Profumo: «Agraria facoltà d'eccellenza per la ricerca e per l'occupazione»

Il ministro dell'Istruzione ha parlato anche di politica, del Monti bis, del recupero del ruolo dell'Italia in Europa e ha spiegato come verranno selezionati i futuri insegnanti

L'arrivo del ministro alla Cattolica (foto Gis)

Un ministro concreto, che ha elogiato l’Università Cattolica e in particolare la facoltà di Agraria che laurea giovani i quali trovano lavoro in un anno, ha difeso il lavoro del Governo Monti e ha sostenuto che la ricerca in Italia ha dato tanto all’Europa, senza ricevere un corrispettivo adeguato. Il titolare della Pubblica istruzione, università e ricerca, Francesco Profumo, ha partecipato oggi, 15 ottobre, alla celebrazione dei 60 anni della facoltà di Agraria all’Università Cattolica. Un ministro che attira, Profumo, presentato dal prorettore della Cattolica, Franco Anelli e dal preside di Agraria, Lorenzo Morelli. Un ministro che ha riempito l’aula magna della Cattolica di autorità, ma anche di docenti e studenti.

A margine del proprio intervento, il ministro ha parlato con la stampa. Sull’importanza della ricerca, Profumo ha detto che «proprio su questo tema si annuncia una giornata interessante. Parlando con il preside Morelli, ho saputo che la facoltà di Agraria ha avuto attenzione per la ricerca in Europa, presentando 22 progetti all’interno del settimo programma quadro e altri due che sono in valutazione. E’ un grande segno per il Paese, in un settore in cui l’Italia investe molto in Europa. E l’Italia deve recuperare parte di quelle risorse che non sono ritornate. I 60 anni della Cattolica rappresentano l’esempio di buona gestione e di buona qualità di formazione della ricerca in una visione europea».

Che cosa rappresenta la realtà della Cattolica?
«Ci sono numeri interessanti, a partire dall’occupazione dei laureati di Agraria che, mi ha detto il preside, nei 12 mesi successivi alla laurea riescono a trovare un lavoro nella quasi totalità. E’ un buon modello che coniuga la ricerca e la formazione con domanda dei territori».

C’era la speranza, tradita, dell’Authority alimenatre…
«Con Morelli abbiamo convenuto che è un tema di interesse anche per la formazione. La prossima settimana ci vedremo per avviare un progetto». 

Dopo le proteste contro i tagli di risorse alla scuola, lei ha proposto un patto.
«Il patto deve partire dalla consapevolezza che il Paese può uscire dalla crisi e avere il ruolo che gli compete in Europa solo con una scuola capace di formare cittadini più europei. E questo avverrà solo se la nostra scuola si allinea ai criteri europei, cosa non semplice, perché ci sono numeri grandi e problemi che non si risolvono nel breve termine. Il patto deve coinvolgere la parti sociali, i docenti, i dirigenti, la comunità e avere uno sviluppo pluriennale».

Ci sarà la sciopero dei docenti, cosa bisognerà offrire loro, più ore, più soldi?
«Per prima cosa va offerta loro una reputazione. In questo Paese da anni è stato sottovalutato il ruolo del docente, che è fondamentale nella costruzione del Paese futuro. E poi, gli insegnanti si attendono la rivalutazione del lavoro dal punto di vista retributivo e anche la carriera dell’insegnante non è stata giustamente considerata».

Gli studenti, invece, sono scesi in piazza con le  carote…
«Bisogna ascoltare gli studenti, parte vitale del Paese, ascoltare il loro sentire, ma tutto senza violenza».

E’ un periodo di forte critica alla politica. «Questo Governo è formato da persone prestate, per un impegno civile, persone che hanno la loro attività e la loro storia. Cerchiamo di fare il nostro lavoro nel modo migliore, anche sbagliando, però l’impegno primario è per il bene comune».

Il Monti bis è ciò che serve a questo Paese?
«Il nostro compito primario è stato quello di recuperare il nostro ruolo in Europa».

L’agenda Monti va salvaguardata anche da chi verrà dopo di voi?
«La nostra operazione è stata quella di consolidare le azioni fatte per lasciare in eredità una formalizzazione, indipendentemente da chi ci sarà dopo».

In una intervista ha parlato del concorsone e della futura selezione e accesso del personale docente. E’ ipotizzabile che spariscano i concorsi e che, come avviene in Gran Bretagna, si venga assunti per i propri meriti e la propria professionalità?
«Non credo che il concorso sia antagonista alla valorizzazione delle capacità e dell’impegno delle persone. Il concorso può essere gestito in modo equilibrato e trasparente valorizzando persone e questo lo stiamo facendo. Con il concorso, abbiamo avviato una serie di processi per ottenere un risultato: avere docenti che saranno nella scuola per i prossimi 25 anni. Non ci vogliono solo competenze, ma anche persone che hanno un rapporto con la scuola come deve essere. Non è detto che uno scienziato sia anche un bravo insegnante. Nella selezione, si valutano le capacità logiche e deduttive e si valutano le competenze linguistiche e informatiche. Poi, nella seconda prova, si valuta come si sta stare a scuola. Infine, si farà una prova di lezione avendo sorteggiato l’argomento 24 ore prima. Il percorso è di programmazione. Le persone è importante che conoscano le opportunità che vengono date, con questi tre momenti: laurea, abilitazione e concorso. Con una sequenza corretta, così da non perdere molto tempo».

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