Taglio di alberi al Parco Provinciale, parte il processo a rischio prescrizione

Sfilano i primi testimoni davanti ai giudici. Tre gli imputati per i lavori realizzati nel maggio del 2012 con i contributi della Regione. Ma, secondo le accuse, i proprietari dei terreni non sapevano nulla

Foto di repertorio. Nella foto sotto il pm Di Girolamo

Al via il processo per il taglio di alberi, sui terreni di alcuni ignari proprietari, sul Monte Moria, al Parco Provinciale. Un processo che, però, vede spuntare all’orizzonte la prescrizione. La vicenda, infatti, prende il via nel maggio 2012 e la prescrizione che scatta dopo 7 anni e mezzo, per alcuni reati, potrebbe forse vedere soltanto la condanna in primo grado.

di girolamo-3Il collegio presieduto da Stefano Brusati - a latere Sonia Caravelli e Aldo Tiberti - pm, Daniela Di Girolamo, ha cominciato, il 26 settembre, a sentire i tantissimi testimoni chiamati a deporre da accusa e difese. Tre gli imputati. Luigi Oddi (presidente della cooperativa Casale del Sole), Marco Rigolli (ex sindaco di Morfasso ed ex vicepresidente della coop agricola Parco Monastero) e Andrea Cardiaci (ex presidente della coop Parco Monastero): sono accusati di tentata indebita percezione di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato, invasione di terreni e tentato furto di legname.

Dodici le persone che si sono costituite parti civili. Sono i proprietari degli alberi tagliati e dei terreni su cui si trovavano. Vasta la pattuglia degli avvocati incaricati della difesa: Oddi è difeso da Monica Testa e Maria Cristina Gardella; Rigolli è assistito da Lorenza Dordoni e Stefano Moruzzi; Cardiaci è difeso da Carlo Alberto Caruso e Maria Rosa Zilli. Nove parti civili si sono costituite con l’avvocato Umberto Fantigrossi e due con Maria Paola Canepari (oggi rappresentati dall’avvocato Valter Coppelli).

In aula sono sfilati alcuni testi. Una ragazza, imprenditrice agricola, aveva saputo che i genitori erano proprietari di un terreno. Ha chiesto spiegazioni alla Coldiretti su come avviare un’impresa, ma le venne risposto che - attraverso l’anagrafe regionale dei terreni - la sua terra era affittata. Chiese spiegazioni ai genitori, ai quali non risultava. Nuovo controllo e i terreni non erano più affittati. Alla Coldiretti alcuni terreni, ha spiegato un funzionario, risultano in esubero, cioè condotti pdf più aziende.

Un agronomo ha raccontato di come i lavori di pulizia di quelle aree, programmati in base a un progetto di filiera realizzato dalle cooperative, prevedevano tre step: interventi di miglioramento (ad esempio sin un castagneto c’erano molte piante secche o morte che andavano tagliate); diradamento di una pineta; avviamento di alberi di alto fusto (selezionare cioè, in un bosco di querce, le piante più alte per farle sviluppare). L’agronomo ha ricordato come alcuni proprietari avevano interrotto i lavori di taglio, dicendo che non erano stati informati. Il sindaco di Lugagnano emise un’ordinanza e i lavori si bloccarono.

L’inchiesta era cominciata nel luglio del 2012, dopo un esposto del sindaco di Lugagnano, Jonathan Papamarenghi e dell’avvocato Umberto Fantigrossi. I due avevano segnalato un taglio di alberi indiscriminato al Parco provinciale. L’inchiesta venne coordinata dal sostituto procuratore Emilio Pisante.

Secondo la procura, le cooperative che avrebbero tagliato il legname, avrebbero anche ricevuto parte dei fondi - alcune decine di migliaia di euro - di un finanziamento di oltre 700mila, concesso dalla Regione con soldi provenienti dall’Unione Europea. L’avvio dell’inchiesta della procura, e i controlli della Provincia sulle erogazioni, bloccò il versamento del denaro pubblico. A far muovere la procura, furono le denunce di alcuni proprietari - diversi di loro abitavano all’estero - dei terreni su cui si trovavano gli alberi: piante tagliate e legname scomparso. Una ventina di loro denunciò il furto ai carabinieri di Lugagnano. Molti di loro dissero di non sapere nulla delle opere di pulizia e affermarono di aver stipulato accordi orali con l’Agenzia delle Entrate.

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