Vendeva borse di marca taroccate, condannato a sei mesi

Un senegalese di 63 anni accusato di ricettazione e contraffazione. Era stato fermato dalla Finanza che gli aveva sequestrato 10 borse. La difesa: merce di scarso valore che non avrebbe ingannato i clienti

Dieci borse taroccate di Liu Jo, Prada e Gucci gli sono costate sei mesi di reclusione e 800 euro di multa e la confisca. E’ la condanna del giudice Laura Pietrasanta a un senegalese di 63 anni, che era stato fermato dalla Guardia di finanza mentre vendeva la pelletteria, stesa su un telo per terra, vicino al Duomo. Il pubblico ministero, Sara Macchetta, aveva chiesto sei mesi e 400 euro di multa, mentre il difensore, l’avvocato Carlo Bordi, l’assoluzione o il minimo della pena. Si è concluso, l’11 aprile, il processo nei confronti dell’immigrato che nel giugno del 2014 era stato trovato in possesso di una decina di borse - con false griffe e che vendeva a circa 30 euro l’una - e accusato di contraffazione e ricettazione. Un fenomeno che sembra quasi sparito dalle strade, anche se alcuni anni fa era molto presente. Un fenomeno legato all’importazione dall’estero di materiale di marca contraffatto che ha provocato tanti danni ai commercianti e alle aziende di produzione di pelletteria. Il senegalese, un venditore abusivo che aveva numerosi precedenti penali e condanne sempre per gli stessi reati, era stato fermato dai finanzieri dopo una segnalazione arrivata al 117. Se per il pubblico ministero la responsabilità dell’uomo era chiara, per la difesa non si poteva parlare di ricettazione perché il grado di arroccamento delle borse era basso e non poteva trarre in inganno l’acquirente. Bordi ha chiesto anche di considerare l’ipotesi più lieve del reato perché si trattava di merce di scarso valore.

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