Licenziati della Gls, moglie e figli davanti al magazzino: «Fateli tornare a lavorare»

«Ci colpisce la protesta spontanea dei familiari, delle mogli e dei figli dei 33 facchini licenziati dal fornitore di servizi alla Gls di Montale che nella serata del 7 febbraio superando la loro consueta riservatezza, si sono recati al magazzino per richiedere che i loro mariti e padri vengano riassunti, lo hanno fatto in modo assolutamente civile e pacato, ma non sfugge a nessuno il messaggio di disperazione che sta dietro tale iniziativa». Si legge in una nota del sindacato Usb.

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«Sono famiglie venute da lontano nel nostro paese in cerca di un riscatto sociale, di un futuro migliore, anche al costo di un lavoro duro, pesante come è quello del facchino e solo perché hanno preteso dignità e legalità oggi si trovano in mezzo ad una strada. Far perdere a queste persone la speranza è un atto crudele oltre che ingiusto, l'intera comunità piacentina non può permettere tutto ciò, non si deve consentire che un atto di forza e repressione produca l'ulteriore danno del dramma e della disperazione. Usb è al fianco delle mogli e dei bambini e in questo senso promuove nei prossimi giorni un fitto calendario di volantinaggi e presidi nella città e fuori. I 33 licenziati  - concludono - devono tornare a lavorare, devono poterlo fare in sicurezza e nella legalità, la lotta continua sino a che non sarà battuto il sistema malato degli appalti e subappalti che produce solo precarietà e negazione dei diritti»

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