato alla fine del mese, quando parlerà il difensore di Zapey, l’avvocato Emanuele Solari. Poi, il collegio dei giudici emetterà la sentenza.

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