Un ragazzo piacentino di 30 anni è stato trovato senza vita nella sua abitazione in via IV novembre nella mattinata di oggi. A fare la triste scoperta il padre. Il 30enne era uscito nel primo pomeriggio di ieri e non era più rientrato a casa, dove abitava con la sua famiglia.
Il padre lo ha cercato e lo ha trovato purtroppo senza vita riverso in cantina. Il piacentino è morto di overdose, una siringa è stata trovata per terra. Il ragazzo aveva avuto già problemi di droga in passato e da poco era uscito da una clinica di disintossicazione.
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) nn me ne vorrete di certo ...





Andrea Ciao Moira,
porta all'inizio il soggetto a sentirsi giustificato nel tenere e perpetrare un certo comportamento, ed una volta caduto nel circolo virtuoso (il "poverino, cosa ci si può fare"
porta l'individuo a non reagire, di fatto assecondandolo (anche per la mancanza di strumenti di correzione idonei allo scopo). Di lì, l'epilogo, è quasi sempre noto.
non ho capito se la tua riflessione era rivolta a me. Ti chiedi il senso dei miei interventi? Io ho scritto quello che penso, primo perchè ritengo sia la ragione di questo spazio concesso agli utenti (non per protagonismo, quindi, ma per esercizio di un diritto di libertà d'espressione).
Secondo, perchè non approvo un certo moralismo serpeggiante nei confronti di taluni individui che attentano alla propria ed all'altrui salute ed incolumità, quali sono drogati ed alcolizzati (come - in generis - tutti i soggetti che sviluppano dipendenze gravi).
Questo perchè ritengo - sarò fatalista in questo - che ognuno di noi è il principale artefice del proprio destino. Tradotto, siamo noi, con le nostre azioni e le nostre scelte, a determinare nella maggioranza dei casi il nostro presente e futuro.
Quando qualcuno decide di assumere sostanze psicotrope o abusare di alcool/farmaci, etc lo fa - sostanzialmente - in totale libertà.
Spesso questi soggetti sono restii a tornare sui propri passi, rivendicando il diritto di scegliere loro cosa sia giusto o sbagliato. Questo modo di pensare, tra l'altro, trova spesso il "placet" di quelli che poi vengono qui a spargere lacrime di coccodrillo.
Io non sono d'accordo, come avrai già capito, perchè SECONDO ME quando certe scelte indirettamente si ripercuotono sugli altri (potenzialmente con effetti anche gravi), cessano automaticamente di essere un "diritto".
Qualcuno sventola lo spettro del "proibizionismo" quando si accenna all'idea di "vietare". Forse hanno ragione. Però io non posso condividere il principio del "laissez-faire" e poi accettare anche il moralismo "da chiesa" per cui tutti sono "poverini" quando - fatta la cazzata - ci picchiano il muso e si fanno male. Soprattutto perchè - quasi sempre - in questo folle progetto coinvolgono e trascinano anche ignari ed incolpevoli. Dai propri famigliari (che oltre al dramma umano ed affettivo, ne subiscono anche il peso economico), ad estranei che - per fato - si son venuti a trovare "nel posto sbagliato, al momento sbagliato". E più in generale, possiamo dire, l'intera collettività (che di queste situazioni ne subiscono un danno strutturale e diffuso in termini sociali, sanitari, economici, culturali, demografici, etc).
Come scrive anche Cleofe, questi problemi si combattono e non si accettano passivamente. E' l'unico modo per non assistere indifferenti e spronare a reagire, a cambiare ad uscirne.
Questi problemi si combattono con il pugno duro, non con l'iperpresente "amorevole, caritatevole e materna mano tesa" (cancro dell'evangelismo estremista di cui è pregna la ns. ipercattolicizzata società bigotta).
E se proprio non la si vuole chiudere a pugno, quando serve la mano aperta va usata per mollare qualche ceffone. Questo è quello che penso.
Mi chiedi come mi comporterei se scoprissi che un mio parente stretto vivesse questo dramma? Beh, ne soffrirei enormemente e me ne vergognerei. Ma non credere che cambierei il modo di pensare. La compassione e la carità per me sono diritti alieni all'individuo che ha capacità di scelta. Anche se è mio fratello.
Come ho già scritto in altri commenti, io riservo questi sentimenti esclusivamente a coloro i quali la vita ha imposto tali sofferenze, senza una loro scelta (chi nasce con handicap o sviluppa malattie gravi menomanti nel corso della vita, chi viene coinvolto in incidenti, etc).
Quindi, se fosse mio fratello, farei tutto quello che posso per aiutarlo ma mi scontrerei e combatterei duramente per fargli capire che o dimostra di volerne uscire o con me ha chiuso.
Dagli altri di certo non pretenderei "cristiana compassione"; tutt'altro. Il mio credo è "parlare chiaro e schietto", quindi ai mielosi, inutili e moralisti "mi spiace" (di circostanza), preferisco quelli che dicono quello che pensano.
Il fatto è che questo modo di pensare ("ognuno della propria vita fa quel che vuole"
Quindi per me è ora di piantarla con questa solfa. E per questo che ho commentato. Se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole, vuol dire che ho colpito nel segno. Smuovere le coscienze è - talvolta - doloroso ed infamante, ma se ha uno scopo, tanto vale correre il rischio.
"AD MAIORA SEMPER"
Moira g Bravo Andrea,ho rivolto la mia riflessione a coloro che potessero aiutarmi
per una risposta.Limpidi e chiari i tuoi concetti,come quelli di Cle ofe, e di
altri, senza che non possano essere contrapposti.
Ma quando scrivo "Li brucio tutti,li faccio fuori col gas ecc. ben sapendo
che è impossibile, bene la domanda è per questi.
Sembra la caccia allo straniero cattivo! L'italiano, che sia prete pedofilo,
sfruttatore,magnaccia e mafioso viene per il momento accantonato
per l'impotanza del furto di rame.Io penso che in ogni critica ci vuole buon
senso e misura.Del restio anch'io talvolta trascendo-Saluti.
cle ofe Mi chiedi una risposta ma magari ce l'avessi!
So bene che cadere nel baratro della droga, del gioco, dell'alcol (che è pur sempre una droga), o di altre tremende disgrazie è anche questione di fortuna, di circostanze, di debolezze congenite, eccetera.
So benissimo che potrebbe assere capitato anche a noi o a nostri cari.
Credo anche che purtroppo eliminare del tutto questi fenomeni sarà impossibile.
L'unica azione che possiamo/dobbiamo fare è svolgere anche nel nostro ambito un'azione di deterrenza tale che venga meno voglia a tanti di incamminarsi su questi sentieri pericolosissimi.
Tra queste azioni io personalmente NON metto certi atteggiamenti, comprensivi, assolutori, fatalisti di tanti che cercano più di "comprendere" chi sbaglia o incomincia a sbagliare anzichè prima porre chiari distinguo. Credo che molti siano troppo pronti a regalare alibi a chi si incammina per queste vie (che non aspetta altro). A volte mi sembra addirittura che siamo pronti a regalare alibi preventivi (problemi familiari, di salute, di troppo o nessun lavoro, eccetera).
Naturalmente questa mia linea che non definirei rigida ma CHIARA procura l'appellativo di moralista, cinico e via discorrendo.
Eppure non mi rassegno davanti a questi fenomeni ad allargare le braccia; credo che un atteggiamento sociale eticamente meno opaco o contradditorio potrebbe risparmiarci tante disgrazie.