Stalking verso il padre di suo figlio, due condanne

Una 33enne e il suo secondo compagno: per lei otto mesi, per lui un anno di reclusione. Le difese: «Nessuna minaccia né persecuzioni. Non ci sono le prove e non risultano tutti i messaggi e le telefonate»

Sono state condannate le due persone accusate di stalking nei confronti di un uomo. Il giudice Laura Pietrasanta ha condannato la donna (ex compagna dell’uomo, un piacentino, che sarebbe rimasto vittima degli atti persecutori) a otto mesi - due in più di quanto richiesto dal pm Sara Macchetta - e l’altro uomo a un anno. Il giudice ha rinviato il risarcimento alla causa in sede civile (la vittima si è costituita parte civile con gli avvocati Sara Carsagna e Mauro Pontini). L’uomo condannato è stato il nuovo compagno della giovane, dopo la separazione dal primo con il quale aveva avuto un figlio. I difensori - Monica Magnelli difende la donna e Andrea Bazzani l’uomo - dopo che avranno letto le motivazioni hanno preannunciato di voler ricorrere in appello. In aula è andato in scena, il 15 luglio, l’ultimo atto del processo di primo grado. La vicenda riguarda gli atti persecutori che i due avrebbero commesso nei confronti del padre del bimbo. Uno stalking fatto di telefonate, messaggi, minacce e di una furiosa lite che sarebbe terminata con un tentativo di aggressione. In mezzo c’era il piccolo - affidato dal giudice al padre - che i due potevano vedere, grazie anche a un accordo firmato in precedenza. Il caso finì anche in televisione, alla trasmissione di Barbara d’Urso, dove gli ex coniugi si erano anche riappacificati. Magnelli, con precisione e determinazione ha chiesto l’assoluzione della giovane mamma - una 33enne di origine tedesca che qualche anno fa partecipò a un’edizione del Grande Fratello - perché il fatto non sussiste. Secondo il difensore della 33enne non ci sono le prove che sia avvenuto lo stalking. E nemmeno gli stessi testimoni ascoltato in aula hanno portato elementi utili all’accusa. «A quell’uomo - ha detto il legale - interessava soltanto far apparire lei come una cattiva madre».

A dicembre 2016, i due firmarono un accordo e lei nell’estate 2017 iniziò una nuova relazione. Il padre raccontò che da allora per lui cominciò l’inferno: telefonate, messaggi, minacce, tentativo di aggressione. «Ma le telefonate - ha sottolineato l’avvocato Magnelli - lo sconfessano. Lui non sa dire quante ne ha ricevute e dai tabulati non risultano chiamate verso l’ufficio o la casa. Nè di sera né di notte. Circa 150 contatti, anche nella fascia oraria 19-21 perché l’accordo prevedeva che il bimbo passasse tre weekend con l’uomo e uno con la mamma. Nessuna persecuzione. Inoltre, da whatsapp non emergono ingiurie o minacce». Magnelli ha continuato dicendo che nessuno ha visto la presunta aggressione in casa di lui, nemmeno i carabinieri intervenuti. Lo stato d’ansia - che fa realizzare il reato di stalking - secondo la fdifesa non c’è, perché il padre ha assunto antidepressivi dal gennaio 2017, un mese dopo l’accordo tra i due. L’avvocato Bazzani, difensore del secondo compagno della soubrette tv, ha concordato con la linea difensiva della collega rimarcando i pochi messaggi ricevuti dal padre, a fronte delle sue denunce dove diceva di essere tempestato. Lei, dopo la separazione, ha cercato una collaborazione per il bambino, nessuna minaccia. Replicando, il pm ha evidenziato al giudice il concorso morale, mentre l’avvocato Pontini ha ritenuto la giovane mamma come la principale responsabile di questa storia, la quale ha usato il secondo compagno per avanzare minacce, anche violente, verso il padre del bimbo.

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