L’evoluzione del notariato, professione fornita di una patente indiscussa di fede

Al Museo della Cattedrale si è tenuto l’ultimo degli appuntamenti per gli eventi collaterali al tema "I Misteri della Cattedrale–Meraviglie nel labirinto del sapere”, con la dottoressa Arianna Bonè

Al Museo della Cattedrale si è tenuto l’ultimo degli appuntamenti per gli eventi collaterali al tema "I Misteri della Cattedrale – Meraviglie nel labirinto del sapere”, con la dottoressa Arianna Bonè - collaboratrice dell’Archivio di Stato di Piacenza - che ha trattato  dei primi studi sui “Signa” dei notai di Piacenza nel Medioevo evidenziando come  anche oggi la professione del notaio è fornita di una patente indiscussa di pubblica fede.

La relatrice ha quindi inquadrato l’evoluzione del notariato, di cui l’Italia nell’età delle autonomie comunali fu levatrice, a partire dalla legislazione dell’imperatore Giustiniano grazie alla quale il documento tabellionale comincia a possedere un valore indiscustibile. Dopo la parentesi longobarda furono gli imperatori carolingi a investire i “notarii sacri palacii”; essi via a via acquistarono una sicura autorevolezza tanto da soppiantare con la propria firma tutte le sottoscrizioni autografe dei testimoni all’atto. Con il XII secolo, il secolo dell’inurbamento e della svolta dall’economia fondiaria a quella monetaria, i notai divengono le uniche persone a redigere documenti in forma autentica, degna di fede.

La scuola bolognese e la sua ars notaria dispongono le regole e si trasformano in una vera e propria università. La sottoscrizione dell’atto, la completio che prima prevedeva delle sottoscrizioni da parte dei testi ora è prerogativa solo dei notai, che si dichiarano con formule stereotipate e appongono il loro marchio, il signum, all’inizio in forma di croce come erano le sottoscrizioni testimoniali poi con un autonomo avallo, qualcosa di simile ai sigilli che si adoperavano dall’antichità. Però i sigilli, di cera o d’altro, erano costosi e non si potevano adoperare in serie, così il notaio si avvale sempre della costante della croce, nelle prime versioni una croce puntata, ma la va modificando. Questa immagine, così usuale nell’uso e nella simbologia, si arricchisce di caratteristiche varie, geometriche, zoomorfe, ecc. Nel XII secolo dal signum che muove espressamente dal simbolo di croce ciascun notaio idea il proprio simbolo, abbellendolo nel XIII secolo con chiaroscuro e tratteggio. Nelle elaborazioni del segno di croce, si aggiungono anche monogrammi e iniziali del proprio nome fino ai signa cd. parlanti del Trecento in cui il cognome stesso viene descritto nel simbolo, spesso zoomorfo.

Lo studio dei signa di tabellionato riguarda molti aspetti della società medievale, in un’indagine interdisciplinare che abbraccia persone, luoghi, iconografia, gusto, notariato, istituzioni. La relatrice  alla fine ha esposto i contorni di un progetto incentrato sulla realtà piacentina, non ancora indagata a tappeto come avvenuto a Perugia, Genova e Verona: un censimento che produca una banca dati incentrata su due aree di rilevamento: il notaio e il suo insediamento locale, le caratteristiche del suo particolare signum.

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