Confagricoltura: «Il nostro settore sotto attacco, eppure progrediamo continuamente»

Il direttore di Confagricoltura Piacenza: «Un’agricoltura duttile, con poca burocrazia, senza quote obsolete, per confrontarsi con le esigenze dei mercati»

Marco Casagrande

«C’è un attacco insensato in atto contro l’agricoltura, responsabile di alimentare il mondo, di essere colpevole del degrado dell’ambiente e non se ne comprendono le ragioni, perché il comparto è quello che tecnologicamente si è evoluto di più, razionalizzando i processi produttivi, utilizzando sempre meno acqua ai fini irrigui ed avvalendosi dei sistemi satellitari per una  “precision farming". Ha ridotto al massimo l’utilizzo di fitofarmaci con sistemi integrati, puntato sul benessere animale e su una sinergia con il settore agro-alimentare per garantire alimenti sicuri e di qualità.  Ben altri sono i responsabili del dissesto: chi cementifica il suolo anziché tutelarlo, le emissioni nell’aria di traffico e il riscaldamento. Eppure siamo sempre più sotto l’assedio di una burocrazia miope ed obsoleta, di una Europa che non tiene conto delle diversità produttive dei singoli paesi e di visioni utopiche che non considerano i progressi compiuti dalla scienza e soprattutto di regole di mercato cui bisogna tempestivamente adeguarsi». Dipinge così l’attuale situazione del comparto il direttore di Confagricoltura Piacenza Marco Casagrande, a cui abbiamo chiesto di tracciare un bilancio di fine anno.

«Pensiamo  - prosegue - a tutte le potenzialità che possono derivare dal genoma editing, da cui possono arrivare risposte importanti per un’innovazione a misura dell’agricoltura Made in Italy. La selezione delle piante, con questa metodologia, non intacca né la qualità né la tipicità delle nostre produzioni e delle nostre varietà locali, perché al di là del carattere desiderato, non tocca null’altro del genoma della pianta. L’introduzione di tecniche di miglioramento genetico, tra l’altro, potrà rivelarsi utile a sviluppare piante più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. Per coltivazioni tipiche dell’agricoltura italiana, ad esempio, questo vuol dire ridurre l’uso di pesticidi in viticoltura introducendo per via genetica la resistenza a funghi parassiti nella vite o anche aumentare la tolleranza alla siccità nel grano duro. Il mondo agricolo piacentino si è molto evoluto, ci sono tante aziende agricole che stanno investendo moltissime risorse e continuano ad innovare. L’agricoltura italiana, con quella israeliana, è quella più all’avanguardia al mondo. L’agricoltore - ribadisce - è il primo che tiene al benessere della sua terra, che rappresenta il suo patrimonio; non ha nessun intenzione di inquinarla, nessuna intenzione di distruggerla e usa sempre più con cautela gli agro farmaci. Infine, un certo oscurantismo, sugli OGM e sulle innovazioni, rende un po’ meno competitiva l’agricoltura italiana rispetto a quella di altre nazioni. Sono convinto che, nel momento in cui potremo anche noi italiani avviare produzioni agricole alle stesse condizioni degli alti paesi, potremo produrre a costi sostenibili, preservando l’ambiente. Tutto questo sarà volano per l’economia e per tutto l’indotto; il risultato sarà dare un cospicuo contributo al PIL italiano. E’ chiaro che si è trattata di un’annata agricola non particolarmente brillante, assai condizionata dal freddo di maggio e dalle piogge di giugno, da avversità come la cimice asiatica, mentre più contenuta è stata l’infestazione dal ragnetto rosso. Il pomodoro in particolare ha pagato più di tutti le avversità climatiche, con una produzione ridotta che però tutto sommato ha calmierato il prezzo perché si rischiava un eccesso produttivo con conseguente diminuzione del prezzo stesso. Per questo - sottolinea Casagrande - è più che mai fondamentale una seria, attenta, precisa programmazione, con penali per chi non rispetta il contrattato perché il prossimo anno si rischia che il prodotto rimanga in campo».

«Bene l’avvio delle trattative con O.I (organizzazione interprofessionale Nord Italia) del pomodoro, associazioni dei produttori ed industria ed è auspicabile che il prezzo venga stabilito entro gennaio 2020 per permettere la programmazione aziendale, ma soprattutto più che il prezzo è opportuno che venga rivista la scaletta, ovvero i criteri che lo determinano, parametri ancora troppo soggettivi e non basati su punteggi più rigorosi. Tra l’altro - continua - quest’anno le industrie hanno fatto intendere che sono disponibili a riconoscere qualcosa in più in termini di prezzo della materia prima, ma che saranno intransigenti sul perseguimento della qualità del prodotto. “Noi cerchiamo su questo di sensibilizzare al massimo i nostri soci, affinché comprendano che produrre meno e meglio, comporta meno costi ed un maggiore valore aggiunto». Ma l’indagine del direttore di Confagricoltura Piacenza punta direttamente ai mercati di cui è un profondo conoscitore in quanto vanta una consolidata esperienza industriale con ruoli di responsabilità nei più importanti gruppi alimentari internazionali, da Galbani a Yomo a Sammontana fino ad Esselunga, a stretto contatto con il mitico manager Bernardo Caprotti.

«Il nostro settore (ma non solo noi) manca di un’organica conoscenza dei mercati; non ci sono ad esempio solo le Dop o le Igp, ma tante eccellenze che si sono fatte conoscere per un marchio caratterizzato dalla qualità. Nessuno sa trasformare bene come gli italiani, ma se poi poni dei limiti produttivi, delle quote produttive (come nel caso del grana padano), crei delle barriere artificiose a questa nostra capacità ed apri poi le porte ai similari provenienti da altri paesi. Se non siamo autosufficienti per garantire le quantità produttive, come si può pensare di bloccare la materia prima che giunge da altri paesi? E limitare le produzioni? Così invece di esportare noi la qualità, importiamo, con il rischio inoltre che la nostra differenza qualitativa pian piano venga meno ed i paesi esteri con la tecnica e maestranze ben aggiornate e appositamente preparate, colmeranno il gap che li separa e non potremo più contare sulla differenza di qualità». «Ci vogliono dunque - soggiunge - politiche intelligenti, più coraggiose, meno settoriali, per evitare che poi la guerra sui prezzi ricada sui produttori che già hanno margini molto ristretti». Dal febbraio dello scorso anno Casagrande è in Confagricoltura Piacenza. «In questo periodo ho cercato - spiega - di rafforzare una squadra già abbastanza rodata e coesa, agevolando i ricambi, riducendo individualismo professionale ed incentivando la collaborazione nei diversi settori. In questo senso l’esperienza che ho avuto con Caprotti è stata fondamentale».

«Abbiamo dovuto affrontare - conclude lo scambio di riflessioni con "IlPiacenza.it il direttore Casagrande - con impegno ma con successo, la fatturazione elettronica e l’informatizzazione degli uffici ed abbiamo cercato, in sinergia con Presidenza, Giunta e Consiglio, di far crescere le persone e farle lavorare in modo autonomo, ma coordinato, implementando i servizi esistenti e puntando su nuovi, sostenendo i soci nei loro investimenti e nel credito. Abbiamo da poco festeggiato cento anni, ma in questa importante ricorrenza abbiamo soprattutto voluto celebrare i valori fondanti del mondo imprenditoriale agricolo piacentino, perché i problemi che hanno dovuto affrontare i “padri fondatori” erano di fatto i medesimi che dobbiamo fronteggiare oggi, ovvero il bisogno di innovazione e la conoscenza per affrontare i mercati e l’export. E’ necessario dunque valorizzare le risorse umane, perché sono loro la vera ricchezza, oggi come allora».

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