Produrre energia senza sottrarre terreno all’agricoltura, oggi si può

Oggi questa dicotomia è stata superata grazie ad un brevetto tutto italiano, sperimentato per la prima volta al mondo sui terreni di un imprenditore piacentino di Monticelli, Giovanni Zangrandi. La Rem Tec con il suo innovativo sistema agrovoltaico sta realizzando alcuni impianti in Cina e Giappone

In passato è sempre esistita una competizione tra energia e cibo. Oggi questa dicotomia è stata superata grazie ad un brevetto tutto italiano, sperimentato per la prima volta al mondo sui terreni di un imprenditore piacentino di Monticelli, Giovanni Zangrandi.  Con illuminata lungimiranza ha deciso di impiantare sui propri terreni  questi innovativi impianti fotovoltaici, senza sottrarre terra alla produzione. I risultati sono stati eccellenti, addirittura con un miglioramento delle rese produttive ed ora la Rem Tec con il suo innovativo sistema agrovoltaico sta realizzando alcuni impianti in Cina (riso) ed in Giappone (tè verde). Per presentare questi risultati e per un confronto con il mondo scientifico e accademico che ha supportato questa importante innovativa tecnologia, si è svolto alll’Università Cattolica  di Piacenza un convegno organizzato da Rem Tec con il patrocinio dell'ateneto denominato "produrre energia per l’agricoltura 4.0, agrovoltaico la svolta sostenibile per l’agricoltura del futuro".

Dopo il saluto del preside della facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali, Marco Trevisan che ha dichiarato: «E' un sistema di grande efficienza, ora la scommessa per il futuro è di riuscire ad imitare la fotosintesi che le piante fanno da milioni di anni», del responsabile di Aster del Tecnopolo di Piacenza, Luca Piccinino e dell’assessore Paolo Mancioppi, (con il coordinamento di Gianluca Ghidesi Ceo di Rem Tec), ha preso la parola Roberto Angoli consigliere di Rem Tec che ha puntualizzato le peculiarità dell’agrovoltaico: «Si tratta di un progetto realizzato con capitale privato ed il supporto della Regione Lombardia per produrre energia solare senza sottrarre prezioso terreno all’agricoltura». «E’ stato - ha proseguito - un lavoro complesso, caratterizzato da una lunghissima preparazione che ha coinvolto ingegneri, architetti del paesaggio, agronomi e con un lungo iter burocratico, una strada lunga e complicata. Un progetto che consente di incamerare l’energia solare senza pregiudicare la crescita delle piante e l’attività agricola. L’Agrovoltaico è un sistema ad inseguimento solare, mono o biassiale, che permette di trasformare il massimo della energia solare in energia elettrica giornaliera».

Questa tecnologia permette addirittura l’incremento della resa agricola, grazie all’utilizzo di moduli fotovoltaici che sfruttano l’ombra. Agricoltura e produzione di energia, tutto realizzato secondo criteri che puntano alla resa qualitativa dei prodotti della terra. Gli studi realizzati in collaborazione con l’Università di Piacenza, con il Fraunhofer Institute e l’esperienza maturata su diversi impianti a partire dal 2011, hanno permesso di giungere alla perfetta conoscenza dell’impatto che l’ombra generata dai moduli FV genera sulla crescita dei diversi prodotti agricoli. Se su alcune specie il sistema Agrovoltaico non comporta alcun impatto sulla resa agricola, su altre ne migliora la produzione. Gli impianti costruiti con il brevetto Rem Tec hanno un’altezza di circa 5 metri e consentono un bassissimo impatto dell’ombra creata dalla struttura dell’impianto e dai moduli fotovoltaici sulla crescita delle specie agricole. L’altezza permette inoltre un facile transito di tutte le macchine utilizzate in agricoltura. I moduli fotovoltaici sono posti a circa 5 metri da terra e ruotano attorno ad 1 o 2 assi, ortogonali tra loro, a seconda della configurazione scelta. Ciascun tracker è in grado di supportare fino a 32 moduli fotovoltaici, che generano un ombreggiamento dinamico del 15-27% sul terreno, regolabile in funzione delle necessità del sito.

Un’unità elettronica gestisce il movimento dei moduli affinché questi siano sempre orientati verso il sole, evitando l’ombreggiamento reciproco. Nel complesso si raggiunge un incremento di produzione fino al 30% rispetto agli impianti fotovoltaici fissi. Ed in più l’agrovoltaico può essere installato anche su serre agricole: l’energia prodotta viene utilizzata per ottimizzare le condizioni climatiche all’interno della serra e incrementare la produzione agricola. «Un progetto - ha concluso - percorribile anche senza incentivi statali». «L’agricoltura - ha chiarito Stefano Amaducci del Dipartimento di produzioni vegetali della Cattolica - come parte attiva per le soluzioni al cambiamento climatico, per migliorare l’efficienza energetica e la produzione di energie rinnovabili. Abbiamo realizzato una piattaforma software per ottimizzare le produzioni vegetali, le rese del mais, quindi studi sul livello di radiazione solare sotto le colture, ombre e luci in un giorno ed in ogni stagione. Ne abbiamo dedotto che con l’agrovoltaico, anche nei periodi siccitosi, con questa modularità, la produzione è superiore alla norma. E l’uso del suolo è più efficiente. Ora le prospettive sono tese a validare i risultati e ad ottimizzare il sistema per capire le configurazioni migliori orientando i pannelli in base alle esigenze di luce».

Alessandro Agostini di Enea ha spiegato le diverse analisi ambientali effettuate e gli impatti dei sistemi agro voltaici, mentre Giovanni Zangrandi che per primo ha sperimentato questo sistema sui propri terreni, l’ha definito "un successo completo". «Dopo aver istallato gli impianti cinque anni fa, avevamo iniziato con coltivazioni autunno-vernine, frumento, colza, pisello proteico ed oggi con l’aggiunta di un impianto di subirrigazione, possiamo dedicarci a qualsiasi coltura senza nessun problema. Pali e tiranti hanno diminuito la superficie di circa il 20% ma oggi stiamo studiando come rioccuparli, magari con allevamenti di animali da cortile. E la produzione di energia è garantita per 25 anni. Insomma sono contento di essere stato lungimirante apripista di questa innovativa tecnologia che avrà grande sviluppo». Il convegno è proseguito con i contributi del direttore di Coldiretti Piacenza Giovanni Cremonesi, di Laura Svanera ingegnere di Rem Tec, del direttore tecnico di Tec rem Alessandro Reboldi, del direttore esecutivo di Rem Tec Ronald Knoche ed infine, per le conclusioni del Ceo Rem Tec Giancarlo Ghidesi. Nel pomeriggio la visita all’impianto di Castelvetro Piacentino.

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