Fallito il Mercatone Uno, negozio chiuso a Rottofreno. «Nemmeno un messaggio di scuse ai dipendenti»

La nota di Ugl Emilia Romagna. Previsto un presidio davanti nel piazzale al capannone sulla via Emilia a Rottofreno la mattina di domenica 26 maggio, alla presenza di tutte le organizzazioni sindacali che li stanno superando

Il negozio Mercatone Uno a Rottofreno

Il fallimento della Shernon Holding srl decreta la fine di Mercatone Uno, lo storico marchio emiliano presente anche nel Piacentino con un grande punto vendita a Rottofreno. I lavoratori si riuniranno in un presidio anche davanti nel piazzale al capannone sulla via Emilia la mattina di domenica 26 maggio, alla presenza di tutte le organizzazioni sindacali che li stanno superando.

«Si tratta del fallimento di un’azienda, di una speranza, dell’impegno di lavoratrici e lavoratori, di un modello d’intervento pubblico incapace di produrre effetti positivi - scrive Pino De Rosa, segretario regionale di Ugl Terziario - La sentenza di fallimento di Shernon Holding srl porta la data del 23 maggio. I responsabili dei locali, in molti casi solo con un messaggio arrivato alla mezzanotte del 24, hanno avuto disposizione di non far entrare i lavoratori all’interno dei negozi se non per recuperare gli effetti personali. I negozi di Mercatone 1 di tutta l’Emilia Romagna, come di tutta Italia, da oggi, e non si sa fino a quando, e non si può escludere per sempre, sono chiusi. Nessuna comunicazione preventiva alle organizzazione sindacali».

Prosegue la nota: «Non è neppure arrivato un video ai dipendenti, questa volta non per imbonire ma magari per scusarsi, da parte del rappresentante dell’azienda che di consueto usava fare “il moderno comunicatore”. Siamo anche consapevoli che vi siano numerosi clienti che hanno trovato fino a ieri nei soli lavoratori un interlocutore per le loro legittime richieste ed a nome dei lavoratori ringraziamo la massima parte di loro che hanno compreso che quelle donne e quegli uomini al lavoro cercavano di fare il loro meglio sebbene si trovassero in una situazione di difficoltà estrema loro per primi». «Quella che è stata alimentata come una speranza dal 2015 (ammissione all’amministrazione straordinaria ai sensi della legge Marzano) rischia di dover essere definita un’agonia per quasi tutti i lavoratori coinvolti. Oltre tre anni di amministrazione straordinaria, tre commissari e un numero importante di ore di cassa integrazione guadagni erogate, per arrivare alla cessione della massima parte del perimetro di ex Mercatone 1 a Shernon Holding srl nell’agosto del 2018. Già all’epoca, tra negozi non rientranti nel perimetro di cessione e lavoratori in eccesso rispetto al numero di quelli assorbiti dalle nuove aziende, sono volati via più di 800 posti di lavoro. Senza contare le riduzioni del regime orario di quelli riassorbiti. Poi mesi di dichiarazioni, di rassicurazioni, di riorganizzazioni, di riassortimenti mai reali, di previsioni future. Oggi, meno di 10 mesi dopo, il fallimento».

«I lavoratori in tutto questo lasso di tempo hanno agito con responsabilità e collaborazione. Come organizzazione sindacale abbiamo sempre indirizzato gli stessi al lavoro proficuo. Non vi erano altre strade, non si poteva fare altro che agevolare e favorire il lavoro dei commissari e dimostrare le capacità e la professionalità dei lavoratori di Mercatone 1. Del resto nei periodici incontri al MiSE, dati alla mano, quindi dati oggettivi e veritieri, l’azienda ha mostrato segni di recupero in termini d’incassi, di recupero di quote di mercato, di tenuta in equilibrio dei conti. Ha dimostrato di essere un’azienda sana».

Conclude De Rosa: «Al di là degli ipotetici sviluppi futuri, attualmente del tutto imprevedibili, è evidente che siamo di fronte all’evidente fallimento di un modello d’intervento pubblico. Eliminato l’Iri dalla nostra storia si è rimodulata la presenza pubblica nelle situazioni di crisi aziendali. La legge Marzano, pensata come un ponte per tornare al mercato, secondo una logica liberal-progressista, ci pare che tradotta in pratica significhi continuare a caricare la collettività degli oneri sociali (Cig per esempio) privandola della titolarità d’intervento economico».

«Crediamo che il lavoro fatto in amministrazione straordinaria abbia dimostrato che l’ex Mercatone 1 è un azienda in grado di stare sul mercato e produrre utili, oltre che garantire occupazione ai suoi dipendenti ed all’indotto. Invece ad un certo punto, lo prevede la legge, che individua anche tempi perentori, deve essere formulato un bando ed alienata».

«E’ il momento in cui il mercato “tiranneggia”. Il frangente prevede che sul mercato ci siano soprattutto: i concorrenti, che magari hanno più interesse ad affossare o ridimensionare l’azienda in crisi; gli speculatori che si fanno avanti solo con offerte economiche insignificanti e programmi di ristrutturazione che prevedono la devastazione dei livelli occupazionali; gli avventurieri sprovveduti con prevedibili risultati».

«Fermo restando che Ugl terziario presterà la massima assistenza ai lavoratori, crediamo che la vicenda di Mercatone 1 debba indurre a serie riflessioni di carattere generale rispetto ad una rimodulazione del rapporto tra la titolarità del pubblico interesse ed il “mercato” archiviando definitivamente la stagione liberal progressista ed avviandosi sul terreno della partecipazione».

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