Il presidio dei lavoratori di Mercatone Uno prima dell’incontro al Ministero

Questa mattina presidio di sindacati, lavoratori e clienti davanti al punto di vendita di Rottofreno dopo la notizia del fallimento di Shernon. Lunedì 27 il tavolo al Mise

Nella mattinata di domenica 26 maggio i dipendenti del punto vendita di Rottofreno di Mercatone Uno, raggiunti dalla notizia – tramite WhatsApp – della chiusura di tutti i punti vendita e, perciò, della perdita del posto di lavoro - hanno tenuto un presidio con le sigle sindacali davanti al negozio chiuso. «Con sentenza del 23 maggio – informano i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs - il Tribunale di Milano ha decretato il fallimento della Shernon, azienda che aveva acquisito lo scorso anno dalla ditta Mercatone Uno in Amministrazione Straordinaria ben 55 punti vendita, con l’obbligo assuntivo di oltre 2000 lavoratori. In realtà, sino a questo momento, la stessa era subentrata solo in 47 punti vendita con l’impiego di oltre 1800 risorse umane. Si ricorda che, la vendita dei 55 punti vendita fu proposta dall’AS, dopo una lunga trattativa con i soci di Shernon, ritenuta degna di un positivo riscontro da parte del Comitato di Vigilanza del Mise. Successivamente, e dopo una lunga e difficile trattativa, Filcams, Fisascat e Uiltucs, presso il Mise stipularono un Accordo Sindacale regolante il passaggio dei lavoratori, ben consci che, senza l’accordo, la vendita non si sarebbe perfezionata e sarebbe intervenuto il fallimento già a luglio 2018 con la conseguente perdita dei posti di lavoro e delle relative professionalità.

Col passare del tempo, la mancanza di finanziamenti e di liquidità ha fatto sì che, già negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare. A marzo 2019, come denunciato dalle tre federazioni confederate, i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti.

Nell’incontro tenutosi a marzo fra Filcams, Fisascat, Uiltucs e l’ad di Shernon, quest’ultimo preannunciava un imminente capitalizzazione della Shernon e informava le rappresentanze sindacali in merito ad una non meglio precisata trattativa con potenziali investitori. La ricapitalizzazione annunciata doveva esser effettuata entro la fine di marzo e presupponeva un investimento pari a circa 20 milioni di euro, cifra che, da subito le organizzazioni di categoria hanno ritenuto assolutamente insufficiente a garantire la ripresa dell’azienda. A metà aprile, senza darne informazione alcuna, nemmeno al Mise, l’azienda ha presentato istanza di Concordato Preventivo presso il Tribunale di Milano. La decisione assunta il 23 maggio dal Tribunale di Milano, dimostra che le preoccupazioni delle tre sigle sindacali erano del tutto fondate e che, la situazione è molto più grave di quanto l’AD di Shernon abbia raccontato al Mise il 18 di aprile ed ai lavoratori nei vari comunicati ad essi diretti». Domani si terrà un incontro al Mise per avere risposte su questa delicatissima situazione e sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Serve un intervento tempestivo e garante, dichiarano le tre organizzazioni.Mercatone Uno-4

«Ci troviamo in una condizione molto difficile - dichiara Francesca Benedetti della Fisascat Cisl - e che ha risvolti sociali drammatici, nonostante questo abbiamo speranza che si possa trovare una soluzione per i lavoratori coinvolti anche attraverso cessioni di assetti societari che nn coinvolgono l’intero perimetro aziendale. Nella malaugurata ipotesi che questo non fosse possibile, ci attiveremo a livello locale chiedendo aiuto a tutte le forze istituzionali per costruire un progetto di ricollocazione del personale in esubero, contenendo per quanto più possibile il costo che le famiglie sono costrette a sopportare causa una gestione scellerata della crisi da parte degli organi preposti alla vigilanza». «Non è accettabile aggiunge Elisa Barbieri della Filcams Cgil - che nel nostro paese un lavoratore possa venire a conoscenza del fatto che la sua azienda è fallita tramite un messaggio o vedendo la serranda del proprio punto vendita abbassata. Non se lo meritano i lavoratori di Mercatone che in questi anni hanno patito già troppo tra mille incertezze e riduzioni salariali, dando sempre il loro contributo anche in termini di riduzione di orario di lavoro nel passaggio a Shernon affinché l’azienda potesse avere un futuro». «La situazione spiega anche Vincenzo Guerriero della Uiltucs - che stanno vivendo i dipendenti è drammatica. Ritrovarsi di colpo, senza alcun preavviso, senza il proprio posto di lavoro è surreale. Il MISE, di concerto con le rappresentanze sindacali e le istituzioni locali ove hanno sede i 55 punti vendita, deve dare priorità, nella risoluzione della vicenda, ai 1860 dipendenti del gruppo, senza dimenticare i ben 10.000 addetti dell'indotto. I numeri sono importanti: 500 aziende fornitrici che hanno un credito, verso la Holding, di ben 250 milioni. Migliaia di clienti che hanno versato acconti, anche importanti, per l'acquisto di merci che, ad oggi, non saranno mai consegnate. E 1860 famiglie che non hanno più lo stipendio, a maggioranza unica fonte di sostentamento. Vogliamo risposte. Adesso. Subito».

«La vicenda del Mercatone Uno la stiamo toccando con mano, da vicino, questa mattina – ha aggiunto anche Pino De Rosa di Ugl -. Senza nessun preavviso, nel giro di poche ore, hanno scoperto di aver perso il proprio posto di lavoro. E sono stati colpiti anche i clienti, che avevano pagato e dovevano ritirare la propria merce. Oltre al presidio sindacale stiamo facendo consulenza a queste persone. I clienti vogliono essere tutelati e al tempo stesso hanno capito la situazione e solidarizzano con i lavoratori. Vedremo domani al Ministero dello Sviluppo economico se ci saranno delle novità. Questa brutta storia coinvolte tante famiglie, bisogna intervenire».

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