Sostituzione del medico di guardia con l’amico senza laurea, due condanne

Per il camice bianco 2 anni e 3 mesi, per il connazionale (i due sono camerunesi) 6 mesi. Entrambi sono stati assolti dall’esercizio abusivo della professione. Le difese annunciano di voler ricorrere in appello

Sono stati condannati i due uomini accusati di vari reati legati alla loro presenza alla guardia medica. Il medico Gerard Djoukwe, 35 anni, è stato condannato a due anni e 3 mesi per omissione di atti d’ufficio, sostituzione di persona e falso. Il suo connazionale (entrambi sono originari del Camerun) Nitcheu Ngakam Sethi David, 38enne, è stato condannato a 6 mesi per sostituzione di persona. Entrambi sono stati, invece, assolti dal reato di esercizio abusivo della professione. Il pm Emilio Pisante aveva chiesto 2 anni e sei mesi per Djoukwe, difeso dagli avvocati Carlo e Vittorio Benussi, e 10 mesi (pena sospesa) per Nitcheu Ngakam, assistito dall’avvocato Jonathan Vignali. I difensori hanno annunciato il ricorso in appello, dopo aver letto le motivazioni della sentenza. L’Asl, che si è costituita parte civile con l’avvocato Giovanni Capelli, chiederà il risarcimento avviando una causa civile. La sentenza è stata emessa dal collegio giudicante presieduto da Stefano Burusati, a latere Sonia Caravelli e Aldo Tiberti, dopo poco più di un’ora di camera di consiglio. Nell’ultima udienza sono stati ascoltati due testimoni, poi la parola è passata al pm e agli avvocati.

Secondo il pm Pisante, il quadro era chiaro, così come lo stati i testimoni. A partire dall’uomo che aveva segnalato il fatto: il 16 giugno 2017, di sera tardi, aveva telefonato alla guardia medica perché la moglie aveva bisogno di una iniezione di insulina. Djoukwe, che sarebbe dovuto essere in servizio alle 20.40 nella sede di via Campagna, non c’era. Si è, invece, presentato al custode Nitcheu  - come medico, ha detto il pm, mentre non lo era - che si è fatto consegnare le chiavi. Il medico, quello vero, avrebbe poi compilato la scheda di presa in carico un paio di ore dopo. Dai tabulati del telefono, ha continuato Pisante, si è visto come il medico fosse nel Milanese e aveva telefonato all’amico. Intanto, Nitcheu avrebbe anche risposto ad alcune chiamate al telefono e una famiglia che si era presentata alla guardia medica era poi tornata a casa, senza vedere nessun medico. Secondo Capelli, che tutela l’Asl, i due avrebbero raccontato favole. La coppia, secondo l’avvocato di parte civile, aveva il vizio di sostituirsi: «Se non ci fosse stato lo zelo di un ex carabiniere che aveva chiamato la guardia medica, di questa vicenda non sapremmo nulla». Il legale ha poi sottolineato i danni di immagine provocati all’Asl nella gestione di un servizio così importante.

E’ stata, poi, la volta delle difese. Vittorio Benussi ha esordito dicendo di nutrire forti dubbi sulla responsabilità di Djoukwe, si è voluto dare un’immagine negativa del medico. «Il camice bianco - ha proseguito - ha subito preso in carico la paziente che aveva bisogno dell’insulina e richiamato il marito che aveva telefonato. Non c’è, poi, alcun falso in atto pubblico, perché il medico aveva compilato la scheda di presa in carico in modo corretto». Secondo l’avvocato Carlo Benussi, gli episodi che vengono contestati non vedono coinvolto il medico. L’omissione di atti d’ufficio non si è configurata perché lui ha compilato gli atti. In questo caso, poi, l’avvocato ha invitato la Corte a considerare la riqualificazione di questo reato in truffa e lo ha fatto citando alcune sentenze della Cassazione. Qui non si tratta di un comportamento continuativo, ma solo di un episodio. Inoltre, replicando alla parte civile, Benussi ha affermato che «non c’è alcun danno di immagine, perché quell’episodio non era conosciuto al grande pubblico e non era stato reso noto». Al termine, l’avvocato ha chiesto l’assoluzione del medico da tutte e quattro le accuse.

Vignali, infine, ha difeso Nitcheu. Il camerunense era venuto a Piacenza, a trovare un amico, perché gli servivano soldi. E Djoukwe poteva fargli un prestito. Il custode, ha sottolineato Vignali, ha sostenuto che Nitcheu si è presentato come medico, ma nessuno dei testimoni lo ha mai detto. Non ci sono poi le prove di consulti medici al telefono, né di atti medici. Secondo il difensore, anzi, ci fu la leggerezza del custode che non identificò né chi stava entrando né la famiglia che chiedeva della guardia medica e che poi se ne andò. Anche per lui, Vignali ha chiesto l’assoluzione.

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