"Quando Massarenti venne al lavoro con il Fiorino aziendale"

E' scomparso Mario Massarenti, a capo di un'azienda leader nelle perforazioni. I ricordi, gli aneddoti e il ritratto di un ex progettista della "J.Massarenti": "Uomo geniale, modesto. La sua ditta era palestra per tutti"

Gli occhi benevoli e attenti. La cultura tecnica immensa, il bagaglio di passione per il lavoro, l'attenzione al nuovo, alla sofisticazione, all'eccellenza. I dipendenti conosciuti uno per uno, l'anelito alla perfezione, all'ottimizzazione delle risorse. E poi la modestia. Innata. Quella che non s'impara in nessuna scuola o università, ma che nasce dal campo, dal sudore, dalla fatica.

IL FIORINO - "Un giorno ruppe la propria vettura. Un'auto semplice, nonostante avrebbe potuto permettersi chissà quale fuoriserie. Non chiamò qualcuno per andarlo a prendere a casa e portarlo in azienda, come avrebbero fatto in tanti. Salì sull'"umile" Fiorino della ditta, e venne in ufficio. Così. Semplicemente. Questo, secondo me, tratteggia tutto il suo carattere". 

LA VITA - A dipingere questo ritratto per il Piacenza è Attilio Palladini, ex progettista della "J.Massarenti spa", industria pioneristica nella costruzione e utilizzo di impianti di petrolio, vapore e acqua, ora scomparsa. A 86 anni, infatti, nei giorni scorsi, se n'è andata la guida, il demiurgo, Mario Massarenti. Piacentino, era ingegnere meccanico, laureato con il massimo dei voti al Politecnico di Milano. Una passione, quella per le perforazioni, che sbocciò neolaureato, dopo un corso sulle ricerche petrolifere diretto da Ardito Desio. Fu così che prese le redini dell'azienda paterna, plasmata negli anni Venti da James Massarenti. 

L'INTERO CICLO PRODUTTIVO - Anno dopo anno, la ditta divenne un bagliore assoluto nel firmamento industriale piacentino, con impianti venduti in tutto il mondo. I dipendenti arrivarono a essere oltre 150. "La "J.Massarenti" era un unicum - continua Palladini -: inglobava l'intero ciclo produttivo. Non c'era niente del genere. Ufficio tecnico, preparazione metalli, trattamenti termici, torneria, carpenteria, sabbiatura, verniciatura, collaudo e persino falegnameria per i trasporti. Era una vera e propria palestra di lavoro, una scuola: la referenza della "J.Massarenti" era sufficiente per aprire le porte di qualsiasi altra industria". 

INGLESE, COMPETENZE E STUDIO - Massarenti amava la propria industria "come una famiglia". Conosceva uno a uno i dipendenti, li aiutava, li stimolava, si preoccupava personalmente perfino della formazione: "Voleva che tutti conoscessimo perfettamente l'inglese: ad alcuni diede dei permessi di diversi mesi per imparare la lingua; ad altri, invece, procurava volumi tecnici all'avanguardia per lo studio. Aveva una cultura immensa, non solo ingegneristica, ma anche umanistica. Aveva capito l'importanza dell'apertura verso i mercati esteri, della globalizzazione. Questo con vera lungimiranza", sottolinea Palladini.

LA CARTA VINCENTE? L'INNOVAZIONE - Oggi, ai funerali in Santa Teresa, tanti ex dipendenti hanno voluto abbracciare per l'ultima volta Massarenti, assieme ai suoi cari. "Era una presenza rassicurante, quando passeggiava per i reparti. Non negava mai una parola e un sorriso a tutti; conosceva ogni millimetro, ogni particolare dell'officina e degli uffici di via Gadolini. A volte era severo, ma sempre con costrutto: anche nei momenti nei momenti un po' più "bui" del business delle perforazioni cercava di guardare alle difficoltà con ottimismo, e, soprattutto, con l'innovazione tecnologica. Una sua carta sempre vincente", conclude Palladini.

La foto è stata gentilmente concessa dalla famiglia Braghieri

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