«Il Governo proporrà il tavolo nazionale sul pomodoro»

Vallardi, presidente commissione Agricoltura del Senato, a Piacenza incontra la filiera del pomodoro del Nord che chiede: lotta alla concorrenza sleale di Ucraina e Spagna, etichettatura, regole uguali per tutti per la coltivazione e per l’uso di fitofarmaci, aiuti Pac accoppiati e ristabilimento delle quote, nuova immagine dell’oro rosso italiano

Il tavolo dei relatori

«Entro la fine dell’estate pensiamo di proporre un tavolo nazionale del pomodoro. Le richieste ascoltate oggi avranno una risposta dal Governo, in termini di risorse, organizzazione e taglio della burocrazia. E tutta la filiera del pomodoro ne trarrà benefici. Dobbiamo dare concretezza e sono allo studio contratti pluriennali. Per la tutela e la promozione del Made in Italy questo Governo ha stanziato 500 milioni di euro e con l’etichetta obbligatoria in Italia abbiamo messo una pezza al falso pomodoro».
Lo ha detto il presidente della Commissione agricoltura del Senato, Gianpaolo Vallardi, che ha partecipato in prefettura a un tavolo sul pomodoro piacentino organizzato dai parlamentari della Lega, Elena Murelli e Pietro Pisani. Al summit erano presenti i sindacati degli agricoltori, Anicav, Confapindustria, Confindustria, le organizzazioni di prodotto, la OI pomodoro da industria del Nord e la Regione Emilia Romagna, che hanno esposto ai parlamentari le criticità dell’oro rosso del Nord, dove si produce la metà del pomodoro italiano (Piacenza è la prima provincia per produzione).
I partecipanti hanno elencato i problemi del pomodoro italiano: la necessità di una etichettatura in tutta Europa che indichi l’origine della materia prima, il rispetto delle regole in tutta la Ue sull’uso dei fitofarmaci, certificazioni che indichino la qualità, il rispetto per l’ambiente e la salubrità dei prodotti italiano, contrastare l’invasione di pomodoro spagnolo e ucraino prodotto con regole diverse da quello italiano e con aiuti pubblici, il ritorno alle quote e agli aiuti accoppiati per il pomodoro, norme rigide sul lavoro, attenzione ai costi dell’energia e dell’acqua (aiutando gli agricoltori con la creazione di invasi e dighe) che non rendono competitivo il prodotto italiano rispetto a quello di altri Paesi. Non ultima, la richiesta di ristabilire l’immagine del pomodoro italiano spesso associato allo sfruttamento del lavoro.
Murelli ha sostenuto che l’esecutivo metterà in campo contro la burocrazia e la concorrenza sleale, mentre Pisani ha sottolineato come il pomodoro sia strettamente legato all’ambiente, all’acqua, ai rifiuti e che occorre cominciare a ragionare sulle bioenergie che possono essere prodotte dagli scarti di produzione e lavorazione perché «l’Europa ha stabilito che entro il 2050 almeno il 50% dell’energia dovrà essere prodotto da fonti alternative».

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