Coldiretti: le imprese che assorbono meglio la crisi? Quelle agricole E sulle quote latte: va bene così

Le imprese agricole a conduzione familiare sono quelle che assorbono meglio la crisi, dichiara Luigi Bisi, presidente di Coldiretti Piacenza. Quello che deve cambiare è il rapporto con le banche. E sulle quote latte aggiunge: “Il decreto deve essere approvato e va bene così com'è”

Luigi Bisi
La Piacenza agricola è intessuta di piccole e medie imprese a carattere familiare. “Ci sono anche imprese di livello internazionale che esportano in tutto il mondo, certo, ma l'ossatura del sistema piacentino sono le imprese agricole a carattere familiare”. Parola di Luigi Bisi, presidente di Coldiretti provinciale. Con lui, penna alla mano, abbiamo fatto il punto sulle assemblee formative che la confederazione ha organizzato su tutto il territorio. E, naturalmente, sulla crisi economica.

Presidente, se dovesse fare un bilancio, come sono andati questi incontri in Provincia?

C'è stata una buona affluenza, con le assemblee di zona abbiamo incontrato più del 60% delle aziende, c'è attenzione agli strumenti per gestire la crisi. Abbiamo voluto dare agli imprenditori questi strumenti tecnici di gestione, al di là di quelle che possono essere le strategie per far fronte alla crisi.

Una crisi che flagella soprattutto la piccola e media impresa...

Direi che è proprio il contrario: le aziende agricole che fruiscono di manodopera familiare o comunque diretta, pur non essendo dal punto economico una grande risorsa, nel momento di crisi riescono ad assorbire molto bene il colpo. Perchè il costo della manodopera è auto fornito.

Però qualche difficoltà c'è anche nel settore

Sicuramente è necessario un cambio di “cultura” nel rapporto imprese agricole – istituti di credito.  Dal punto di vista finanziario, approcciare in un modo più competente quello che è il rapporto bancario, è una cosa che le aziende devono imparare a fare.
  Fa disinformazione chi sostiene che il decreto sulle quote latte regala le quote agli splafonatori  

In che senso?

Fino ad oggi le aziende agricole hanno ricevuto finanziamenti dalle banche in funzione del loro capitale (agrario o immobiliare che sia). Da oggi, l'approccio deve essere legato molto di più al business plan. Il salto culturale è molto importante, ma difficile da compiere.

E sulle quote latte? Qual è la posizione di Coldiretti?

Il decreto deve essere approvato e va bene così com'è. Sia rispetto alla priorità data agli affitti piuttosto che agli splafonatori, sia sull'introduzione del fondo per riconoscere gli sforzi fatti dagli imprenditori virtuosi e per l'eliminazione della soglia del 5%.
Fa della disinformazione, chi sostiene che il decreto sulle quote latte regala le quote agli splafonatori. Chi ha splafonato, per avere le quote, deve rateizzare in modo oneroso.

Una posizione nettamente contro Confagricoltura e Cia

Una posizione altalenante, la loro, che mi lascia sbalordito. Coldiretti, tranne qualche caso sporadico, ha mantenuto sempre una posizione lineare, dalla sede nazionale alle diramazioni provinciali. Al contrario, ho visto posizioni assolutamente divergenti per quanto riguarda Confagricoltura nazionale e la sede Lombardia. Divergenza che si è accentuata in particolare per la sezione provinciale di Piacenza.

“Del resto” conclude Bisi “Coldiretti Piacenza conta il 65% della rappresentanza a livello provinciale. A livello nazionale è a quota 69% mentre Confagricoltura è al 7%, Cia al 16% e altre sigle all'8%”. Inevitabile, lascia intendere Bisi, che le due sigle (anche ieri nel sit in a Montecitorio, ndr) abbiano montato un caso mediatico sulla vicenda quote latte.




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