Un peluche tra le mani e il coraggio di denunciare la tratta: scacco al racket nigeriano

Con le operazioni Little Free Bear I e II la squadra mobile di Piacenza in collaborazione con la polizia austriaca ha sgominato un importante e spregiudicato sodalizio criminale dedito alla tratta di donne nigeriane costrette poi a vendersi pena riti Wodoo e minacce di morte

Al centro il dirigente della Squadra Mobile Serena Pieri, alla sua sinistra il questore Pietro Ostuni. Sotto due ragazze salvate

Un orsacchiotto stretto tra le mani seduta su un letto sudicio in un appartamento dove veniva tenuta prigioniera e costretta a vendersi. E' questa l'istantanea che rende l'idea, più di mille parole, di quanto scoperto dalla polizia di Stato italiana insieme a quella austriaca e che ha portato alla salvezza di almeno dieci donne e all'arresto, con le operazioni Little Free Bear I e II al termine di lunghe e complesse indagini, di 5 persone per un totale di 9 indagati a vario titolo per riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone continuata ed in concorso con altri con l’aggravante di aver commesso tali fatti per lo sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina aggravata dall’aver reclutato persone da destinare alla prostituzione al fine di trarne profitto, favoreggiamento della permanenza di straniero irregolare sul territorio dello stato al fine di trarne ingiusto profitto mediante fornitura di alloggio a titolo oneroso con l’aggravante di aver agito in concorso con altre persone, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione altrui con l’aggravante di aver commesso il fatto con violenza, minaccia, inganno e violenza sessuale.  Sono tutti nigeriani tranne un piacentino che è accusato di violenza sessuale su minore in quanto ha usufruito della prestazione sessuale di una ragazzina. polizia arresti notte ok 2020-2

Le indagini sono iniziate nel mese dell'agosto 2017, sotto l'egida della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Bologna, Direzione Distrettuale Antimafia e coordinate dal sostituto procuratore Roberto Ceroni e che si sono avvalse dalla fondamentale collaborazione sul territorio piacentino e straniero della Sezione Criminalità Organizzata e Straniera della Squadra Mobile guidata da Serena Pieri, del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, del Centro di Cooperazione di Thorl Maglern (in questura il dirigente Giulio Meddi), del Servizio S.I.Re.N.E., della BUNDESKRIMINALAMT tedesca guidata dal brigadier general Gerald Tatzgern e della polizia greca nonché, in ultimo, con l’ausilio della polizia inglese. Oltre agli arresti fatti a Piacenza, altri sono avvenuti in Germania, Regno Unito e Grecia grazie alla collaborazione delle polizie locali e hanno dato esecuzione ai mandati di arresto europeo chiesti ed ottenuti al termine delle indagini. 7049d870-6448-46b7-b6cc-a7f16209323a-2

Le indagini sono iniziate grazie al coraggio delle stesse donne vittime di violenza che, una volta messe al sicuro, hanno iniziato a parlare. Come nel più classico dei copioni, quello peggiore, le ragazzine venivano adescate in Nigeria, imbarcate dagli scafisti a Tripoli dopo mesi di angherie e privazioni, e scaricate per poi essere distribuite sul territorio italiano ed europeo grazie a maman che le gestivano e sfruttavano sotto minacce di morte e violenze fisiche e psicologiche di ogni sorta. Le donne venivano ovviamente anche sottoposte a riti Juju o Wodoo tramite i quali venivano assoggettate senza scampo. In alcuni casi la polizia ha scoperto vere e proprie torture: sui corpi di alcune di loro venivano incise scritte o marchi, sfregiandole irreversibilmente.  L’indagine si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche tradizionali con localizzazione di precisione in tempo reale nonché di intercettazioni ambientali con Gps e dell'analisi massiva di tabulati di traffico storico telefonico di oltre 280mila tracce audio con sviluppo di circa 14mila intestatari telefonici. Da quanto ricostruito è emerso come a Piacenza, in via Boselli, operasse una donna nigeriana con cittadinanza italiana in contatto con la "collega" austriaca. La donna ha riaccolto la giovane con l'orsachiotto una volta rimandata in Italia: la ragazzina arrivata come promesso in Austria è risultata fotosegnalata in Italia, e quindi secondo il trattato di Dublino è stata rimandata nel nostro Stato. Segregata nell'appartamento di via Boselli è stata costretta a prostituirsi nella zona della Caorsana e di Montale per molto tempo, poi la salvezza durante un controllo della polizia. Le ragazze che la italo-nigeriana sfruttava le dovevano pagare circa 130 euro al mese di affitto, e avevano contratto con gli scafisti e con tutta la filiera del racket debiti, a testa, di circa 25-30mila euro, ovviamente impossibili da estinguere. 

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