Coronavirus, task force per aiutare le aziende piacentine in difficoltà

Fiere cancellate o ridotte, export bloccato, lavoratori che si rifiutano di viaggiare e di aprire pacchi e materiali provenienti dall’Est. Task force in Confindustria per aiutare le aziende

C’è poco da scherzare – come fa qualcuno – sul Coronavirus, che rischia di compromettere il 2020 di tante aziende piacentine. Ovviamente di quelle molto legate all’export con l’Oriente, ma non solo. «La Cina – ha detto al riguardo il presidente di Confindustria Piacenza, Alberto Rota – è un gigante dell’economia mondiale che si trova fermo da qualche settimana e rimarrà bloccato ancora a lungo. Tutte le aziende che lavorano con la Cina sono in difficoltà».

Per questo la Confindustria nazionale e quella piacentina hanno messo in piedi una “task force” per aiutare le aziende. «Le merci e le aziende cinesi sono ferme – prosegue Rota - ma anche quando ripartiranno temiamo che i flussi non saranno gli stessi antecedenti alla comparsa del Coronavirus». Il presidente Rota fa notare che sono ferme anche le fiere mondiali. «È stata annullata la fiera di Barcellona e non solo, è una cosa devastante per le imprese che progettano l’espansione del proprio volume d’affari in queste occasioni. Significa ritardare i propri progetti di un anno. Tutte le fiere hanno un calo del 30-Confindustria-640% di espositori e visitatori, altre vengono cancellate».

Di cosa si occupa la task force? «Cura l’aspetto legale – aggiunge Luca Groppi, del Centro Studi di Confindustria - per valutare se siamo in presenza di una causa di forza maggiore, ovvero il Coronavirus. Valuta quali contratti si possono rescindere e se si possono ottenere risarcimenti». Un esempio? «La partecipazione a una fiera può costare 40mila euro. Un’azienda può aver già affrontato le spese e non può poi partecipare. Proprio stamattina abbiamo contattato un’azienda piacentina che aveva speso 200mila euro per l’allestimento di una fiera in Germania. La task force aiuta le aziende piacentine a risolvere la situazione».

Ma il Coronavirus causa problemi anche qui. «Ci sono dipendenti piacentini – rende noto il presidente Rota - che non vogliono aprire pacchi che provengono da oltre l’Ungheria. Altri che non vogliono più viaggiare. In Cina – a Pechino, a Shangai – molti stanno andando, ma tanti altri no. Sono temi anche sindacali importanti: c’è un discreto numero di lavoratori che non intende rispettare i suoi compiti, ha paura del Coronavirus. La task force interna alla nostra associazione serve anche a questo. Stanno arrivando tutti i giorni nuovi dubbi, quesiti e problemi». «Il problema dei pacchi e pacchetti che non vengono aperti– dice Groppi – non ce lo aspettavamo. Gli imprenditori non sanno cosa fare».  

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