Giovedì della Bioetica, il ruolo fondamentale della donna nella scienza

Un momento dell'evento

Da quattro anni l’11 febbraio è la “Giornata mondiale per le donne nella scienza”, istituita per riconoscere i talenti femminili, promuovere l’uguaglianza di genere e far sì che le donne ottengano parità di accesso e partecipazione nella scienza, disciplina che i parametri indicano essere storicamente maschilista: il 97% dei premi Nobel scientifici è stato assegnato agli uomini. Nei paesi sviluppati le persone interessate a un percorso di lavoro in campo Stem, acronimo che si riferisce alle materie accademiche nel campo della scienza, tecnologia e allo sviluppo della scienza, sono per il 30% maschi e le donne, un terzo in meno. Sorprende però costatare che nei paesi in via di sviluppo le quote corrispondenti sono il 70% per gli uomini e il 90% per le donne.

Su questi concetti introdotti da Giorgio Macellari, si è sviluppata all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, la conferenza del secondo incontro “I giovedì della Bioetica”- ciclo promosso dall'Istituto Italiano di Bioetica - Sezione Emilia Romagna e dalla “Fondazione”, moderato dall'ex direttore del quotidiano Libertà Gaetano Rizzuto. Relatrice d’eccezione Speranza Falciano, scienziata, ai vertici della ricerca italiana ed europea, che ha svolto la sua attività scientifica in Italia e all’estero nel campo della fisica delle particelle elementari. «Il percorso per la parità - ha detto la Falciano nel suo appassionato e documentato intervento, (dedicato alle due figlie, la prima ingegnere elettrico, la seconda biologa molecolare) - è ancora lungo e soprattutto troppo lento.  E' quindi necessario un percorso più rapido fatto di quote rosa o meglio di azioni rivolte a favore delle donne, per invertire la tendenza e ripartire da un piano di parità per costruire un futuro in cui la diversità abbia finalmente acquisito il valore che merita».

In questa prospettiva si sono già indirizzate altre nazioni: in Germania sono finanziate le università che assumono donne nel ruolo di professore ordinario, in Austria le organizzazioni di ricerca devono assicurare almeno il 40% di donne nei consigli di amministrazione; l’associazione tedesca Leibnz che include 86 organizzazioni di ricerca, ha introdotto le “quote a cascata”: in ciascuna disciplina la quota di donne ad un dato livello gerarchico deve raggiungere almeno la proporzione di donne presenti nel livello di gerarchia immediatamente inferiore. Il Consiglio Europeo per la ricerca disegna ogni bando con clausole mirate ad assicurare pari opportunità alle donne e agli uomini; la Commissione Europea sostiene progetti che mirano a far crescere l’interesse delle donne verso la scienza, l’ingegneria e la matematica, inoltre promuove progetti di mentoring per le ragazze condotti da donne di scienza che mirano a fornire gli strumenti necessari ad accrescere la capacità di leadership. Nel mio Istituto, ha evidenziato la relatrice, sono stati apportati negli ultimi anni fattori correttivi all’organizzazione del lavoro che tengono conto delle problematiche delle donne. Credo che anche chi come ha sempre osteggiato le quote rosa perché ritenute contrarie al merito, oggi si renda conto che solo azioni mirate di riequilibrio numerico possano accelerare la parità di genere e fare la differenza. I dati generali italiani evidenziano però un “meccanismo di segregazione orizzontale” per il quale le donne sono molto presenti nelle discipline umanistiche mentre sono in forte minoranza in diverse discipline scientifiche, soprattutto ingegneria, nonché una “segregazione verticale, il cosiddetto soffitto di cristallo” che impedisce alle donne di fare carriera quando sono inserite in un percorso di tipo scientifico/tecnologico a forte dominanza maschile. Suggerisco alle studentesse di resistere e cimentarsi a professione Stem perché è il modo giusto per vivere l'era moderna. E' necessario aumentare la cultura scientifica per migliorare le donne hanno molte carte da giocare in una società e in una scienza che evolve. La scienza non è solo razionalità, richiede anche l’intuizione e immaginazione, menti capaci condizioni di vita dell'umanità e le donne, secondo me, sono molto brave a contribuire ai nuovi percorsi di varcare confini disciplinari con originalità e libertà, caratteristiche peculiari delle donne. L’incontro è stato impreziosito anche dalle considerazioni iniziali e finali dell'avvocato Susanna Lombardini e da una pertinente serie di domande e riflessioni di un pubblico particolarmente interessato e interattivo.

Giovedì’ 11 aprile 2019, ore 17.30 “il lavoro nel XXI secolo”, cura di Domenico De Masi, Università la Sapienza di Roma.

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