Al neo duca Pier Luigi avrebbe fatto comodo l'alleanza con Barnaba II Dal Pozzo

Dal recente convegno internazionale di studi farnesiani. Nella sua casa sita nell’attuale via Cavour, ospitò papa Paolo III

Seconda parte

(La prima parte)


“Cosa avrebbe in realtà potuto fare Pier Luigi Farnese per favorire il proprio inserimento in modo non traumatico nel Ducato appena costituito?”. Sicuramente – ha affermato il dottor Marco Horak nel suo intervento sul tema “L’importanza delle alleanze locali nella gestione del potere: il caso dei Dal Pozzo, poi Dal Pozzo Farnese”, al recente convegno internazionale di Studi Farnesiani svolto a Piacenza – gli avrebbe giovato avvalersi maggiormente dei consigli e della leale alleanza di qualche personaggio di spicco, per posizione sociale e prestigio personale, della capitale (che ricordiamo ancora una volta, inizialmente era Piacenza). Sul punto è concorde la maggioranza degli studiosi. E chi possedeva le migliori credenziali per accompagnare Pier Luigi nel delicato percorso della organizzazione socioeconomica e giuridica del neonato Ducato se non quel Barnaba II Dal Pozzo, marito di Maddalena Portapuglia, che racchiudeva in sé tutte le prerogative che potevano giovare a Casa Farnese? Egli infatti era in ottimi rapporti personali con papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese, padre di Pier Luigi) – basti ricordare al riguardo che nel 1538 il papa si recò personalmente a casa di Barnaba II, nell’attuale via Cavour 64, come ricorda una lapide commemorativa tuttora presente sulla parete laterale del palazzo – e nel contempo godeva di indiscusso prestigio nell’ambito della società piacentina dell’epoca sia per la carica ricoperta (era stato nominato Priore del Comune), sia per la sua profonda preparazione giuridica, sia per le personali doti diplomatiche sia, infine, per la non secondaria circostanza che lo vedeva molto ben introdotto nella nobiltà locale, soprattutto grazie alle attente politiche matrimoniali condotte nel tempo dalla sua famiglia e che avevano portato i Dal Pozzo ad imparentarsi con gli Scotti, con i Rizzoli, con i Paveri Fontana, con i Roncovieri, con i Portapuglia e con molte altre famiglie storiche piacentine.  Senza poi dimenticare che Barnaba II era ascritto sin dal 1511 al Collegio dei Dottori e Giudici, circostanza per nulla marginale dal momento che, pur appartenendo ancora la sua famiglia alla nobiltà semplice, la sua funzione gli consentiva di sedere nell’ambito del Consiglio Generale della città fra i Magnifici, ossia fra i membri della nobiltà titolata. Sicuramente i rapporti fra i due – Barnaba e Pier Luigi – erano ottimi e di non sporadica frequentazione, ma non vi è dubbio che se il Duca prima di prendere iniziative nei confronti di famiglie o persone ancora poco conosciute – non di rado rivelatesi poi avventate, come nel caso precedentemente citato del voler avocare immediatamente al proprio governo le funzioni sino ad allora svolte dal vicario generale – avesse consultato Barnaba II probabilmente sarebbe stato guidato verso decisioni più prudenti ed avrebbe assunto posizioni meno intransigenti, forse tali da cambiare il corso della stessa storia del ducato (e in tutto ciò Piacenza avrebbe avuto solo da guadagnare…).

A dimostrare il forte legame di Barnaba con la famiglia Farnese, oltre alla già citata visita di papa Paolo III (Alessandro Farnese) al Dal Pozzo nel 1538 (quante famiglie piacentine nella storia possono vantare di aver ricevuto a casa propria il sommo pontefice in visita privata…?!?), vi è il gesto di umana pietà compiuto da Barnaba nei confronti del cadavere di Pier Luigi, ucciso dai congiurati il 10 settembre 1547. Gesto per il quale il relatore ha preferito non approfondirne i contorni, sia perché a tutti noto (ci è stato infatti tramandato dalla prevalente storiografia locale: dal Poggiali al Mensi, dal Giarelli al Nasalli Rocca, sino agli studiosi contemporanei), sia perché verrà ampiamente ripreso negli atti che saranno stampati in futuro. E’ solo il caso di ricordare, inoltre, che i rapporti fra i Dal Pozzo e i Farnese non finiscono con la morte del duca Pier Luigi, ma proseguono ancora a lungo, come dimostra anche il fatto che Emilio, figlio di Barnaba e marito di Artemisia Paveri Fontana, a riconoscimento delle benemerenze del padre Barnaba - deceduto nel 1552 - verso i Farnese venne autorizzato dal duca Ottavio il 2 marzo 1573 ad aggiungere al proprio cognome quello dei Farnese (la famiglia divenne pertanto da quel momento Dal Pozzo Farnese) e ad inquartare nello stemma di famiglia i gigli farnesiani d’azzurro in campo d’oro. Successivamente, il 26 gennaio 1576, Emilio Dal Pozzo Farnese ottenne pure il feudo di Castelnuovo Val Tidone con annesso il titolo comitale.  Horak ha poi segnalato al folto pubblico presente che recentemente su “Bolletino Storico Piacentino”, anno CXII, fascicolo 2°, luglio-dicembre 2017, è stato pubblicato un importante contributo dello studioso Maurizio Gariboldi dal titolo “Pierluigi, Barnaba e gli altri. Un giudice tra professione e politica e la congiura contro i Farnese” attraverso il quale l’autore ha fornito sia importanti notizie storiche documentate, sia alcuni interessanti spunti di riflessione. Gariboldi ha pure precisato, diversamente da altre precedenti pubblicazioni sull’argomento, il numero e il nome dei nove figli di Barnaba, mentre una scheda genealogica pubblicata circa quarant’anni fa da un cultore di memorie storiche locali citava solo cinque dei nove figli, evidenziando così una certa approssimazione nello svolgimento della ricerca storico-genealogica. Invece il lavoro di Gariboldi, come ha precisato Marco Horak nel suo intervento, è scientificamente ineccepibile per cui ne ha consigliato la lettura a tutti i cultori e gli appassionati di storia locale. 

…continua

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Commenti (1)

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