Vigili del fuoco all'attacco: «Per soccorrere la gente servono meno manie di protagonismo»

Dura critica dei sindacati dei vigili del fuoco di Piacenza dopo l'intervento di soccorso di un uomo che, nel pomeriggio del 28 agosto, è stato salvato vicino a Bettola dal Soccorso alpino e dal 118 dopo essere caduto in un dirupo

Un intervento congiunto di vigili del fuoco e soccorso alpino (Immagine di repertorio)

«Con profondo rammarico siamo ad assistere, per l’ennesima volta, alla mancata comunicazione di richiesta di soccorso di una persona in grave pericolo di vita, ma non da un semplice cittadino, ma dalle istituzioni dello Stato preposte». La dura critica arriva direttamente dai vigili del fuoco di Piacenza che, tramite una nota firmata dai rispettivi rappresentanti sindacali - Giovanni Molinaroli di Cgil e Roberto Travaini di Conapo - stigmatizzano dal punto di vista tecnico e della procedura l’intervento di salvataggio di un uomo che, nel pomeriggio del 28 agosto, è stato salvato vicino a Bettola dal Soccorso alpino e dal 118 dopo essere caduto in un dirupo.

Così la nota ufficiale: «Siamo a denunciare quanto accaduto nel tardo pomeriggio di ieri in località Costa di Bettola dove un uomo di 54 anni è rovinosamente caduto in una scarpata rimanendo ferito gravemente. Tra le ore 16,30 e le 17,00, come riferito da persone presenti all’incidente, sono stati avvisati i soccorsi tramite i Carabinieri. Alle ore 18.46 l’ambulanza inviata dal 118 arrivava in posto, mentre alla 18,09 veniva fatta alzare in volo l’eliambulanza di Pavullo (Modena). Alle 18,40 circa partivano da Piacenza alcune squadre del soccorso alpino, mentre solo alle 18,50 i Vigili del Fuoco di Piacenza venivano informati, casualmente, da una giornalista della televisione locale di quanto stava accadendo.

Non volendo credere a quanto stava succedendo il Capo Turno dei VVF chiamava la Prefettura di Piacenza, ma anch’essa non sapeva nulla. Mentre il tempo passava si provava a chiedere informazioni in merito  ai Carabinieri, ma gli stessi non erano in grado di dirci se fosse necessario o no il nostro intervento, ma si limitavano a dire che stavano cercando una persona che era caduta nella località sopra indicata. Il 118 non dava indicazioni affermando di non essere ancora in posto.

Alle ore 19,10 la Prefettura non riuscendo a reperire informazioni più chiare ha chiesto il nostro intervento che è stato immediato visto che tutte le squadre dei vigili del fuoco escono entro un minuto dalla richiesta di soccorso. Quando dopo circa un’ora di viaggio la squadra dei vigili del fuoco giungeva sul posto, 20.05 il ferito partiva con l’elicottero verso l’ospedale di Parma alle ore 19.56».

«Come tutti sanno - prosegue la nota - la legge Italiana ha dato l’incarico istituzionale del soccorso tecnico urgente ai soli Vigili del Fuoco in quanto sono un organo dello Stato che garantisce il soccorso alla popolazione, la tutela delle persone, degli animali e delle cose 365 giorni all’anno 24 ore su 24 e in qualsiasi scenario incidentale. La stessa legge conferisce al Soccorso Alpino Italiano la sola competenza, quindi non l’esclusività, d’intervento per la ricerca ed il soccorso a persona in zone impervie di alta montagna (oltre i 1600 metri d’altitudine).

Ovviamente per chi fa soccorso come i Vigili del Fuoco, ovvero persone che si sporcano le mani col sangue di chi vanno a soccorrere, non importa chi partecipa al soccorso, perché in molte situazioni con un buon gioco di squadra si salvano vite umane, ma sicuramente devono essere avvisati tutti gli enti che possono portare soccorso facendolo in modo tempestivo, soprattutto perché prima si arriva e più possibilità di sopravvivenza ha la persona da soccorrere. 

Purtroppo rileviamo che occorrono leggi più chiare, meno manie di protagonismo e meno voglia di apparire per prendere medaglie, non basta più il buon senso di chi prende la chiamata di soccorso perché i fatti dimostrano che l’allarme dato tra le 16,30 e le 17,00 ha prodotto un soccorso dell’infortunato alle 19,56 quasi tre ore dopo la richiesta d’aiuto.

I Vigili del Fuoco non hanno bisogno di andarsi a cercare gli interventi, ma quando smontano dal proprio turno di servizio si guardano allo specchio e si chiedono se hanno fatto tutto quanto era in loro potere per chi gli ha chiesto soccorso. Probabilmente anche tante altre persone dovrebbero incominciare a farsi la stessa domanda, ma soprattutto provate ad immaginare che la persona da salvare sia un vostro parente, vi sareste comportati nello stesso modo?

I protocolli attuati sono sbagliati, non servono a chi è in pericolo e non servono nemmeno a far risparmiare lo Stato. Se ci sono persone che di mestiere fanno i soccorritori e sono disposti a volte a rischiare la propria vita per gli altri perché non utilizzarli? Si deve arrivare ai tre gradi di giudizio della magistratura o a delle denunce di qualche famigliare  di una vittima per avere una legge chiara ed inequivocabile? Basterebbe il buon senso di tutti.

Nel chiedere che quello che è successo ieri sia solo l’ultimo di tanti brutti episodi e che quindi  non si ripeta mai più, ci dichiariamo dichiarano pronti a vigilare attentamente condannando e se è necessario denunciando alla magistrature ogni ritardo o disservizio simile che vada a discapito della pubblica incolumità»

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