«Diamo modo ai nostri allievi di competere in un mondo già cambiato»

Il Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo alla Cattolica di Piacenza per i sessant'anni della Facoltà d'Agraria. «Oggi i sistemi sono più dinamici e questo retaggio del passato è un elemento frenante»

L'arrivo del ministro Profumo alla Cattolica (foto Gis)

«Fino a poco tempo fa il trasferimento delle conoscenze e delle competenze proveniva dalla famiglia, quindi venivamo cooptati dai nostri maestri. Oggi i sistemi sono più dinamici e questo retaggio del passato è un elemento frenante. Dobbiamo perciò “mescolare il sangue”, cioè confrontarci con chi esprime una cultura diversa, arricchendoci reciprocamente per trasformare le nostre conoscenze. L’Italia solo da poco ha iniziato questo processo che è essenziale per farci divenire cittadini europei». E’ stato chiaro il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo nel suo intervento nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza, dove è stato invitato nell’ambito delle celebrazioni per il suo sessantesimo anniversario di Fondazione, accolto dal prorettore Franco Anelli, dal direttore di sede Mauro Balordi e dal preside della Facoltà di Agraria Lorenzo Morelli. Una vera e propria “lectio magistralis” la sua, ascoltata nel massimo silenzio da allievi ed autorità che hanno affollato l’aula, accompagnata, al termine, da un prolungato applauso.

«Il recente Nobel all’Auropa - ha precisato - è stato assegnato ad un sistema di 27 Paesi dove da sessant’anni non ci sono più guerre. Certo - ha detto il Ministro - le regole sono rigide, ma nel rispetto della differenza delle persone che vi risiedono. Il nostro sistema di formazione è di qualità, tanto che gli studenti italiani degli “Erasmus” sono sempre tra i migliori. Per questo noi dobbiamo selezionare sulla base di una piattaforma culturale che sia intangibile per il bene del paese. Noi valorizziamo ancora troppo poco la capacità e l’impegno delle persone. Occorre attivare in Italia una cultura della trasparenza, con l’obiettivo di trasmettere la verità. E’ fondamentale il rispetto dei tempi; non farlo determina costi elevati; se chiediamo agli allievi il rispetto delle regole, dobbiamo farlo noi per primi».

Ed ha raccontato che gli atenei che avevano chiesto una proroga per la programmazione, di fronte alla minaccia di penalità, hanno subito rispettato i tempi previsti. «Questo - ha sostenuto - è un aspetto del nostro Paese che deve cambiare, così come dobbiamo superare l’eccesso normativo, puntando sulla semplificazione, sul buon senso e sul coinvolgimento delle persone. Trovare un giusto equilibrio nella valutazione e nella corrispondente premialità. Non possiamo permetterci - ha detto chiaramente il Ministro - contrariamente a quanto fanno gli altri partner europei, di non recuperare ciò che diamo in Europa per la ricerca; dobbiamo gestire la “cosa pubblica” con lo stesso buon senso e la medesima attenzione con cui amministriamo la nostra famiglia. E’ necessario puntare su una maggior integrazione con l’Europa, non a parole, ma con i fatti, ricordandoci che ora siamo cittadini europei; facciamolo sulla ricerca come sull’economia, avviando un processo culturale che mira alla persona, dando modo ai nostri ragazzi di competere in un mondo che è già cambiato».

Nel suo discorso di saluto il prorettore Franco Anelli ha ricordato che poco dopo la posa della prima pietra, padre Gemelli aveva sottolineato che su questo progetto si erano aggregate energie non necessariamente cattoliche, ma che riconoscevano la facoltà di Agraria come occasione di sviluppo per la comunità. «Il contributo che si voleva dare era di progresso scientifico e tecnologico, mettendo in sinergia scienza pura e applicata, facendo nascere un politecnico agrario. La conclusione del progetto piacentino non fu semplice, ma fu esemplificativa perché è stata da traino per altri organismi universitari. Pertanto un ringraziamento a chi era presente allora, a chi ha sostenuto la Cattolica e chi ancora vi lavora».

Il preside di Agraria Lorenzo Morelli ha ricordato con emozione di quando 40 anni fa era entrato come studente di una Facoltà «di cui ora sono Preside. Sono emozionato e auguro agli studenti di compiere il mio stesso percorso. “Da Piacenza all'Europa”, questo il leit motiv del mio intervento: la ricerca cresce se ha grandi orizzonti, e deve essere verificata. Al momento abbiamo attivato tre corsi triennali e tre lauree magistrali, con una scuola di dottorato inter facoltà Agrisystem. Riusciamo ad avere 72 assegnisti di ricerca, tutti finanziati con risorse proprie. Nel 2011 abbiamo portato 180 progetti di ricerca, del valore di oltre 5 milioni di euro. Nel programma Quadro dell'Europa abbiamo 21 progetti finanziati, di cui uno parte oggi. Qui si sono succedute tre generazioni di ventenni, ma dobbiamo creare le condizioni perché il mondo agroalimentare produca di più, l'ambiente soffra e meno e per garantire i giusti dividendi a chi produce. Non basta trasmettere conoscenza, la dobbiamo creare e i crea solo con la ricerca. Per questo- ha concluso- dobbiamo lavorare tutti insieme per il bene della nostra nazione». Al termine la consegna delle Borse di Studio della facoltà di Agraria, l’inaugurazione del nuovo microscopio elettronico a scansione e la presentazione della collezione Sernagiotto, vero e proprio scrigno della biodiversità, contenente i semi di 1.100 diverse specie di piante coltivate ed infestanti risalente agli inizi del ‘900.

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