Treno deragliato: colpa di un difetto all'attuatore dello scambio

Lo ha fatto sapere il direttore dell'Agenzia per la sicurezza ferroviaria, aggiungendo però che questa evidenza «non spiega tutto»

Un difetto interno all'attuatore dello scambio. Potrebbe essere questa la causa del deragliamento del Frecciarossa Milano-Salerno avvenuto nel Lodigiano nelle prime ore della mattina del 6 febbraio, che ha provocato la morte di due macchinisti e il ferimento di 31 persone tra passeggeri ed equipaggio del convoglio. Il difetto è stato reso noto da Marco D'Onofrio, direttore dell'Ansf, Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, che è stato sentito in Senato in audizione nella commissione lavori pubblici, in una seduta dedicata proprio al disastro ferroviario di Lodi. La comunicazione del difetto rilevato è pervenuta all'agenzia nella serata di mercoledì, come ha riferito lo stesso direttore, che comunque ha aggiunto che si tratta sì di «una prima evidenza che introduce un problema che è stato riscontrato», ma «non giustifica tutto».

In seguito ad alcune prove sul campo, sembra vi sia stata una «inversione dei cablaggi interna al dispositivo che si è andato a sostituire», ha ancora spiegato D'Onofrio aggiungendo che ora l'agenzia per la sicurezza effettuerà una procedura di "safety alert", ovvero comunicherà a tutte le autority italiane gli estremi del componente o del lotto di fabbricazione.

I funerali dei due macchinisti

Nel frattempo, nella zona dell'incidente si lavora per costruire una piattaforma di cemento che consentirà poi alle gru di rimuovere i vagoni del treno dai binari. Probabilmente i vagoni verranno rimossi "a pezzi", smontando le ruote e i carrelli per diminuire il peso e la quantità dei trasporti da effettuare. E si sono svolti i funerali dei due ferrovieri deceduti: mercoledì a Pioltello quelli di Mario Dicuonzo, 59 anni, che ha un fratello – anch’egli ferroviere – che abita a Piacenza. Martedì a Cologno Monzese quelli del suo collega Giuseppe Cicciù, 52 anni.

Le indagini

La procura ha immediatamente aperto un fascicolo di inchiesta, indagando i cinque operai (quattro manutentori e un caposquadra) impegnati nei lavori sui binari fino a circa un'ora prima dell'incidente: a loro sono stati sequestrati i cellulari anche per analizzare le comunicazioni con la centrale operativa di Bologna. Successivamente è stata iscritta nel registro degli indagati anche Rfi (Rete Ferroviaria Italiana).

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