Per aglio e scalogno è un'ottima annata, per la cipolla la produzione è apprezzabile

Aglio Bianco Piacentino

Aglio e scalogno, ottima annata, mentre per la cipolla dipende dalle zone e dalle pratiche agronomiche poste in essere: questo in estrema sintesi il giudizio sulle operazioni di raccolta da poco concluse (per la cipolla ancora in atto) espresso dal presidente di Copap (Coop produttori aglio piacentino) Francesco Rastelli da poco confermato presidente  della cooperativa di Monticelli. Alessandro Mazzocchi è il vicepresidente, Giovanni Melodi presidente onorario. Rastelli, laurea in Economia e Commercio, è un imprenditore della zona di San Pietro in Cerro e produttore di Aglio Bianco Piacentino, cipolle, scalogno e altri prodotti orticoli, Rastelli ricopre anche la carica di coordinatore della sezione Aglio del Comitato nazionale Oi Organizzazione interprofessionale dell’Ortofrutta italiana ed è responsabile provinciale di Fedagri-Confcooperative.

«La produzione per l’aglio è buona - conferma - sia per la pezzatura sia per la qualità. Le abbondanti precipitazioni di maggio hanno influito solo marginalmente e in alcuni terreni sull’uniformità del bulbo, ma siamo abbastanza soddisfatti dei 4.500 quintali di aglio prodotti. «Vorrei ricordare - aggiunge Rastelli - che l’Aglio Bianco Piacentino ha ricevuto la certificazione di “Dna Controllato”, un marchio che garantisce la sicurezza alimentare, la tracciabilità, la qualità e la genuinità di ciò che finisce sulle nostre tavole, dirò di più - prosegue - cerchiamo di compiere significativi passi in avanti verso la Dop, perché credo che tutti, indistintamente, si siano resi conto di quanto la denominazione sia importante per marcare la qualità e la storicità del nostro territorio. Staremo a vedere. Stiamo lavorando con uno spirito costruttivo». Rastelli ricorda anche che il sistema Ensa (ente nazionale sementi elette), con i suoi accurati controlli “ha consentito di mantenere il nostro prodotto sano ed in purezza, con prerogative organolettiche che il consumatore sa riconoscere ed apprezzare.

rastelli-4«Certo  - prosegue - forse è meno produttivo ad ettaro, ma la qualità è ottima, con un mercato in leggero rialzo, del resto la produzione nazionale copre solo il 50% del fabbisogno (circa 60mila tonnellate), il resto proviene dalla Spagna che ha dalla sua un prezzo più concorrenziale, ma anche regole produttive assai diverse e meno vincolanti. Un esempio? Il nostro prodotto, per residui e controlli fa capo a tre ministeri: Salute, Ambiente e Agricoltura, negli altri paesi solo a quest’ultimo ministero. Ecco perché è giusto e doveroso che vengano riconosciuti ai produttori locali questi valori». Molto buona anche la produzione dello scalogno, circa 2000 quintali. «Si tratta - ricorda Rastelli - di un prodotto di eccellenza della Bassa Piacentina, un bulbo sempre più apprezzato dalla ristorazione e dai consumatori, dai costi produttivi molto elevati, un prodotto quindi di nicchia e di alta qualità». «Utilizziamo - spiega Rastelli- solo seme ibrido olandese che costa al produttore oltre 700 euro a pertica. Il mercato in questi ultimi anni ci ha premiato ed ora si presenta stazionario». Infine la cipolla. Le operazioni di raccolta sono ancora in corso ma dalle varietà raccolte, si è già in grado di stilare un primo giudizio. L’eccesso d’acqua caduto a maggio ha provocato, ma solo in terreni dove il drenaggio è scarso o con caratteristiche pedoclimatiche particolari, asfissia radicale. La produzione media è comunque apprezzabile ed auspichiamo che i buoni prezzi riscontrati nello scorso autunno possano mantenersi o almeno dare ancora soddisfazione ai produttori».

«Certo, - ricorda Rastelli - i cambiamenti climatici ci obbligano a continui aggiornamenti nelle strategie di difesa in particolare per la lotta alle batteriosi che è complessa e dove ancora la ricerca deve fornirci risposte e mezzi adeguati. Per questo continua la fondamentale collaborazione con l’Università Cattolica e altre università e centri di ricerca, perché questo è un problema che si sta estendendo a molte province e regioni limitrofe». Infine due parole su Copap: «Recentemente abbiamo rinnovato le cariche. Nel centro di lavorazione e stoccaggio di Monticelli, l'adozione di moderni impianti di conservazione ad ambiente controllato e la presenza di linee di lavorazione e confezionamento all'avanguardia, integrano il lavoro manuale, consentendo di offrire i prodotti in diverse tipologie di packaging». «Ora - conclude Rastelli - è venuto il momento di allargarci verso altri mercati perché la GDO livella un po’ i prodotti; una importante distinzione può venire dalla DOP, ma anche da una riduzione dei costi prodottivi che si può raggiungere solo con una maggiore meccanizzazione che avviene già per le semine; ma poi una volta raccolto, l’aglio deve seccare in campo e poi essere ridotto in mazzi, manualmente. La lavorazione viene poi completata in cooperativa. Insomma i costi sono elevati, ma la qualità unica del nostro prodotto deve essere riconosciuta. Sta a noi far capire alla DGO ed ai consumatori queste prerogative di unicità». 

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