«In piazza per riaprire i cantieri. La crisi non venga usata dalle aziende per danneggiare i lavoratori»

Il 15 marzo sciopero generale del comparto costruzioni. A Piacenza in Cassa edile le imprese attive sono oggi a 557, quando nel 2010 erano 859

Uno sciopero nazionale di un comparto “volano” per l'intera economia del Paese - e del territorio piacentino. E' tutto pronto per lo sciopero unitario nazionale del comparto edilizia. La sola Fillea Cgil di Piacenza ha imbastito un pullman di lavoratori e lavoratrici in partenza dallo stadio giovedì notte. I motivi della massiccia partecipazione vengono spiegati così da Filippo Calandra, segretario generale Fillea Cgil di Piacenza: «Negli ultimi anni si sono persi oltre 1.500 posti di lavoro solo a Piacenza: se nel 2010 erano 3.960 gli addetti registrati in Cassa Edile, nel 2018 sono scesi a 2.601. Per quanto riguarda le ore lavorate, siamo passati dai 3,876 milioni di ore nel 2010, ai 2,169 al 31 dicembre 2018. E anche se abbiamo registrato una piccolissima inversione di tendenza l'anno scorso, le previsioni per il 2019 non sono rosee».

«Cosa chiediamo? Chiediamo il rilancio del settore per rilanciare il paese, perché quello delle costruzioni è stato uno dei settori più colpiti Filippo Calandra-3dalla crisi, con tante aziende che rischiano di chiudere, tante vertenze nazionali e locali aperte, con un calo continuo dell’occupazione e degli investimenti. L’iniziativa del 15 marzo non sarà una manifestazione contro il Governo - specifica Calandra - ma è finalizzata a sollecitare l’attenzione attorno ad alcuni temi prioritari: i cantieri delle infrastrutture ancora fermi e le numerose opere pubbliche bloccate meritano un cambio di passo in un’ottica di aumento dei posti di lavoro per migliaia di persone, di modernizzazione e crescita e di collegamento delle varie aree del Paese in una migliore connessione con l’Europa. E’ necessario richiamare ad una visione d’insieme e chiedere una reale politica industriale per il settore e per il Paese. E' quindi importante dare forza all’iniziativa». A Piacenza hanno chiuso centinaia di aziende, se pensiamo che in Cassa edile le imprese attive sono passate oggi a 557, quando nel 2010 erano 859.

«La crisi di questi anni è stata usata in alcune aziende per legittimare comportamenti che giudichiamo deplorevoli nei confronti di lavoratori che hanno patito più di altri la crisi – conclude Fillea - ci segnalano casi di lavoratori che dall'oggi al domani vengono spostati da un sito a un altro, senza aprire nessuna discussione con le RSU aziendali. Sono atteggiamenti che combatteremo nell'ottica di una collaborazione tra imprese e lavoratori che sappia agganciare la ripresa, e uscire da dinamiche padronali che non portano da nessuna parte».

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