Il convegno di Studi Farnesiani sbarcherà anche a Napoli, Palermo e Madrid

Il recente convegno internazionale di studi farnesiani, inizialmente previsto fra i progetti legati alla candidatura di Piacenza, si rivela anche naturale supporto alle iniziative messe in cantiere da Parma, capitale della cultura 2020

La serie di approfondimenti sul tema delle mura farnesiane e sul “Castello” che abbiamo pubblicato in queste ultime settimane, è stata suggerita dal Convegno di studi Farnesiani tenutosi nella Sala Pier Luigi intitolato: “I Farnese, una grande dinastia - nascita, affermazione ed alleanze nella storia europea”. Il Convegno è stato progettato fin dall’estate scorsa in collaborazione fra Antonella Gigli, direttore dei Musei Civici di Palazzo Farnese, e alcuni rappresentanti dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano – Iagi, con particolare riferimento a Marco Horak e a Pierfelice degli Uberti, nell’ambito delle numerose iniziative che hanno costituito l’offerta culturale messa in campo dal Comune di Piacenza per la candidatura della città a capitale della cultura per il 2020. Il messaggio “Piacenza crocevia di culture”, che ha sostenuto il progetto, ha rappresentato il leitmotiv ispiratore di tutti i progetti presentati a Roma, in quanto si inserisce in un percorso di quattro congressi a carattere internazionale che vedono come comune denominatore la famiglia Farnese e i rapporti fra la stessa e altre grandi dinastie, prima fra tutte quella dei Borbone. 

Il Convegno di Studi Farnesiani - i cui lavori hanno coinciso con il 460esimo anniversario dall’inizio della costruzione di Palazzo Farnese e il 25esimo anniversario della nascita dello IAGI-Istituto Araldico Genealogico Italiano - è stato definito “Internazionale” sia perché ha inserito Piacenza in una quadrilogia congressuale che, dopo il primo appuntamento del 23 marzo dedicato esclusivamente ai Farnese, proseguirà a Napoli il 22 settembre 2018 con “I Borboni delle Due Sicilie e il Regno di Napoli”, a Palermo il 10 novembre 2018 con “I Borboni delle Due Sicilie e il Regno di Sicilia”, per concludersi a Madrid nel 2019 con “La discendenza dei Farnese ancora sul trono”, sia perché i quattro convegni vedono la partecipazione di qualificati relatori provenienti da nazioni diverse, sia infine perché il Comitato Scientifico (comune per la quadrilogia congressuale) è composto da studiosi di chiara fama provenienti da paesi diversi in rappresentanza del mondo accademico internazionale.

Si è trattato di un convegno di sicuro interesse per tutti gli appassionati di storia che costituisce pure un naturale supporto alle iniziative messe in cantiere dalla città di Parma, nominata capitale della cultura 2020, perché ha trattato in particolare il tema rappresentato dai legami fra Piacenza e la grande famiglia dinastica dei Farnese, nonché quello dei legami intrattenuti dalla stessa famiglia con le più importanti dinastie europee, prima fra tutte quella dei Borbone. Non a caso sono state scelte proprio quattro città simbolo del legame fra i Farnese e i Borbone: Piacenza, prima capitale del Ducato di Piacenza e Parma (solo successivamente divenuto di Parma e Piacenza); Napoli, prima capitale del Regno; Palermo, l’altra capitale del regno delle Due Sicilie e infine Madrid, capitale del Regno di Spagna dominato dai Borbone, la casa sovrana nella quale è confluita la dinastia farnesiana attraverso il matrimonio di Elisabetta Farnese, ultima erede della famiglia che con lei si estingue, con Filippo V di Spagna. 

Tra i vari relatori succedutesi nel corso del convegno figurava pure uno degli organizzatori: il piacentino Marco Horak, docente universitario a contratto e noto studioso di scienze documentarie e arte antica, il quale ha illustrato nel suo intervento un tema di grande interesse scientifico, intitolato: “L’importanza delle alleanze locali nella gestione del potere: il caso dei Dal Pozzo, poi Dal Pozzo Farnese”. Il relatore ha preliminarmente esposto le ragioni della scelta di tale tema, ragioni legate alle sue tradizioni familiari, infatti la madre di Marco Horak – Chiara Bianca Maria Giulia Scotti, recentemente scomparsa – ebbe quale bisnonna la contessa Emilia Dal Pozzo Farnese, fra le ultime rappresentanti della linea del conte Alfonso Dal Pozzo Farnese, ciambellano ducale scomparso nel 1823 che fu marito di Emilia dei conti Roncovieri. Le figure centrali descritte nella relazione di Horak sono state quelle di Pier Luigi Farnese e di Barnaba Dal Pozzo Farnese: lo studioso si è soffermato in particolare sulla necessità di proporre una revisione delle numerose e persistenti distorsioni storiche e dei luoghi comuni che accompagnano il personaggio farnesiano, ancora oggi presentato non di rado con connotati di spiccata negatività, che lo descrivono come individuo violento e autoritario. In realtà Pier Luigi, come è emerso pure dagli interventi  nell’ambito dell’importante Convegno internazionale di studi su Pier Luigi Farnese promosso nel 2007 dalla Banca di Piacenza e intitolato “La congiura farnesiana dopo 460 anni, la rivolta contro lo Stato nuovo”, non era un tiranno, al contrario aveva introdotto disposizioni contrarie al dispotismo e “i suoi assassini non erano certo dei “novelli Bruti”, ma degli sciacalli, gelosi dei propri privilegi e pronti a frugare dentro i materassi per rubare e ad aprire le porte agli spagnoli in nome della libertà” (come afferma lo studioso Aldo G. Ricci, già Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato, negli atti del citato convegno). In effetti pure fonti storiche antiche, come gli studi del Poggiali e dello Scarabelli, mettono in risalto anche le positive doti di statista del tanto vituperato Pier Luigi; non vi è dubbio infatti che egli fu un efficace riformatore, basti pensare alle innovazioni che introdusse ad esempio nel commercio – tutte orientate all’incentivazione del libero scambio – o nel servizio postale – servizio di primaria importanza perché all’epoca costituiva l’unico mezzo di comunicazione – o, infine, nei processi di miglioramento urbanistico. Semmai si può affermare che Pier Luigi non è stato altrettanto efficace nell’arte della diplomazia, infatti l’arrivo del Duca a Parma, più che la presentazione di un nuovo signore, ebbe tutti i connotati dell’arrivo di un uomo d’arme, un autentico capitano di ventura. A tal proposito il Romani (cfr. M.A. Romani, “Potere e società nello stato farnesiano”, Roma 1978, pp. 29-31) ci descrive come Pier Luigi, al suo ingresso a Parma, fosse accompagnato da numerosi uomini d’arme, tecnici e ingegneri, due fonditori veneti ed uno genovese, un armaiolo bresciano, un esperto di metallurgia, un “lanciaro”, un maestro di armi da taglio, un “maestro da pulver”, due “salnitrari”, un maestro d’archibugi, un maestro di picche e un “bombardiero”…  Come si può facilmente percepire, la sua fu una presentazione a dir poco inquietante e per nulla volta a favorire l’instaurarsi di un rapporto di fiducia e cordialità con la città! Analogamente a Piacenza, una volta appurato che il potere economico veniva gestito dall’ufficio del vicario o provveditore generale, carica normalmente ricoperta a rotazione da un rappresentante delle quattro famiglie-consorterie più importanti della città, Pier Luigi rimosse subito dalla carica di vicario messer Lorenzo Borla – rappresentante della consorteria degli Scotti – per sostituirlo con un proprio uomo di fiducia, al fine di ridimensionare il potere politico ed economico del patriziato locale. Fu una scelta che, come ci ricorda il Poggiali nelle note Memorie storiche di Piacenza, procurò al Duca “malevolenza, astio e l’odio di non pochi…”.

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