Da Campagna Amica ad AgriPiace: Albano parla degli anni passati a Coldiretti Piacenza

Il direttore di Coldiretti Piacenza Massimo Albano, che dopo sei anni nella nostra città, è stato chiamato alla guida della Confederazione bresciana, traccia un bilancio della sua esperienza nella nostra provincia

Massimo Albano

Il direttore di Coldiretti Piacenza Massimo Albano, che dopo sei anni nella nostra città, è stato chiamato alla guida della Confederazione bresciana, traccia un bilancio della sua esperienza nella nostra provincia.

Un incarico nuovo alla Federazione di Brescia. Per parafrasare Dante, un ruolo "da far tremar le vene e i polsi" perché si tratta di un territorio ampio, ricco, complesso, con una struttura di 110 dipendenti ed un dinamico presidente forse proiettato verso la ribalta nazionale.

Un compito dunque arduo, tale da intimorire anche un "navigato" professionista ma Massimo Albano, non lo darà mai a vedere apertamente, lui che ci ha abituato, in questi sei anni di permanenza piacentina, a stare sempre un passo indietro, abile e navigato regista dietro le quinte di tanti avvenimenti che hanno contraddistinto sia la Federazione, come importanti settori dell’economia piacentina.

Sempre misurato, mai "sopra le righe", Albano si è fatto apprezzare per la disponibilità al dialogo e all'ascolto, anche se poi, al redde rationem ha sempre preteso ed imposto la linea Coldiretti, contraddistinta in questi anni da un presenzialismo attento in difesa del territorio e dei suoi prodotti, «in sintonia - afferma - con un giovane presidente, Luigi Bisi».

«E' - commenta - una figura molto amata dai soci, presenzialista, con cui ho potuto operare in maniera opportunamente complementare. Marco Crotti è più "economico", forse un po' meno "sindacale", sicuramente esperto e competente, a capo di una giunta rinnovata, giovane, che rappresenta molto bene la nostra provincia. E con loro un personale competente, di alto profilo professionale che mi ha supportato in maniera eccezionale. Il nuovo direttore Giovanni Cremonesi, giovane, con due lauree, che proviene da un territorio affine al nostro, si troverà veramente bene, perché si inserirà in una struttura che procede in modo autonomo e deve solo essere coordinata in base agli andamenti di mercato ed alle situazioni contingenti. I soci a Piacenza possono contare su personale e responsabili di zona che sono sempre a loro disposizione per ogni loro esigenza».

«A Brescia - continua - mi aspetta una realtà produttiva tra le più importanti del Nord Italia e complessa, con molte produzioni, dalla zootecnia da latte a quella da carne, prima in assoluto per allevamenti di suini ed ancora il vino della Franciacorta, olio, cereali, insomma, una bella sfida, con realtà produttive ed imprenditoriali sempre più consistenti, un po' quello che sta avvenendo anche nella nostra provincia, dove le Sau medie aziendali sono cresciute in modo esponenziale, con imprenditori capaci di posizionarsi sui mercati. La sfida per ora persa è quella per la montagna, che continua a soffrire, ma qui il discorso è complicato perché occorrono interventi politici e strutturali molto forti, realizzando una vera e propria rivoluzione, con modelli di agricoltura integrata con il turismo e le produzioni territoriali. Un traguardo difficile ma che si può realizzare, a patto che ci sia la volontà politico- istituzionale di concretizzarla».

«AgriPiace - dice Massimo Albano - è stata in questo senso una mia grande delusione, perché era un progetto fantastico che poteva salvare la nostra montagna: ne vedremo l'evoluzione. Ma sono stato un po' insoddisfatto anche per l'operazione Arp che poteva presentarsi e definirsi in modo differente, salvando meglio l'immagine di una struttura di trasformazione che è un vanto per la nostra provincia. Insomma ci voleva un "vestito della festa" per Arp, e non un "abito dimesso" nei confronti dell’altro partner».

Pochi insuccessi ma anche moltissime soddisfazioni. Albano cita prima di tutte quella legata all’Educazione alla campagna amica «Con la quale abbiamo coinvolto 35/40mila bambini, i futuri consumatori, indirizzati, con le loro famiglie, verso un cibo sano di qualità, legato al territorio ed alla tutela dell'ambiente. Ed ancora il "pane piacentino", un progetto di filiera per dare identità e istintività ad un prodotto di per sé altrimenti anonimo, la rete di imprese per valorizzare il grana padano piacentino all'estero, il tutto supportato e trainato da Expo che ci ha ispirato quel "vento di Expo" che ha coinvolto le cantine in un progetto di incoming con buyer internazionali che prevedeva la visita diretta di campagne, vigneti ed allevamenti, nonché degustazioni e masterclass per far percepire la nostra Regione ed il piacentino come capitale mondiale del cibo di qualità. Queste occasioni di arrivo sul territorio italiano di importatori internazionali confermano come sia sempre più importante e facile far conoscere i prodotti calati in un contesto territoriale».

Ma per il settore Albano ha anche parole severe: «Io provengo dalla Valpolicella: tre vini in tutto, Valpolicella, Ripasso ed Amarone, poche sigle, chiare e distinte per qualità e l'80% di mercato estero. Piacenza ha troppe distintività, troppe difformità produttive che disorientano chi degusta. Probabilmente si sta troppo bene e non ci si rende conto che è necessario aprirsi ai mercati, c'è bisogno di uscire e farsi conoscere in modo univoco, compatto. Expo in questo senso è stata una bella lezione. Ma la è stata anche Terre Padane, dove i piacentini hanno offerto una bella lezione di efficienza e dinamismo, acquisendo realtà produttive di altre provincie e trasformando una struttura "storica" ma locale, in un Consorzio di dimensioni notevoli. Una lezione che andrebbe seguita, perché oggi per stare sui mercati è necessario avere dimensioni adeguate ed obiettivi chiari da perseguire uniti».

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