«Su Tik Tok combatto il bullismo: la vita è più importante di chi ci odia perché diversi»

Da bambino bullizzato a influencer su Tik Tok, ecco chi è Raffaele Capperi. Affetto dalla sindrome di Treacher-Collins si batte contro gli odiatori mettendoci letteralmente la faccia: «Mi hanno augurato la morte, ma non mi arrendo. Oggi sono libero»

Raffaele Capperi

«Ho sentito le campane, il rumore di un aereo e sono nato per la seconda volta»: Raffaele ha 25 anni ed è stato PHOTO-2020-02-12-19-59-43-2praticamente sordo fino a 19 quando ha avuto un apparecchio cocleare. Raffaele ha la sindrome di Treacher-Collins dalla nascita. E’ una malattia congenita dello sviluppo craniofacciale che provoca difficoltà respiratorie, ma anche appunto all’udito. «All’asilo i bambini avevano paura di me, scappavano, piangevano: facevo loro paura. Mia mamma ne ha sofferto. Ho cambiato tre scuole superiori ma poi ho frequentato l’alberghiero e ce l’ho IMG_8331-3fatta. Durante l’adolescenza le uscite con miei coetanei erano difficili, perdevo pezzi di discorsi, non capivo fino in fondo le situazioni: mi mancava sempre qualcosa, ero in affanno ed è stato doloroso. La parte di me che era vuota spesso veniva riempita da insulti e offese. Oggi faccio il magazziniere, sono autonomo, ho la patente. Oggi sono libero», dice con orgoglio Raffaele: «Penso di avere carattere, voglio fare del bene. Vorrei andare nelle scuole a raccontare la mia patologia, la mia vita, la rinascita». Sulla rara malattia congenita nel 2017 è stata anche realizzata una pellicola, Wonder, adattamento cinematografico del romanzo di R.J.Palacio e pubblicato nel 2012. «E’ giunto il momento di sostituire l’apparecchio che tanti anni fa mi ha cambiato la vita. Funziona male e rischio di ripiombare nel silenzio. I documenti sono pronti ma costa troppo e anche se avrei diritto ad averlo l’Asl me lo pagherebbe solo in minima parte. Un ragazzo di Roma e una giovane di Terni che soffrono della mia stessa malattia hanno avuto l’apparecchio gratuitamente. Perché qui non accade?». L'11 febbraio è stato anche ospite su Rai Due alla trasmissione "I fatti vostri" dove ha raccontato la sua vita. 

Dopo sette interventi al volto, anche se in programma ce ne sono altri, Raffaele, bullizzato da bambino, ora usa i social per combattere l’odio di cui è stato vittima «perché - dice - la vita è molto più importante delle parole che dicono coloro che ci prendono di mira perché diversi». Oltre ai social classici, Facebook o Instagram, Raffaele, che vive a Monticelli con i genitori e il fratello, ha scoperto Tik Tok e in quattro mesi è arrivato ad avere quasi 100mila follower. Tik Tok è un'app che arriva dalla Cina ed è stata IMG_8337-2creata Zhang Yiming nel settembre del 2016. E’ nata come una piattaforma di video musicali amatoriali, ma ha poi allargato il suo bacino a tutti i tipi di video brevi. I numeri in rete parlano chiaro: è disponibile in 34 lingue, ha ogni giorno 150 milioni di utenti attivi (500 milioni di utenti attivi mensilmente), ed è stata l'app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2018, con circa 45,8 milioni di download. Lì Raffaele a differenza di Facebook «dove  - dice – faccio fatica a mostrare me stesso, con questa app, riesco a metterci la faccia, nel vero senso della parola». Un diario in cui racconta come si affronta la malattia e ciò che ne deriva senza mezzi termini.

“Per la vita che ho passato. Basta bullismo”, con questa frase si presenta Raffaele sul social, sotto i video in cui spiega, si batte, si commuove, mostra il proprio viso di cui non si vergogna più, anzi, è diventato un simbolo, un monito. «Durante le dirette (video live caricati in rete) mi hanno augurato la morte, mi hanno detto che godono vedendo la mia bruttezza e io rispondo: «Per quale motivo devo morire? Solo perché ho un aspetto diverso?». Una crociata faticosa e dura di un giovane che però ha capito la propria forza e che vuole dire a tutti: «Siate meno superficiali e più umani». Raffaele sa che ha una missione e ha capito che l’app poteva diventare un luogo dove tanti altri ragazzi affetti dalla stessa sindrome a loro volta bullizzati, potessero parlare, confrontarsi e farsi forza. E così è stato: «Mi scrivono in tanti, da tutto il mondo. Mi contattano anche molte mamme e mi chiedono consigli per i loro figli. Io dico loro di non arrendersi mai all’odio ma di trasformare tutta questa energia negativa in qualcosa di positivo e funzionale per vincere».

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