Fauna selvatica: più che contenere bisogna gestire in sinergia scienza e politica

Il tavolo

La gestione della fauna selvatica è un problema che riguarda non solo l’agricoltura ma l’intero territorio, con crescenti costi ambientali e sociali che bisogna risolvere con una corretta e pianificata gestione e una legislazione nuova ed aggiornata. Un problema ormai non più procrastinabile oggetto di un interessante convegno organizzato dalla Cia (agricoltori italiani) di Piacenza nella Sala Piana dell’Università Cattolica. Nella sua introduzione agli interventi, moderati dalla giornalista Paola Romanini, il presidente Cia Piacenza, Franco Boeri ha riassunto i punti focali del manifesto dell’associazione, ovvero il paese che vogliamo con l’obiettivo di definire un progetto di manutenzione del territorio nazionale, con gli agricoltori protagonisti, in un’ottica non più di emergenza, ma di prevenzione, tutela e gestione delle calamità. Dal dissesto idrogeologico, ai danni da maltempo e fauna selvatica tutelando il reddito degli agricoltori. Dopo il saluto del senatore Pietro Pisani (abbiamo bisogno di un paese dove si usa il buon senso con regole certe), dell’assessore Paolo Mancioppi (ambiente ed agricoltura devono dialogare tra loro) e di Romeo Gandolfi per la Provincia (il problema è la gestione complessiva del territorio attraverso una manutenzione programmata), ha preso la parola Giuseppe Cornacchia, capodipartimento della Cia che ha ricordato la mobilitazione su alcune emergenze ovvero la gestione del territorio, le infrastrutture, la governance e la fauna selvatica per la quale in altri paesi la caccia è libera. «A causa della loro sempre più invadente presenza, gli agricoltori di collina e montagna spesso abbandonano le coltivazioni ed il territorio si spopola ulteriormente depauperandosi del loro indispensabile presidio, con squilibri eco-sistemici che coinvolgono l’intero territorio, ed ancora incidenti stradali e rischi di zoonosi. E’ - ha ribadito - un problema che non si risolve in poco tempo e che necessita di una corretta e pianificata gestione, con una legislazione aggiornata: una gestione, non una conservazione».

«Ci vuole  - ha detto  - una pianificazione delle Regioni con supporti scientifici. La caccia può dare un contributo, ma non risolve; ci vuole responsabilità politica, con mezzi adeguati, personale istituzionale e partecipazione dei cittadini. L’utilizzo della carne va incentivato attraverso una filiera perfettamente rintracciabile. Ed i danni devono essere risarciti per intero e vanno armonizzate le discrepanze legislative». «Ed in effetti - ha detto il senatore Gianpaolo Vallardi presidente della Commissione Agricoltura - la volontà in Commissione di normative adeguate, attraverso appositi emendamenti bipartisan alla Finanziaria c’è, ma il Ministero dell’Ambiente ed il Ministro Costa continua ad avocare a sé la competenza sugli animali selvatici». «La visione ambientalista che il Ministro evidenzia - ha spiegato - è su un piano ideale non compatibile con la nostra realtà fortemente antropizzata. Già l’agricoltura italiana è sotto assedio, il reddito è basso, ma ci impediscono di reagire e di trovare una soluzione. Ci sono- ha ribadito- problemi strutturali: bisogna modificare la legge 157 ormai obsoleta e costruire una visione comune. Dobbiamo andare con una voce comune in Europa e per Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale),è necessaria una profonda revisione che comporta scelte politiche». Un concetto pienamente condiviso dal consigliere regionale Gian Luigi Molinari per il quale «Ispra sta esercitando un ruolo politico che non gli compete. C’è bisogno un riconoscimento del ruolo dei selettori, bisogna trovare un giusto equilibrio negli Atc tra agricoltori e cacciatori, un dialogo, un confronto, ma poi di fronte a problemi concreti ed importanti, i primi devono ricordarsi che possono esercitare un ruolo molto importante per la gestione del territorio».

Stefano Cavanna direttore di Condifesa ha ricordato che per ora non ci sono strumenti assicurativi idonei per rispondere alle esigenze degli agricoltori. «Si potrebbero inserire nel Prg tra le avversità assicurabili, reperire compagnie disponibili coinvolgendo Ismea e gli enti per definire meglio rischi e liquidazione dei danni. Come Condifesa Emilia Romagna stiamo lavorando su queste tematiche». Cavanna ha tracciato un breve bilancio dell’anno in corso “un anno da record che dimostra la bontà di Condifesa per le avversità, con un aumento del 7% delle superfici assicurate. E funziona non solo per il pomodoro, ma per tutte le altre coltivazioni». Ed ha infine ricordato l’importanza della polizza per le coltivazione dei cereali autunno-vernini.  Le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale (AGIA) dei giovani della Cia Stefano Francia che ha ribadito «la necessità impellente di ricollegare le aree rurali. Bisogna coinvolgere il territorio che va governato. Essenziale la manutenzione delle infrastrutture ed uno sviluppo delle filiere fondamentale per le aree interne». Francia ha chiesto una profonda modifica della legge 157 ed ha ribadito che «bisogna rimettere al centro il dato scientifico da cui ripartire». Ha criticato «l’idealismo di maniera perché la natura va regolata. Se vogliamo mantenere le aree rurali, vanno gestite con un progetto scientifico e politico, con le associazioni  che svolgono un ruolo primario». Il presidente AGIA ha chiesto «di aprirsi all’innovazione genetica per essere veramente green» e ha sottolineato «l’importanza delle multi rischi da estendere ai danni animali» e ha ribadito «l’importanza di riformare Ispra, dandole maggiore territorialità e la competenza della gestione al Consiglio dei Ministri per raccordare al meglio il lavoro dei diversi ministeri».

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