Le eccellenze piacentine verso Expo, parola d’ordine “organizzazione”

Salumi e vini oltre a pomodoro e luoghi turistici offrono un potenziale enorme per approdare all’Esposizione universale. Il parere di tre presidenti di Consorzi: Belli, Grossetti e Campana

Le parole d’ordine sono «organizzazione, pianificazione e visibilità dei prodotti tipici». Sì perché l’appuntamento con Expo è uno di quei treni che passano una volta sola. Le cartucce a Piacenza e al suo territorio non mancano: enogastronomia d’eccellenza, territori in parte ancora sconosciuti che vanno dalle dolci colline alle montagne dell’Appennino emiliano, passando per borghi medievali che farebbero rimanere estasiati i turisti, almeno una parte di quei 20 milioni previsti per Expo 2015, che si riusciranno a portare qui. E pochi giorni fa è nata una Ats per far sì che anche Piacenza approdi con i suoi prodotti al Padiglione Italia

La Coppa d’Oro, manifestazione che vuole premiare l’impegno di chi si batte per le eccellenze agroalimentare ed enogastronomiche vede i principali Consorzi piacentini in prima fila, capitanati dalla Camera di commercio.

I SALUMI «Nonostante tenga il consumo interno e l’export vada bene, con un aumento tra il 7 e l’8 per cento, ci sono ancora difficoltà nell’esportazione verso gli Stati Uniti». Roberto Belli è il presidente del Consorzio salumi tipici piacentini. Con una produzione di 300mila coppe all’anno, un milione di salami e 150mila pancette (i tre moschettieri Dop), il Consorzio sta tentando l’assalto agli Us «ma la burocrazia ci frena». E pensare che dopo l’accordo di libero scambio con l’America le vendite di salume italiano a giugno sono balzate al +26% rispetto allo stesso mese 2012.

«Ciò che rappresenta Expo non ce lo possiamo nemmeno immaginare – prosegue Belli – ma ora dobbiamo preparare le iniziative e organizzarci. Le potenzialità ci sono: pomodoro, salumi, vino, cultura e luoghi turistici». E sulla cultura punta anche Antonio Grossetti, presidente del Consorzio salumi Dop piacentini: «Il matrimonio di quest’anno tra Gutturnio e coppa ci porta al top. Ma non dimentichiamo che oltre ai prodotti noi abbiamo anche una storia da vendere, una storia e un fascino di oltre duemila anni, e da far conoscere. Bisogna catturare l’attenzione dei turisti e portarli qui. Quando uno troverà la coppa piacentina a New York dovrà avere negli occhi anche la bellezza delle nostre colline».

IL VINO «C’è una forte richiesta per i vini piacentini, anche se, per quanto riguarda il Gutturnio, piace quello fermo. All’estero, quello frizzante è poco compreso». E’ soddisfatto Patrizio Campana, presidente dell’Associazione Gut, nata per promuovere il vino rosso (prodotto unicamente con uve barbera e croatina) che la storia vuole inventato dai romani circa 2200 anni fa, quando insediarono il castrum che divenne poi Piacenza. La leggenda narra che a crearlo fu il suocero di Giulio Cesare.

Riguardo a Expo, Campana ci crede e ha le idee chiare: «Piacenza è partita verso Expo, ma c’è ancora tanta strada da fare, finora è stato fatto poco. Serve un impegno maggiore maggiore da parte di tutti, produttori, associazioni di categoria, ma anche istituzioni. Il potenziale è enorme. La qualità dell’agroalimentare piacentino è medio-alta, purtroppo resta il problema di far conoscere le nostre eccellenze». Giocando a “fantaexpo”, Campana è sicuro «che se ci fosse un Padiglione Piacenza sarebbe un successo. E’ necessario organizzarsi e chi partecipa a questa avventura deve avere la voglia di cooperare».

Gianfranco Salvatori

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