«Export motore di crescita del Pil, ma occorrono filiere coese»

Lo ha detto Roberto Luongo, direttore generale dell’Ice - l’organismo attraverso cui il governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri e per attrarre gli investimenti esteri in Italia

Il tavolo dei relatori

«L’export è fondamentale per la crescita del PIL tanto che, pur in una perdurante epoca congiunturale, oggi ne rappresenta il 32%. Ma dobbiamo fare in modo di unire le filiere per sfruttare l’unicità produttiva (e diversificata) di qualità che ci caratterizza. Ed intanto, oltre a consolidare i mercati già esistenti, occorre rivolgere la nostra attenzione per il futuro verso l’Africa».

Lo ha detto il direttore generale dell’Ice (Istituto Commercio Estero) Roberto Luongo, napoletano, una vita all’interno in questa agenzia governativa per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’organismo attraverso cui il governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri e per attrarre gli investimenti esteri in Italia. E’ intervenuto come ospite al Consiglio generale di Confindustria Piacenza, il primo dopo il rinnovo che ha visto l’ingresso di Melissa Alberti (Pallex Italia). Villiam Ballini (Poste italiane), Marco Belloni (Belloni Lamiere), Sergio Bertuzzi (VarOne), Giovanni Fossati (Fossati serramenti), Paolo Maserati (Maserati). Francesco Rolleri (Rolleri), Elisa Tatano (Tatano Caldaie), Maria Grazia Torlaschi (Gualapack), Giorgio Vecchiattini (Cds), Barbara Zoni (Poliweb graphics).

«Con questi incontri- ha spiegato il presidente Alberto Rota- desideriamo conoscere persone che possano arricchire la nostra esperienza grazie ai ruoli chiave che ricoprono nel contesto economico e culturale nazionale. L’Ice in particolare- dopo il suo processo di riforma- è un’organizzazione dinamica, motivata e moderna, con una diffusa rete di uffici all’estero, uno strumento importante per la penetrazione commerciale. Ne abbiamo bisogno- ha ribadito- in questo momento così difficile per l’economia anche se- ha spiegato Rota- il nostro territorio cresce e va avanti, come dimostrato dall’analisi congiunturale che presenteremo prossimamente».

«Senza l’export- ha detto chiaro e tondo Luongo- il Pil sarebbe in discesa; dobbiamo quindi incentivare ancora di più l’internazionalizzazione e guardare come modello industriale a paesi più virtuosi di noi, come per esempio la Germania che oggi esporta il 50%».

Luongo ha sottolineato le differenze e gli squilibri che caratterizzano Nord e Sud Italia e la difficile situazione per i contrasti commerciali Usa- Cina. «Punto di forza del nostro export è la meccanica, assai sensibile all’attuale situazione di crisi automobilistica. Uno scenario che ci deve orientare sempre più verso l’internazionalizzazione, con l’Ice che vi investe 180 milioni di sostegno; oggi stiamo lavorando molto sul digitale, per penetrare sempre di più sulle piattaforme commerciali più importanti; è quindi necessaria una specializzazione più mirata ed articolata, un’assistenza personalizzata grazie ai nostri 65 uffici sparsi in tutto il mondo che le associazioni devono far conoscere, divulgando le funzioni che l’Ice svolge a loro favore».

Per il direttore generale l’Italia deve essere presente su tutti i grandi mercati, rafforzando quello europeo e poi Usa e Giappone, nazione che si sta aprendo grazie ai recenti accordi commerciali. Più problematici quelli di Cina, Brasile, India e Vietnam (con grandi potenzialità); «sono mercati complessi, in cui è essenziale è la tutela dei brevetti». Altri paesi interessanti sono quelli del Golfo Persico per il lusso, la protezione ambientale, la meccanica. Quella strumentale in Italia si presenta però all’estero ancora in modo troppo frammentato, pur essendo di grande livello. Dobbiamo sviluppare innovazione tecnologica e ricerca; l’Italia perde se ci dividiamo; con le filiere unite ci guadagnerebbero tutti. Noi stiamo appoggiando anche le start- up per far crescere la loro capacità di essere presenti sui mercati».

Numerose le domande. Su un’Italia a due velocità ha sostenuto che «ci sono fattori culturali da superare; il Sud deve dotarsi di strumenti manageriali per l’export grazie a politiche di sostegno all’internazionalizzazione».

Sulla richiesta delle imprese piacentine dell’agro-alimentare di essere maggiormente ascoltati dall’Ice, Luongo ha risposto che «bisogna preparare bene le iniziative promozionali; non basta partecipare, bisogna scegliere con attenzione le aree in cui ci si desidera inserire. Essenziale è poi trasmettere ai giovani il know-how acquisito, come si fa in molti paesi europei più attenti a questo essenziale aspetto».

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