Mense scolastiche: da qui può partire la vera educazione alimentare

Convegno alla Cattolica sui risultati di una ricerca interdisciplinare che ha coinvolto l'Università, unitamente a ricercatori, studenti,insegnanti nella scuola primaria e secondaria

Ettore Capri

Stare a tavola è un momento fondamentale di educazione alimentare ma anche, e soprattutto, di convivialità, nonché di eticità, perché trasmette valori. La ricerca scientifica è un supporto indispensabile per quanto riguarda la sicurezza, ma le scoperte e le innovazioni vanno poi praticamente trasferite tramite la scuola e le sue strutture, tra cui, fondamentali, sono le mense scolastiche, un patrimonio che l’Italia ha in numero rilevante unitamente alla Svezia.

Sui risultati di una vasta sperimentazione già in atto da diversi anni si è discusso in un convegno alla Cattolica di Piacenza a cui hanno preso parte ricercatori, insegnanti per riflettere sulle possibili strategie di educazione alimentare che riguardano non solo una corretta alimentazione (e quindi la salute delle persone), ma altresì la sicurezza alimentare e la lotta agli sprechi, quindi, di converso, gli obiettivi tesi a ridurre la fame nel mondo, traguardi che possono essere raggiunti anche tramite modifiche ai nostri comportamenti alimentari quotidiani, con le mense scolastiche veicolo privilegiato perché il loro utilizzo è ormai divenuto contesto abituale per milioni di bambini italiani.

Dopo il prologo musicale con Maddalena Scagnelli del gruppo musicale Inerbia, è seguito l’intervento, con il coordinamento del prof. Ettore Capri, del prof. Piersandro Cocconcelli coordinatore del Laboratorio Expo Lab dell’Università Cattolica che opera su tre aree che concernono la cooperazione internazionale (da questa, per ora scarsi risultati), gli aspetti socio- culturali collegati al cibo e la ricerca tesa ad una formazione superiore ma pur agli aspetti etici.

Il tutto in un contesto di crisi dove si privilegiano prodotti ad alto contenuto calorico a scapito di frutta e verdura, con il rilevante peso della famiglia nelle tradizioni alimentari e con i messaggi mediatici che prevalgono sulla ricerca scientifica. In questo contesto la scuola assume un ruolo fondamentale per la corretta trasmissione di saperi, abitudini e valori, un ruolo ribadito anche dal Provveditore agli Studi di Piacenza Luciano Rondanini, che ha ribadito il ruolo della mensa come “momento della convivialità, dove si educa la parola e la mano (con l’uso delle posate), ma anche alla trasmissione del cibo come conoscenza e valore”.

Per l’assessore comunale Giulia Piroli, Piacenza è un modello nazionale grazie alla collaborazione tra scuola ed Asl, con la valorizzazione dei prodotti del territorio e la massima attenzione ai valori nutrizionali ed alla sicurezza alimentare.

Le mense dunque come luogo e modello che l’Italia (come ha evidenziato Marianna Lambiase) possiede in abbondanza, esattamente come la Svezia, uniche in Europa. Da qui può partire e snodarsi una progettualità di educazione alimentare che si radichi tramite gli allievi nelle famiglie e da qui in tutta la società, unitamente ai valori etici che tutto questo presuppone, compresa una fondamentale lotta gli sprechi.

Nicoletta Diasio ha trattato della conflittualità alimentare nei bambini e negli adolescenti, mentre Giorgio Donegani ha parlato delle esperienze individuali. Quindi sono stati presentati i risultati delle sperimentazioni avviate nelle scuole piacentine di educazione al cibo, mentre le conclusioni sono state affidate a Pierluigi Malavasi dell’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica.

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