Sulpl: «Lo Stato non è più in grado di tutelare il proprio territorio»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

Leggiamo le infelici esternazioni del Chiaravalloti, ma nella sostanza nulla di nuovo o di originale in quanto ha copiato di sana pianta quanto contenuto in un documento del Siap Nazionale datato 22 marzo 2017, nel punto in cui afferma in sostanza che la Polizia Locale non può occuparsi di sicurezza in quanto dipende dai sindaci e che essendo "nel nostro Paese l’infiltrazione mafiosa onnipresente, potremmo avere sindaci mafiosi seduti nei tavoli dell’ordine e sicurezza pubblica con sempre più poteri".

Per quanto concerne tutto ciò che lei imputa alla locale e ai sindaci, la invitiamo a guardarsi in casa propria, vogliamo parlare della notizia apparsa sul Corriere della Sera del 9 giugno  che titolava “Concorsi truccati-sospetti sui test per esercito e Forze dell’Ordine…”, solo per citare l’ultimo episodio? Nella fattispecie, le presunte irregolarità, "collusione/corruzione", non appartengono alla polizia locale. Chi come il suo sindacato di parte afferma a più riprese che la polizia locale è suscettibile di collusione poichè dipendente diretta dei Sindaci, e quindi andrebbe privata per questo anche di uno strumento indispensabile per fare sicurezza quale è lo sdi, farebbe meglio a guardare in casa propria. 

Ma veniamo a noi e alla polizia locale di Piacenza, l’innominata nel suo comunicato, alla quale fa però continuamente riferimento. Le sue uscite non lasciano dubbi: lei Chiaravolloti è affetto dalla sindrome della prima donna. Si rassereni una buona volta: la polizia locale di Piacenza e quella italiana in generale, non soffre di manie di protagonismo, non si sente in competizione con le forze di polizia propriamente dette e non si nasconde dietro inutili vittimismi come lei sostiene. 

Da sindacalista evidentemente avrebbe dovuto leggere meglio quanto scritto dal Consigliere Regionale Matteo Rancan,  quando afferma che a garantire la sicurezza “dev’essere proprio lo Stato, che invece di farlo gioca a scaricabarile ed elabora misure e suggerimenti folli“. E’ la verità e i fatti di Torino lo dimostrano: li è accaduto che i burocrati, ovvero coloro che lei reputa “davvero il responsabile della sicurezza pubblica che a sua volta deve essere messo in condizione di operare con pieni poteri su tutte le forze di polizia che devono senza se e senza ma collaborare e non nascondersi dietro a vittimismi inutili“ hanno scaricato tutta la responsabilità del loro fallimento sul sindaco Appendino e sulla polizia locale. Oggi i sindaci si ritrovano ad essere responsabili anche penalmente dell’incolumità pubblica. Quando mai lo Stato viene responsabilizzato e condannato, quando mai il Ministero paga i suoi errori? I sindaci a loro volta dovrebbero attaccare i burocrati di Anci.

Dunque lo si dica chiaramente ai cittadini che lo Stato non è più in grado di tutelare il proprio territorio (esempio ne sono anche i new jersey che devono essere collocati dai comandanti, sempre attraverso ordinanze del Ministero dell’Interno, e quindi a cascata dai prefetti). Noi invece diciamo loro che nell’interesse della comunità, se davvero si vuole salvaguardare la loro sicurezza, l’unica strada percorribile è quella di unire le forze e lavorare fianco a fianco, in sinergia e senza inutili smanie di competizione, che non provengono certo dalla nostra parte. La sicurezza non si costruisce e non si realizza ragionando a compartimenti stagni o avendo paura che l’esercito dei diversamente impiegati comunali in divisa possa invadere i vostri orti. La sicurezza è un diritto dei cittadini ed è nostro dovere garantirla, tutti insieme.

Se è vero come lo è  che il sistema della sicurezza nazionale ha introdotto la security e la safety (vedi L. 48/2017), cioè due sistemi di sicurezza, uno nazionale e l’altro locale, questo è evidentemente dovuto al fallimento del primo. La società si evolve, muta spesso in peggio sotto il profilo della sicurezza e i colleghi del Siap  dovrebbero non solo difendere i questori, ma allinearsi affinchè sia varata la Legge di riforma sulla Polizia Locale. L’Italia è l’unica ad avere nel sistema Europa quattro Polizie ad ordinamento statale, di cui una militare; le norme ne prevedono solo due, una nazionale ed una locale. Sono necessari interventi e fondi per aumentare gli organici della Polizia Locale; lei dovrebbe sostenere, nell’interesse della collettività, la dotazione alla Locale di tutti i sistemi di difesa e l’accesso alle banche dati sdi, onde garantire un maggior controllo del territorio ed una civile ed ordinata convivenza quotidiana.

Sta di fatto che non so come mai, ma in strada non ho mai avuto il piacere di lavorare con lei; le assicuro tuttavia che con i  colleghi della polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza, noi della locale lavoriamo in perfetta sinergia e se magari ci fosse anche lei, potrebbe ricredersi sulle nostre capacità. Non sarà mica anche lei tra i fomentatori della soppressione del nostro nucleo di Polizia Giudiziaria e Investigativa? Speriamo di no! Sa, anche quello rientra tra le nostro competenze, le piaccia o no, basta leggere la normativa. A differenza di ciò che lei insinua, la locale non si sente in competizione e soprattutto non abbiamo la smania di fare i poliziotti, in quanto le leggi lo dicono. Non diamo sfogo ad esaltazione alcuna, dunque ha anche poco da ridere. Ad ogni buon conto, visto che è già la seconda o forse terza volta che scivola così in basso, il Sulpl la invita a sostenere un confronto pubblico, compatibilmente con la nostra agenda fitta di impegni, poiché noi facciamo i sindacalisti non in distacco. 

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