Consorzio Agri Piacenza Latte: fatturato in crescita e capacità di adattarsi ai mercati

Un momento dell'assemblea

Circa 65 milioni di euro di fatturato, 1.800.000 quintali di latte compravenduto, con una crescita del 3% rispetto l’anno precedente. Capacità di adattarsi al mercato grazie ad una struttura agile e coesa che, oltre alla vendita del latte per la trasformazione, può contare su quella parte del prodotto dei soci in Grana padano Dop nel proprio caseificio di Cortemaggiore dove da poco è stato inaugurato il magazzino di stagionatura del “Bianco d’Italia” in grado di ospitare 24mila forme. E' stato costruito secondo i più moderni criteri tecnici che consentono un controllo ottimale di tutti i parametri tra cui temperatura ed umidità. Questo consentirà al Consorzio un controllo ottimale della stagionatura stessa ed un consistente risparmio per un formaggio che sta conoscendo un grande successo di mercato. Tracciato il bilancio del Consorzio Agri Piacenza Latte. Un altro  fiore all’occhiello di questo Consorzio che oggi annovera come soci circa 150 produttori di latte ubicati oltre che in Emilia (Parma e Piacenza) e Lombardia, anche in Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige, e Friuli Venezia Giulia.

Il presidente Marco Lucchini (con lui il direttore Roberto Arata) ha tracciato la consueta ed esaustiva panoramica dei mercati da cui si evince il costante aumento dei costi per produrre, ma anche un mercato dei formaggi duri tonico, con prezzi discreti, compresi quelli del latte spot che si ipotizza possano mantenersi tali anche nei prossimi mesi, con tendenza ad un possibile rialzo. Molto bene anche la vendita del Bianco d’Italia, soprattutto per l’export. «Non è facile - ha chiarito Lucchini - definire un prezzo del latte omogeneo, in quanto sono molte le destinazioni, ed ognuna di queste ha un proprio specifico mercato. La produzione di grana padano è limitata dalle quote, ma in ogni modo la trasformazione, soprattutto del Bianco d’Italia, consente di evitare la collocazione del latte a prezzi troppo bassi. In ogni modo per ora il mercato è favorevole, ma noi come Consorzio seguiamo le variazioni e le tendenze in tempo reale, adattandoci con tempestività».

Lucchini ha lamentato l’eccesso di burocrazia che ancora penalizza il settore ed ha ribadito il suo punto di vista sulle normative inerenti il benessere animale. «Noi allevatori siamo in prima linea per garantire il benessere delle nostre vacche, è nostro interesse. E siamo noi i primi a volere un ambiente tutelato, anzi lo difendiamo con il nostro lavoro e la nostra presenza sul territorio. Insomma la sostenibilità noi la attuiamo da sempre, ma ha dei costi che non hanno un adeguato ritorno. Per questo chiediamo regole comuni per la produzione ed il benessere, altrimenti continueremo ad essere penalizzati nei costi e non possiamo competere sui mercati dove possiamo essere vincenti grazie alla nostra qualità che per noi, da sempre, è un prerequisito che ci è riconosciuto in tutto il mondo».

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