«Commesse assunte a chiamata ma fatte lavorare come stabili. Il precariato è una piaga»

Sciopero dell’Ugl davanti al negozio H&M in via Venti Settembre. Il segretario De Rosa: « A tre ragazze non sarà rinnovato il contratto nonostante venissero impiegate come se fossero dipendenti a tutti gli effetti. Il precariato colpisce soprattutto i giovani»

La protesta del sindacato davanti al negozio in via Venti Settembre

Presidio di protesta e sciopero contro il precariato e il mancato rispetto dei contratti da parte di alcune aziende. Sabato 11 gennaio il sindacato Ugl (Terziario) ha indetto una protesta davanti al negozio di abbigliamento H&M di Piacenza. «Diversi lavoratori hanno aderito allo sciopero - ha spiegato il segretario regionale Ugl Terziario, Pino De Rosa - durato l’intera giornata. Vogliamo sensibilizzare i cittadini sul precariato, autentica piaga per le giovani generazioni che dovrebbero essere una risorsa per Italia, ma che diventano problema».
A far scattare la protesta in via Venti Settembre è stata la posizione di tre lavoratrici, a cui non verranno rinnovati i contratti. «A Piacenza - continua De Rosa - ci sono 18 lavoratori, di cui 10 stabili e 8 precari. E già siamo oltre i limiti della legge, il precariato è eccessivo. Il contratto delle ragazze era a “chiamata” e va da 12 a 24 mesi. Purtroppo, le ragazze venivano utilizzate come se fossero state stabili. Il contratto “a chiamata” serve per coprire le emergenze e gli imprevisti. Le tre lavoratrici, invece, erano impiegate per almeno 20 giorni al mese e inserite nei turni». Il segretario Ugl ricorda anche come chi è impiegato con questo tipo di contratto abbia tutele ridotte rispetto ad altri lavoratori, tra cui la malattia «senza contare che si diventa ricattabili, con continui spostamenti di turni oppure senza che si venga chiamati per lungo tempo. Purtroppo abbiamo la sensazione che tutto questo non avvenga solo a Piacenza, ma che siano diverse le catene del commercio dove questo stato di cose sia la prassi». La conclusione è amara: «Due ragazze - rincara De Rosa - sono già a casa e una terza terminerà il contratto fra pochi giorni. E non le verrà rinnovato. Al loro posto, il negozio assumerà altre persone, ma sempre con il contratto “a chiamata” perpetuando così il precariato».

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