Lotta al ragnetto rosso del pomodoro: con il progetto Idra difesa fitosanitaria e precision farming

Idra è un progetto di sperimentazione che si protrarrà sino alla primavera 2022 ed ha ottenuto un finanziamento di 180mila euro, su un costo complessivo di 250mila, dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano di sviluppo rurale

Da sinistra Gazza, Rabboni, Caselli, Crotti, Mazzoni

Innovativa e tempestiva difesa fitosanitaria, precision farming, sperimentazione e successiva divulgazione tra le aziende produttrici: queste le caratteristiche principali del progetto Idra, nato dall’iniziativa del Goi (Gruppo operativo per l’innovazione), con l’obiettivo di migliorare la difesa fitosanitaria contro il ragnetto rosso, l’acaro che minaccia la coltivazione del pomodoro da industria e che in passato ha colpito duramente soprattutto il territorio Piacentino (areale storico con circa 10.300 ettari di pomodoro coltivati nel 2019) provocando un calo dei quantitativi e della qualità della materia prima, specie nella campagna del 2018.

Idra è un progetto di sperimentazione che si protrarrà sino alla primavera 2022 ed ha ottenuto un finanziamento di 180mila euro, su un costo complessivo di 250mila, dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano di sviluppo rurale. Vi collaborano Consorzio agrario Terrepadane (ente capofila); Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza; organizzazione interprofessionale OI Pomodoro da industria del Nord Italia; Ainpo; Centro di formazione, sperimentazione ed innovazione Tadini e quattro aziende agricole della provincia di Piacenza situate nell’area in passato maggiormente colpita dalla diffusione del ragnetto, ossia la zona a sud di Piacenza nel territorio dei comuni di Gossolengo, Gazzola, Podenzano, Rivergaro, Vigolzone, Ponte dell’Olio, San Giorgio Piacentino e Pontenure. «La mission di Terrepadane  - ha commentato Marco Crotti, presidente del Consorzio agrario Terrepadane - è valorizzare l’attività delle aziende agricole, offrendo loro servizi, ma anche individuando soluzioni alle problematiche che si presentano. Il ragnetto rosso nel piacentino è una grave calamità e rappresenta una variabile molto preoccupante e difficile da gestire nella coltivazione del pomodoro, in quanto può compromettere la produzione e comporta costi elevati per la difesa. L’obiettivo del progetto è quindi individuare una strategia efficace per contrastare il ragnetto rosso che sta minacciando non solo il pomodoro, ma anche soia e mais, con la speranza di riuscire a raggiungere risultati concreti, come merita questa filiera che – conclude Crotti – è vitale per l’economia del nostro territorio».

«Dopo il gruppo operativo per l'innovazione finalizzato all'utilizzo gestionale delle immagini satellitari delle coltivazioni in campo – commenta Tiberio Rabboni, presidente dell’OI - questo è il secondo progetto promosso e sostenuto dall’OI ad essere cofinanziato per il 70% dal Psr della Regione Emilia-Romagna. Sono molto soddisfatto. I due finanziamenti Psr si aggiungono a quelli per la formazione di futuri manutentori, all'intesa con il Consiglio nazionale per le ricerche in agricoltura e, a breve con Ismea. L'OI sta concretamente contribuendo alla creazione di nuovi servizi a supporto di tutta la filiera e, come evidenziato dall'esito di questo bando regionale, la sua partecipazione ai gruppi operativi candidati, risulta rilevante ai fini del raggiungimento dei punteggi necessari all'ottenimento dei finanziamenti. Il progetto Idra sperimenterà una strategia duratura ed efficace di contrasto al ragnetto rosso puntando soprattutto all’innovazione. Già nel 2018 avviammo un’azione d’urgenza contro il ragnetto e finanziammo la sperimentazione della lotta biologica con i fitoseidi».

«La Regione Emilia-Romagna - ha detto l'assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli - ha fortemente investito nella ricerca e sperimentazione in agricoltura stanziando 50 milioni di euro, l’importo più alto fra tutte le regioni europee, a sostegno di Gruppi Operativi per l’Innovazione come Idra. Ad oggi sono stati finanziati 125 progetti che rappresentano un patrimonio di conoscenze unico a disposizione di tutto il sistema agroalimentare dell'Emilia-Romagna. 51 i progetti innovativi di filiera. Questo progetto, che intende sviluppare tecniche di precisione sostenibili per rispondere in modo efficace ad un persistente problema fitosanitario, si aggiunge ad altri per il settore del pomodoro finanziati con la misura per l’innovazione del Programma di Sviluppo Rurale. I cambiamenti climatici, gli obiettivi di sostenibilità ambientale, la necessità di rimanere competitivi sul mercato con prodotti di qualità che garantiscano reddito alle aziende agricole impongono un costante sforzo e impegno in termini di innovazione».

Vittorio Rossi (con lui Emanuele Mazzoni) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha detto che “dobbiamo puntare ad una convivenza governata perché non è semplice debellare tout court certe avversità. Il progetto della durata di tre anni prevede la raccolta delle informazioni nelle aziende agricole, in modo da identificare i fattori predisponenti l’infestazione della coltura di pomodoro da industria da parte del ragnetto rosso così come le ragioni di una sempre più difficoltosa difesa fitosanitaria contro questa avversità. Dopo di che, al termine saranno formulate linee guida che sono aggiornate di volta in volta per la prevenzione e la gestione del ragnetto rosso da parte degli agricoltori ed il confronto di queste con le tecniche colturali adottate dalle aziende.Sarà studiata della dinamica delle popolazioni di acari (fitofagi e predatori) e dei meccanismi di resistenza agli acaricidi presenti in queste popolazioni nel corso della stagione colturale per ottimizzare le strategie di difesa. Altro aspetto fondamentale è la divulgazione agli agricoltori, ai tecnici delle Op (Organizzatori di produttori) e ai vari attori della filiera di un approccio innovativo per la difesa del pomodoro da industria, basato sui risultati ottenuti dalla ricerca scientifica. Tutto questo deve sfociare nella formazione degli agricoltori affinché attuino una corretta difesa delle colture in campo. Insomma solo facendo sistema la nostra agricoltura può progredire affrontando le sfide del futuro «e basandosi sempre - come ha ribadito la Caselli - sulla sperimentazione e la tecnologia innovativa».

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