Da Racalmuto il bando della seconda edizione del Premio Letterario “Il Contesto”

Da Racalmuto, (Agrigento) il bando della seconda edizione del Premio Letterario “Il Contesto”. Ne è coordinatore e consulente letterario il “nostro” collaboratore  Carmelo Sciascia

L’Associazione Culturale Humus, con la collaborazione di un ampio partenariato culturale territoriale, indice Il concorso letterario dal titolo “Il Contesto”  - Seconda edizione 2019, riservato ad opere inedite, che dovranno  essere tali sia al momento dell’iscrizione che al momento della premiazione finale. La partecipazione è estesa a poeti e scrittori di tutti i continenti. Le opere debbono essere presentate in lingua italiana o siciliana. Il concorso è organizzato in unica sezione. Si può partecipare con opere di Narrativa, Saggistica e Poesia. Il premio ha come tema: “Elogio all’eresia: nuovi paradigmi per la pace tra i popoli, la libertà e la giustizia sociale”; le opere dovranno pervenire alla sede della associazione organizzatrice non oltre il 31 maggio 2019 ed essere conformi al regolamento pubblicato sul sito dell’associazione organizzatrice al link https://asshumus.wordpress.com/. Consulente letterario e coordinatore del premio è il nostro collaboratore Carmelo Sciascia che nella nota di presentazione scrive:

L’ERESIA DI LEONARDO SCIASCIA - In origine il termine eresia non aveva nessun significato negativo come invece siamo soliti attribuirgliene adesso. Il termine eresia dal greco haìresis, deriva dal verbo hairèō. Hairèō, si può tranquillamente tradurre con il termine di afferrare o prendere, ma anche con il termine di scegliere o eleggere. Quindi eretico, in senso positivo, era considerato anche chi sceglieva una scuola filosofica, ad esempio si fosse professato Pitagorico, seguace cioè di quel Piatgora che a Crotone aveva fondato la sua scuola. Solo dopo cento anni dall’avvento del Cristianesimo si ha un’inversione di rotta sul significato di questo termine, così come avverrà per tanti altri paradigmi verbali che denotavano comportamenti differenti da quelli prescritti dall’ortodossia della Chiesa. Ancora oggi diciamo essere eretico un pensiero fuori dal comune, un pensiero nuovo, originale che contraddice e si contrappone al pensiero unico di un dato ordine sociale convenzionale.

La storia è disseminata di eretici e di eresie, casi eclatanti e da tutti conosciuti: Galileo Galilei e Giordano Bruno, per rimanere nei confini nazionali ed in un ambito prettamente religioso. Goya ha rappresentato graficamente un Tribunale dell’inquisizione, che ancora oggi fa rabbrividire. È una raffigurazione, comunque la si consideri, inquietante. Metteva paura l’inquisizione allora, come hanno, con la minaccia del terrore, messo paura tutti i sistemi totalitari. Durante la dittatura cilena di Pinochet, si aggirava tra i detenuti negli stadi, l’uomo con il cappuccio: chiunque fosse stato additato, sarebbe stato torturato ed uccisi perché colluso col deposto governo di Allende. Oggi si istituiscono ovunque, nei moderni sistemi di governo, dei Ministeri che comunque li si chiami in realtà sono dei veri e propri Ministeri della Paura. Cosicché diventa urgente, per evitare l’affermazione di qualsiasi forma di dittatura, politica o culturale, prendere posizione, scegliere di essere oppositivi ad un pensiero dominante, essere eretici così come lo si era nel mondo greco, dove si era eretici nel senso che si seguiva una propria condotta morale frutto di scelte filosofiche.

Giordano Bruno si è detto aveva pagato con la vita la sua eresia religiosa. Leonardo Sciascia nella sua opera “In morte dell’Inquisitore” ci descrive l’eresia di un altro monaco, suo compaesano, anch’egli bruciato al rogo, la sua eresia più che teologica è un’eresia di carattere sociale. Quest’uomo di “tenace concetto” come lo sono tutti gli uomini capaci di sostenere fino alla morte una propria autonomia di giudizio, viene preso a pretesto per affermare la necessità dell’eresia. Non solo, Sciascia elogia l’eresia, tanto da farne l’apologia. Sono trascorsi quarant’anni da quando nel 9 maggio del 1979 comparve sul giornale L’Ora di Palermo, un articolo dal titolo: “Elogio dell’eresia”. L’intervista anticipa la pubblicazione “La Sicilia come metafora”. Il tema dell’eresia è fondamentale per comprendere tutta l’opera letteraria e politica dello scrittore racalmutese, ed è ancora oggi di una attualità sconvolgente: “l’eresia è di per sé una grande cosa, e colui che difende la propria eresia è sempre un uomo che tiene alta la dignità dell’uomo. Bisogna essere eretici, rischiare di essere eretici, se no è finita. Voi avete visto che non è stata soltanto la Chiesa cattolica ad avere paura delle eresie. E’ stato anche il Partito Comunista dell’Urss ad avere paura dell’eresia, e c’è sempre nel potere che si costituisce in fanatismo questa paura dell’eresia. Allora ogni uomo, ognuno di noi, per essere libero, per essere fedele alla propria dignità, deve essere sempre un eretico”.  La giuria è composta da: Dott. Calogero Alaimo Di Loro Presidente Associazione Humus, Prof. Carmelo Sciascia coordinatore e consulente letterario, Prof.ssa Concetta Di Falco Mustazzella, Prof.sa Maria Di Sano, Dr.ssa Vera Ambra (editrice akkuaria-Catania), Prof. Marisa Busuito, Prof.ssa Mariella Tirone, Prof. Giovanni Tesè, Prof. Vincenzo Fontana, Prof. Giuseppe Craparo.  

 APPROFONDIMENTO AL TEMA DELL’EDIZIONE 2019

Di  Calogero Alaimo di Loro, Presidente Associazione Humus

Elogio All’eresia: nuovi paradigmi per la pace tra i popoli, la libertà e la giustizia sociale

Eresia è anche : “Idea o affermazione contraria all’opinione comunemente accettata,

atteggiamento che contrasta con i principî dottrinali e le linee direttive di un partito, di una

organizzazione o di un regime, richiesta esagerata, grosso sproposito”.

Già nella presentazione della prima edizione de “Il Contesto” ( era il 2017 ) parlammo di

Racalmuto, paese sperduto dell’agrigentino molto caro a Leonardo Sciascia, delle sue similitudini politiche culturali con il contesto nazionale, generale. Si parlava del cambiamento formale delle realtà locali ad ogni elezione amministrativa, mentre il “potere” decisionale effettivo rimanepressoché di totale appannaggio dei piccoli parentati (nuclei familiari e piccoli gruppi di interesse).

Immutabile gioco delle parti di tutte le realtà sottosviluppata dove “gli eletti” sono ben lontani dal passionale desiderio di traghettare le “ennesime” realtà territoriali, dal pantano della contemporaneità verso un approdo sicuro. Una solida riva dove asciugare gli abiti lisi della fragilità economica e sociale di questo tempo per avviare un nuovo percorso di consapevolezza.

Racalmuto, come la Sicilia, ancora una volta metafora del mondo? Forse! Di certo è riflesso inconsapevole del consorzio umano. Le micro storie si intrecciano, qui come

altrove, sempre più frequentemente con le macro storie. E i destini delle piccole comunità sono sempre di più il riflesso dei grandi sistemi. Cambiano le entità, i volumi, le distanze. La sostanza delle cose rimane pressoché immutata. Nulla di nuovo a Racalmuto, nulla di sostanziale nel mondo.

A meno di piccoli sussulti di “eresia”, di carattere “glocale”, il mondo occidentale sembra oggi marciare in un’unica direzione, guidata da un pensiero unico, materializzato da slogan desueti: competitività, produzione, PIL, Spread, mercati, spesa pubblica, grandi opere etcc.. e su di tutti immigrazione e sicurezza.

Il pensiero unico ormai pervade tutte le formazioni politiche, delle micro come delle macro realtà, e sembra basare la sua forza inarrestabile sull’affermazione del concetto della ineluttabilità degli

eventi e soprattutto dei fenomeni assorti ormai agli onori della storia contemporanea: potere senza

limiti delle multinazionali, cambiamenti climatici, finanziarizzazione delle economie,

subordinazione dei diritti dei popoli alla volontà del mercato, globalizzazione.

Anche se sono sentiti i temi dei cambiamenti climatici, della qualità della vita, della qualità

dell’acqua e del cibo, ancora tardano ad affermarsi nel lessico politico. Mentre la liberta dei popoli e la giustizia sociale che con l’uso responsabile e solidale delle risorse del pianeta sono legati a filo diretto, se mai sono stati presenti con dignità in seno alla dialettica politica, oggi sembrano essere diventati tabù.

Nella primavera del 1979, Leonardo Sciascia nel corso di un incontro con degli studenti di  Santo Stefano di Quisquina (Ag), anticipò di fatto molti temi poi affrontati dallo crittore nella famosa intervista rilasciata a Marcelle Padovani lo stesso anno, pubblicata da Mondadori con il titolo La Sicilia come metafora. 

Il documento che ne venne fuori è ancora di straordinaria attualità, venne pubblica sul giornale L’Ora il 9 maggio 1979, con il titolo “Elogio dell’eresia”.

Quanto bisogno c’è oggi di cambiamento??. Quanta necessaria sia oggi l’eresia, civile e

filosofica??. La capacità di andare contro corrente alla ricerca di nuovi paradigmi politici ed

economici capaci di aprire la strada ad una nuova visione del mondo e delle umanità. Un nuovo ordine etico che individui la strada verso una condizione ideale delle cose dove tutti gli uomini possano essere finalmente uguali e liberi dalle privazioni e dalle restrizioni. E la terra tornare ad essere la grande madre da cui finalmente attingere quanto serve alle generazioni viventi senza precludere la stessa opportunità alle generazioni avvenire.

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