Cobas su protesta Usb: «Gli otto licenziamenti sono legati alle aggressioni alla Gls»

Usb ha indetto una manifestazione contro il licenziamento di otto lavoratori della Gls, Cobas: «Tutti i licenziamenti sono legati alle aggressioni avvenute nella serata del 22 dicembre che ha determinato l'intervento delle ambulanze e della polizia nel magazzino»

Immagine di repertorio

«Apprendiamo - si legge in una nota del sindacato Intercategoriale Cobas - che l’Usb ha indetto a Piacenza, per domenica 31 gennaio, una manifestazione contro il licenziamento di 8 lavoratori operanti nel magazzino Gls ed il mancato rinnovo contrattuale di  altri  50 lavoratori a termine. Secondo l’Usb "un gruppo di lavoratori migranti, da anni attivo nelle lotte per i diritti dei lavoratori della logistica, viene licenziato perché non si piega alle decisioni dell'azienda". Se questo fosse il reale contenuto della vicenda il Si Cobas si unirebbe immediatamente a questa chiamata e, probabilmente, essendo da alcuni anni radicato nel territorio piacentino ed in particolare nei magazzini della logistica, compreso quello della Gls avrebbe preso l'iniziativa in modo assai più tempestivo».

«Le cose però stanno diversamente - continua la nota - ed il fatto che la stragrande maggioranza degli operai del  magazzino Gls di Piacenza, dei magazzini Gls delle altre città e del movimento dei lavoratori della logistica organizzato nel Si Cobas non difenda 6 di questi 8 lavoratori licenziati ha una ragione squisitamente politica: l'opportunismo. Da tempo ormai il Si Cobas  sta conducendo una battaglia contro quello che la Usbdefinisce "un sistema senza diritti, nel quale si cerca di cancellare anche la dignità di chi lavora". Una battaglia che a colpi di lotte reali ha portato un crescente spaccato di operai, immigrati in particolare, a riconquistare la dignità perduta ed una condizione salariale sottratta al super-sfruttamento capitalistico perpetrato attraverso il  "sistema della cooperazione"».

«Un percorso virtuoso - sostinene il sindacato intercategoriale Cobas – che mentre univa operai favoriva anche pratiche di convergenza e ricomposizione di lotta sul piano sindacale tra esperienze differenti, mettendo al centro non logiche di orticello ma battaglie concrete tese a collegare sempre più ampi settori di lavoratori per costruire un rapporto di forza più favorevole. Le piattaforme di lotta nazionali di Si Cobas/Adl Cobas e gli accordi quadro con alcuni grandi operatori del settore (Gls inclusa), che introducono condizioni di miglior favore rispetto al Ccnl di settore, non sono stati partoriti nelle stanze di qualche elite benpensante, ma sono il risultato di lotte reali che hanno permesso di costruire un rapporto di forza in grado non solo di migliorare la condizione di vita e di lavoro di uno spaccato dei lavoratori del settore ma anche un livello di coscienza ed organizzazione più avanzato che ha fatto della solidarietà proletaria e dello sciopero le sue armi fondamentali».

«La Gls - afferma la nota - è stato il primo gruppo a sottoscrive un accordo quadro accettando richieste migliorative anche rispetto al Ccnl di settore. Altri grandi gruppi lo ha fatto a poca distanza. Tutto questo è stato fatto contendendo alla controparte tutti i tentativi di far naufragare questa battaglia, ivi inclusa la pratica dei licenziamenti pretestuosi per far fuori le avanguardie di lotta. Attraverso queste lotte tutti hanno "riscoperto" la rilevanza strategica di questo settore che, dopo la produzione, è sicuramente uno dei più importanti ed intorno al quale ruotano giganteschi progetti di sviluppo su scala nazionale, continentale ed internazionale ed un giro d’affari stratosferico. A Piacenza battaglie come quelle alla Tnt, alla Gls, all’Ikea hanno rappresentato un significativo contribuito allo sviluppo di questo processo. Un processo virtuoso che soffre (come potrebbe essere altrimenti?) delle contraddizioni generali e specifiche legate alla condizione operaia». 

«L'opportunismo, per il Si Cobas, è un terreno di battaglia altrettanto importante quanto quello dello sfruttamento, perché il suo manifestarsi ed il suo sviluppo lede principi e  prassi fondamentali quali lotta, unità, solidarietà di classe. Mesi prima del licenziamento degli otto lavoratori alla Gls di Piacenza, alle critiche che il sindacato ha rivolto ad alcuni delegati in relazione al loro comportamento opportunista, gli stessi, sentendosi incalzati hanno cercato di smarcarsi nel modo più becero. In occasione dello sciopero generale del settore del 29-30 ottobre 2015 indetto da Si Cobas/Adl-Cobas in vista della fase di rinnovo del CcnlL e contro le politiche antiproletarie del governo Renzi, alcuni delegati, hanno lavorato affinché il magazzino di Piacenza non scioperasse, tentando a più riprese di non far scioperare le altre piattaforme della Gls, ivi inclusa quella di Roma dove è presente anche Usb».

«Dopo lo sciopero generale - dice la nota - dove il solo magazzino Gls di Piacenza non ha partecipato, tutti gli altri hanno pesantemente criticato questa loro scelta esprimendo seri dubbi sull'onesta dei delegati che si erano prodigati a sabotare lo sciopero generale. Da lì a poco di determinò il travaso dell’intero magazzino alla CGIL convincendo, per le vie brevi e con false motivazioni, gli altri ad aderire. Questa operazione ha tenuto per poche settimane in quanto la stragrande maggioranza del magazzino è tornata sui suoi passi isolando la minoranza. Il fatto di sentirsi scoperti ed intoccabili li ha portati a perdere ogni barlume di ragione e a far commettere loro altri errori incluso il fatto di passare dalle continue provocazioni all'aggressione premeditata ad alcuni loro compagni ritenuti colpevoli di "averli traditi". Tutti gli otto licenziamenti sono legati alle aggressioni avvenute nella serata del 22/12/15 che ha determinato, a più riprese, l’intervento delle ambulanze e della polizia nel magazzino, con un nostro compagno portato all’ospedale colpito violentemente alla testa con una sedia di ferro che gli ha fatto perdere conoscenza per diverse ore ed ha fatto pensare al peggio».

«Perdendo ogni credibilità ed ogni consenso - spiega il sindacato - escluso quello di qualche parente ed amico, isolati dai loro compagni di lavoro e di sindacato in città ed altrove, trovandosi nella mani di una CGIL ormai impotente, messa in difficoltà dagli eventi che i suoi nuovi iscritti avevano messo in atto, alla quale rimase solo il fardello di fare le audizioni in sede sindacale all’indomani dell'aggressione, hanno tentato di fare una marcia indietro. Hanno chiesto di tornare al Si Cobas, hanno chiesto ai lavoratori degli Hub Gls di aiutarli scioperando per loro. Bruciati e senza credibilità, la risposta è stata univoca: siete fuori perché vi siete messi fuori con le vostre mani. L'ultima spiaggia si chiama Usb, arrivata da Roma successivamente alle audizioni fatte, ai suoi nuovi iscritti, dalla CgilL, per prendere in mano questa splendida battaglia».

«I nostri due compagni che hanno subito il licenziamento per colpa della follia di qualche opportunista - sottolinea la nota - saranno difesi a modo nostro, senza fare di tutta un’erba un fascio, e mai saranno abbandonati dal Si Cobas. Riguardo ai 50 lavoratori a cui è scaduto il contratto informiamo l'Usb che in realtà si tratta di 20 lavoratori a chiamata e 17 part-time  per un totale di 37 operai, che con la ripresa dei volumi successivi allo stacco post natalizio sarà sicuramente nostra cura favorire nuova possibilità di occupazione. Il Si Cobas non parteciperà quindi alla manifestazione indetta dalla Usba Piacenza domenica prossima, mentre convergerà in massa da varie sezioni del paese alla manifestazione indetta per sabato 30 gennaio 2015 a Parma contro la repressione delle lotte nella logistica, contro l'attacco del governo Renzi alle nostre condizioni di vita e di lavoro e per sostenere l’immediato reintegro dei nostri compagni in lotta alla Bormioli che hanno tenacia e dignità da vendere e che meritano tutto il nostro appoggio».

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