Presi tutti gli assassini di Betty Ramirez, i carabinieri: «Lo avevamo promesso ai genitori»

Arrestato dopo anni di latitanza anche il terzo uomo che uccise, violentò, seviziò e seppellì nel giorno del suo 20esimo compleanno, il 9 dicembre 1999, la prostituta ecuadoriana Betty Yadira Ponce Ramirez a Mortizza: faceva il muratore a Tirana. I carabinieri: «Giustizia è fatta»

 Fatmir Vangjelaj

«Lo avevamo promesso ai genitori: prenderemo chi ha ucciso vostra figlia, e così è stato fatto. Oggi dopo 19 anni è stata scritta la parola "fine" su uno degli omicidi più cruenti avvenuti nella storia recente a Piacenza». A dirlo il colonnello Corrado Scattaretico, comandante provinciale dell'Arma, che ha commentato l'arresto del terzo uomo che uccise, violentò, seviziò e seppellì nel giorno del suo 20esimo compleanno, il 9 dicembre 1999, la prostituta ecuadoriana Betty Yadira Ponce Ramirez in riva al Po a Mortizza. In manette dopo una latitanza passata tra l'Abruzzo e l'Albania è finito il 40enne albanese Fatmir Vangjelaj, condannato in Cassazione a 23 anni di carcere per omicidio volontario aggravato, sequestro di persona e occultamento di cadavere. In carcere sono finiti negli anni anche i due complici che dal giorno dell'omicidio fecero perdere le proprie tracce, ma i carabinieri del Nucleo Investigativo che non hanno mai smesso di cercarli, lIMG_1493-3i hanno trovati e arrestati: Ziu Robert è stato preso negli Stati Uniti nel 2006 (sta scontando 23 anni di carcere) e  Sejdiraj Erjon, il vero capo della banda, è stato rintracciato in Belgio: è stato condannato all'ergastolo. 

Fatmir Vangjelaj dopo l'omicidio era fuggito in Albania dove aveva cambiato identità: aveva preso il nome di battesimo del fratello maggiore e la data di nascita della sorella minore, diventando di fatto un'altra persona, poi si rifugiò in provincia di Chieti dove nel frattempo ha avuto una figlia con la sua compagna, una connazionale: per non farsi rintracciare alla bambina non fu mai dato il cognome vero del padre. Nel frattempo le indagini erano proseguite senza sosta fino a quando in Albania non fu arrestato il fratello "vero": gli inquirenti albanesi pensavano di aver arrestato l'assassino ( era stato inserito nell'elenco dei "latitanti di massima pericolosità del programma speciale di ricerca" e dei "latitanti pericolosi") ma si sbagliarono: le impronte non corrispondevano e fu rilasciato su cauzione.

Una volta compreso che il cerchio si stava stringendo anche e perché Ziu Robert nel frattempo era stato preso, VangjelajSchermata 2018-07-13 alle 13.20.30-2 era scappato in Albania dall'Italia dove aveva ripreso il suo nome vero cambiando ancora una volta identità ed era diventato muratore conducendo di fatto una vita inappuntabile. In alcune intercettazioni, fanno sapere i carabinieri, la compagna gli ha chiesto cosa avesse fatto a Piacenza e lui non ha mai risposto né avrebbe mai raccontato quanto successo quel 9 dicembre. I carabinieri del Nucleo Investigativo negli anni hanno seguito gli spostamenti della moglie e della figlia, ormai cresciuta. Le due spesso viaggiavano tra l'Italia e l'Albania. Insieme ai colleghi del Servizio per la Cooperazione Internazionale di polizia della direzione centrale della polizia criminale e con la collaborazione  dell’Esperto per la Sicurezza a Tirana, le hanno tenute d'occhio fino al momento del blitz avvenuto a Tirana il 12 luglio. L'uomo è stato arrestato nella sua abitazione e non ha opposto resistenza. Ora si trova in carcere in attesa dell'estradizione in Italia dove dovrà scontare 23 anni di reclusione. 

betty ramirez-2L'OMICIDIO IN DIRETTA TELEFONICA - Betty Ramirez fu rapita dai tre la sera del 9 dicembre 1999 davanti al distributore Esso sulla Caorsana per poi essere ammazzata in riva al Po a Mortizza. Vangjelai Fatmir, Ziu Robert e Sejdiraj Erjon prima l'hanno sodomizzata, poi hanno cercato di strangolarla ma non riuscendoci le hanno messo la testa sott'acqua fino ad annegarla. Tutto in diretta telefonica: il più spietato dei tre, Sejdiraj Erjon detto "Cico", mentre la giovane urlava disperata aveva chiamato la cognata informandola di quanto stesse facendo. Il cadavere della giovane fu trovato il 20 febbraio 2000 e da allora le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo coordinate betty 3-2dal pm Maurizio Boselli non si sono mai fermate. I tre responsabili dell'atroce delitto hanno fatto perdere le proprie tracce nei giorni successivi ma i militari non hanno mai smesso di dar loro la caccia. Il delitto, maturato nell'ambiente della prostituzione, voleva essere una prova di forza dei tre criminali che volevano ritagliarsi una fetta del giro di lucciole a discapito della banda che allora aveva il predominio a Piacenza. Rapendo Betty Ramirez e chiedendo un riscatto ai "proprietari" della giovane, avrebbero potuto dimostrare quanto valevano. L'efferrato omicidio turbò moltissimo l'opinione pubblica per la spietatezza degli assassini e soprattutto per lo spessore criminale ed il contesto di guerra per la supremazia tra bande di sfruttatori.

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