Animali da allevamento: da "cose" ad essere senzienti, ma la strada è ancora lunga

Paola Sobbrio

Molta strada è stata fatta verso il benessere degli animali da allevamento, considerati a lungo solo “cose” e ora invece esseri senzienti, tutelati da normative ancora però troppo incomplete, farraginose, discrezionali. A parlarne Paola Sobbrio, PhD esperta in Animal Welfare invitata presso l’Università Cattolica a parlare sul tema "Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti”, una lezione organizzata dal professore Luca Leone nell’ambito del Corso di Diritto agroalimentare comparato, Facoltà di Economia e Giurisprudenza. Sobbrio ha ripercorso la lunga, tortuosa e complessa storia che ha portato gli animali da allevamento ad essere identificati non più come “cose” ma come esseri senzienti ed ha citato un testo fondamentale per questo riconoscimento, ovvero il libro di Tom Regan “I diritti animali’, pubblicato la prima volta nel 1983, un testo basilare di filosofia sui diritti animali. Un voluminoso saggio di oltre 500 pagine che presenta, con argomentazioni strutturate e lineari, quella che sarà un’idea tra le più rivoluzionarie, discusse e criticate dei nostri tempi: il riconoscimento di diritti agli animali. L’autore spiega che questi non sono macchine mosse da ingranaggi, bensì soggetti di vita, dotati di consapevolezza, idee, scopi, desideri, preferenze. Che però proprio in forza dell’essere vivi, senzienti, capaci di provare emozioni, amore e formulare idee, devono essere rispettati in sé. La scienza scopre progressivamente verità inaudite sui sentimenti degli animali, la loro intelligenza, la loro emotività. Chi si oppone a un riconoscimento dei diritti agli animali, difficilmente potrà affermare la difesa dei diritti di tutti gli altri essere umani più deboli. Un altro testo citato dalla relatrice è “la Mente del corvo” di Bernd Heinrich che ne evidenzia le caratteristiche dal comportamento sociale alla sfera affettiva, dalla capacità di riconoscimento individuale alle paure, dai giochi all'alleanza con predatori intelligenti e pericolosi come i lupi. «Oggi gli animali non sono più considerati come una “res”, certo più tutelati e protetti, ma gli scontri tra vegani ed onnivori sono tutt’ora molto accesi. Della tutela degli animali se ne parlava già alla fine dell’800 nel codice Zanardelli ed in Inghilterra nel 1822 sui trattamenti “non consoni” delle vacche da latte».

«Da allora è cambiato molto? Ni! Altro testo importante - ha detto - è “animal machines” di Ruth Harrison, un resoconto accurato, e talvolta scioccante, dell'agricoltura intensiva negli anni '60, ancora oggi presente in gran parte del mondo. Il lavoro di Harrison ha notevolmente aumentato la consapevolezza del pubblico sul benessere degli animali e ha portato a riforme legali, dando forma alla nostra più stretta comprensione delle condizioni dell'azienda agricola oggi». Altro cammino importante nei diritti di questi animali in allevamento vengono dal rapporto Brabbel, ovvero le 5 libertà: alzarsi, sdraiarsi, girarsi, curare il proprio corpo, stiracchiare le gambe, “libertà che ci sembrano ovvie, ma sono state a lungo negate e poi migliorate nel 1979 con il riconoscimento delle libertà contro il dolore, le ferite, le malattie, la paura e lo stress, anche se è difficile poterne accertare la quantità, anche se oggi è scientificamente possibile accertarlo. Dopo “mucca pazza”, dopo 11 anni di silenzio dal primo caso di zoonosi, c’è stata una vera e propria rivoluzione e sono state emanate nuove normative che fissano il termine “benessere” più importante che “proteggere”. “Ma esistono- ha spiegato- ancora troppe discrezionalità, ci sono ancora molte sofferenze consentite dalle normative” ed ha citato il taglio della coda ai suini senza anestesia, delle corna dei bovini, del becco delle galline, il trituramento dei pulcini, il trasporto non ben tutelato e la macellazione rituale contro cui la normativa non più intervenire perché il principio della libertà di culto è tenuto in maggiore considerazione. Dunque di strada da “protezione” a “benessere” ne è stato compiuta. Oggi, come ha spiegato Donad Broom, i parametri fisiologici del benessere sono scientificamente misurati, da questi deve partire ed evolversi la normativa che deve diventare univoca in tutta Europa.

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