«La criminalità napoletana non è più in quella di Eduardo ma quella di Saviano»

La scrittrice Annavera Viva, autrice di racconti e romanzi di successo, è ritornata a Piacenza per presentare, nell’ambito degli appuntamenti culturali della Società Dante Alighieri, il suo nuovo romanzo "La cattiva stella”

La scrittrice Annavera (al centro) a Piacenza per il suo libro "La cattiva stella”

La scrittrice Annavera Viva, autrice di racconti e romanzi di successo, è ritornata nella nostra città – che conoscebene poiché i genitori e i nonnivi hanno vissuto per oltre quindici anni – per presentare, nell’ambito degli appuntamenti culturali della Società Dante Alighieri, il suo nuovo romanzo "La cattiva stella”, pagine 240, edito da Homo Scrivens per la Collana Dieci.

Il libro è stato commentato nel Salone monumentale della Biblioteca Passerini Landi, dal professor Alberto Gromi e dal presidente della “Dante piacentina” Roberto Laurenzano che hanno evidenziato come nonostante la trama dell’opera sia di creazione dell’autrice, la storia raccontata è inserisca in un contesto di vita e di contorni cittadini reali, “dentro” cioè una cornice ambientale vera, sia urbanisticamente e socialmente e sia nella caratterizzazione di tutti i personaggi. Vi si ritrova infatti tutta la consistenza di una Napoli di rione, con le sue problematiche anche legate ad atti criminosi e nello stesso tempo la sua ricchezza spirituale e umana.

Questo terzo romanzo di Annavera Viva conserva l’ambientazione e i tre fondamentali protagonisti dei precedenti titoli “Questioni di sangue” e “Chimere”, (anch’essi presentati nella nostra città, con la “Dante” a Palazzo Galli-Banca di Piacenza e alla Biblioteca comunale (con “Chimere”, che aveva “aperto” l’evento piacentino “Pulcheria” del 2017), ma può comunque essere letto indipendentemente dai primi due. Tre i personaggi chiave di questo libro appartenente al “filone giallo”, e ambientato in una Napoli densa di mistero e superstizione: don Raffaele, parroco del quartiere Sanità; don Peppino, boss camorrista dello stesso rione e Assuntina la perpetua, preziosa collaboratrice nella vita del sacerdote. Don Raffaele e don Peppino, due fratelli separati alla nascita, si ritrovano in età adulta con ruoli e “vissuto” fondamentali diametralmente opposti e divergenti: una sorta di sacro e profano, diavolo e acquasanta.

Nei vicoli ammantati di mistero, tra fede e superstizione, Consuelo de la Fuente manovra, con i suoi tarocchi, il destino di chi le si affida. La risposta della cartomante, ciarlatana o meno, è sempre immediata, e non importa quante bugie possa contenere. E’ l’illusione e la speranza di chi è disperato, è l’ansia di poter sapere tramite le “carte” un proprio futuro umanamente migliore, o di riuscire ad evitare o superare stadi difficili di vita. E’ un’illusione, nella quale ci si avvolge speranzosi; anche se consapevoli della inconsistenza delle risposte dei tarocchi. Ma l’arte della cartomanzia, che usa cinicamente, la metterà al centro di passioni che sfoceranno nel sangue. 

Padre Raffaele, coinvolto nelle indagini, scoprirà tutto un mondo parallelo di maghi, cartomanti e astrologi, ai quali fanno ricorso le persone più insospettabili, e non solamente del basso popolino di rione. La narrazione de “La cattiva stella” è intrisa da un’atmosfera unica e particolare, tanto per le caratteristiche di personaggi dalle mille sfaccettature, quanto per l'ambiente in cui è inserito, dove peraltro non mancano le battute ironiche e spiazzanti in una scrittura che coinvolge il lettore sia nella narrazione, sia all’interno di quei vicoli e case della “Sanità” di Napoli, di cui percepisce le inflessioni linguistiche, gli odori e i colori delle strade e dei venditori ambulanti; il profumo, la fragranza e il sapore delle “frolle” (sfogliate non arricciate) e di altri tipici dolci napoletani.

Un romanzo “giallo”, ma ricco di “umanità” e di problematica e di intelligenza stilistica dell’autrice, con domande peraltro destinate a restare aperte: cos’è veramente la “Giustizia umana” ?Quanto siamo superstiziosi e quanto ne siamo influenzati a volte quasi inconsapevolmente? Credulità o buona fede? Superstizione e Fede possono coesistere? Dove finisce l’etica e dove comincia la non-etica, quando si è in presenza di drammi umani ? 

Si è in presenza di un “giallo”, sì, ma, come per i precedenti libri di Annavera Viva, realisticamente denso di verità sociale e umana, in tutti i vari aspetti che possono accompagnare un’esistenza rionale che ha anche a che fare con aspetti criminosi. «A mio avviso – risponde la scrittrice ad una domanda- l'isolamento storico del quartiere aveva fatto sì che la criminalità, che lì vi s'insediava, fosse rimasta arretrata conservando in pratica un modello arcaico di regole e gerarchie, e finendo con il somigliare più alla Napoli di Eduardo che a quella di Saviano. Con l’intervenuto recupero urbanistico del rione, avviato da alcuni anni, le sue integrazione al resto della città, vi è stato un cambiamento che sta portando all'evoluzione della mentalità criminale, alla comparsa di bande sciolte, di giovani criminali che non rispondono più a nessun capo e sono sicuramente molto più pericolosi per la loro imprevedibilità e, di fatto, meno gestibili da parte delle Forze dell'Ordine».

Al termine dell’applaudita presentazione la scrittrice ha particolarmente gradito l’omaggio della poderosa opera “I tesori dei farnese a Parma, Piacenza, Caprarola, Roma”, tomo I e II di Mariano Andreoni.

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