Uccisa dopo relazione su Facebook: la Cassazione conferma 30 anni a Iania

La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione, diventata quindi definitiva, nei confronti del 55enne piacentino Domenico Iania, reo confesso dell'omicidio della 34enne di Ceglie del Campo (Bari), Chiara Brandonisio, uccisa con colpi di spranga sferrati alla testa, l'8 luglio 2010

L'arresto di Iania da parte della questura di Piacenza

La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione, diventata quindi definitiva, nei confronti del 55enne piacentino Domenico Iania, reo confesso dell'omicidio della 34enne di Ceglie del Campo (Bari), Chiara Brandonisio, uccisa con colpi di spranga sferrati alla testa, l'8 luglio 2010. Nel dispositivo la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell'imputato, accogliendolo tuttavia con riferimento all'esclusione dell'aggravante della crudeltà, riconosciuta invece dalla Corte d'Assise d'Appello di Bari nel giugno 2012.

Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, che saranno depositate nei prossimi mesi. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti dopo il delitto, dopo 5 mesi di una relazione virtuale in chat, prima su facebook poi su Msn, senza essersi mai incontrati, Chiara Brandonisio aveva lasciato Domenico Iania perché aveva iniziato a frequentare un uomo a Bari. Iania, residente a Morfasso, avrebbe quindi minacciato di suicidarsi in diretta in webcam. Poi il piano criminale. Gli investigatori hanno ricostruito il percorso dell'assassino dalla sua casa nel Piacentino fino alla scena del crimine.

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Nella notte tra il 6 e il 7 luglio si e' messo in viaggio sull'autostrada adriatica. Giunto a Ceglie all'alba, ha utilizzato le 24 ore successive per studiare i movimenti della vittima. Dopo averla trovata, l'ha osservata, pedinata e infine aspettata sulla strada che Chiara percorreva ogni mattina in bicicletta per andare a lavorare. Li' l'ha colpita alla testa ripetutamente con una spranga in ferro verde, fracassandole il cranio e uccidendola. Poi ha abbandonato l'auto al limite di un precipizio ritornando nel Piacentino in treno e in autostop. Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado i giudici sottolineavano la "completa assenza di sentimenti di umana compassione e pieta'" e "l'inarrestabile ansia di sfogare la propria malvagita'" in quello che definivano ''un vero e proprio agguato''.
(Fonte Ansa)

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