Tuttofood a Milano: scarsa ma qualificata la presenza piacentina

Scarsa ma qualificata la presenza piacentina tra cui due ditte che in questi anni hanno progressivamente occupato interessanti spazi di mercato sia nella G. D italiana come all'estero, ovvero la Pizza +1 di Sante Ludovico a Gariga e la Valcolatte di Valconasso di Pontenure

Lo stand di Valcolatte

TuttoFood 2013, una delle fiere dell’agro-alimentare per eccellenza ha aperto ufficialmente i battenti a Milano e resterà in scena fino al prossimo 22 maggio. In Fiera tantissimi stand con ricette originali e padiglioni con prodotti sperimentali, di nicchia e a km zero. I segreti degli chef e i corner con gli alimenti rigorosamente made in Italy sono tra i i più gettonati dal vasto pubblico che in questi giorni affolla la fiera. Tuttofood 2013 vanta ben 2000 espositori di curiosità e novità assolute, distribuiti in 6 padiglioni, con oltre 3000 anteprime di prodotto. Una pioggia di soprese e new entry che molto probabilmente cambieranno nel futuro, spesso anche prossimo, le nostre tradizioni alimentari con un occhio di riguardo alla tipicità italiana che deve convivere -e non essere offuscata- con i piatti nuovi, gli ingredienti innovativi e gli ultimissimi trend culinari.

Scarsa ma qualificata la presenza piacentina tra cui due primarie ditte che in questi anni hanno progressivamente occupato interessanti spazi di mercato sia nella G. D italiana come all’estero, ovvero la Pizza +1 di Sante Ludovico a Gariga e la Valcolatte di Valconasso di Pontenure. Con loro, coordinati dal Consorzio Piacenza Alimentare Riverfrut, Molino Dallagiovanna e Rebecchi. La giornata odierna è stata caratterizzata da un importante evento, ovvero la presentazione della ricerca commissionata dal Consorzio del Grana padano al team del professor Rubino dell’Università Piemonte Orientale con l’obiettivo di chiarire le dinamiche dell’inganno subito dai consumatori attraverso modalità di vendita che generano confondibilità.

E’ emerso, come ha evidenziato il presidente Cesare Baldrighi che il consumatore sovente non sceglie in modo consapevole. La confusione generata dai numerosi prodotti similari spesso di ignota provenienza perché l’origine in etichetta non è obbligatoria (la Ue, ha ribadito l’assessore regionale Gianni Fava fa di tutto per bloccare la normativa), in vendita sugli scaffali mescolati ai prodotti DOP come Grana Padano, penalizza in maniera pesante i consumatori, il made in Italy, le aziende produttrici. Un danno che per il Grana Padano vale 1 miliardo di euro, ovvero 700 milioni all’estero e 300 milioni in Italia". Dello stesso avviso è Stefano Berni, Direttore Generale del Consorzio Grana Padano, il prodotto DOP più consumato del mondo che - nel 2012 - ha fatto registrare una produzione di oltre 4 milioni e 700 mila forme, con un incremento dell'export del 7,5%.

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“L’aggressione crescente che subiamo dai ‘similari’, soprattutto da quelli prodotti all’estero, con costi della materia prima latte e di trasformazione esageratamente più bassi, è sleale per noi e per il consumatore che – ha detto Berni - non viene messo in condizione di conoscere la provenienza della ‘imitazione’. La mancanza in etichetta della dicitura che indica il luogo di confezionamento e i molteplici nomi di fantasia italiani, anche attraverso l'utilizzo della scritta 'Gran', confondono il consumatore. Ma la vera beffa è che tutto questo, per le leggi comunitarie, è legittimo”. Numerosi i partecipanti e gli interventi istituzionali come quello del dott. Emilio Gatto, Direttore Generale della prevenzione e repressione frodi – MIPAAF, il tutto sotto l’abile regia di Moreno Morello volto noto della trasmissione “Striscia la notizia”.

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