Travolse e uccise un manifestante alla Gls, chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale

La procura della Repubblica di Piacenza ha inviato la richiesta al Gip: l'accusa iniziale era di omicidio volontario per la morte di Ahmed Abdel Salam

La scena del tragico incidente

Imperizia, imprudenza e negligenza. Sono le tra cause che avrebbero concorso alla morte di Ahmed Abdel Salam, l’operaio 53enne egiziano che perse la vita il 14 settembre del 2016 durante una protesta davanti ai cancelli dell’azienda di logistica Gls, in via Morello. La procura ha chiesto, con l’accusa di omicidio stradale, il rinvio a giudizio per il camionista cremonese di 44 anni alla guida del Tir che schiacciò il lavoratore. L’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari è stata fissata in settembre.

La vicenda scatenò una dura protesta del sindacato USB, che parlò di omicidio e di “assassinio padronale”, che sfociò in una grande manifestazione nazionale a Piacenza il 17 settembre di quell’anno.

Il sindacato aveva indetto una assemblea dei lavoratori per discutere del mancato rispetto degli accordi sottoscritti sulle assunzioni dei precari a tempo determinato. Di fronte al comportamento dell’azienda i lavoratori, che erano rimasti in presidio davanti ai cancelli, hanno iniziato lo sciopero immediato.

«Il nostro cliente è ancora turbato da quell’episodio - spiega Romina Cattivelli, l’avvocato difensore piacentino che con il collega Guido Colella di Genova assiste il camionista - comunque stiamo preparando una linea difensiva. Dimostreremo che la condotta dell’autista non fu viziata da imperizia, imprudenza e negligenza. Lui adottò tutele cautele». Come emerso durante le indagini, i difensori punteranno sul fatto che la velocità non era eccessiva e che l’autista non aveva assunto né alcol né droghe (infatti non gli sono state contestante le aggravanti dell’omicidio stradale). L'uomo, dipendente di una azienda di trasporti che lavora per la Gls, secondo la difesa, non aveva alcun interesse a forzare la mano né ad opporsi al presidio di una trentina di lavoratori.

Comunque, secondo il sostituto procuratore Emilio Pisante, non prestò tutte le attenzioni dovute. Secondo la pubblica accusa, l’autista svoltando a destra non si accertò se c’era pericolo o creasse intralcio. Inoltre, ripartendo dopo aver scaricato, non avrebbe previsto che quei dimostranti nei pressi del cancello avrebbero potuto rappresentare un pericolo, anche perché - come già avvenuto in precedenza - l’obiettivo era quello di bloccare i mezzi.

La procura, però, parla di «comportamento scorretto della persona offesa Abdel Salam Ahmed, il quale si era portato sulla sede stradale con la verosimile finalità di bloccare la ripartenza del mezzo (agendo questi in modo incauto, in quanto non si muoveva in modo organizzato con gli altri manifestanti e non operava in modo di avere la certezza di rendere riconoscibile la sua presenza da parte dell’autista)». Lo sfortunato operaio aveva lasciato nella disperazione la moglie, i 5 figli e i suoi quattro tra fratelli e sorelle.

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