Proprietà rivi sotterranei, Sforza Fogliani: «Il pubblico scarica le spese sui cittadini»

Da Confedilizia un ricorso collettivo contro il Comune per dirimere la questione di merito sulla proprietà dei rivi sotterranei e un ricorso al Tar per diniego di accesso agli atti

Un momento del convegno (Foto C. Mistraletti)

Ha avuto luogo alla sala convegni della Associazione industriali l’interessante riunione indetta da Confedilizia Piacenza sulla questione dei rivi urbani sotterranei alla città. L’incontro, al quale ha portato il suo contributo Giorgio Braghieri presidente della Federazione piacentina della Proprietà Fondiaria, è risultato di contingente attualità a seguito della nota diffusa dall’Assessorato Pianificazione, rigenerazione urbana e Smart City, con la quale il Comune di Piacenza sostiene che la proprietà dei rivi urbani che da tempo immemorabile scorrono a reticolo nel sottosuolo, un po’ in tutta la città, appartiene alle case sovrastanti e quindi secondo l'Ente, comporterebbero a questi proprietari le spese di manutenzione, ordinaria e straordinaria, dei manufatti dei rivi. Si legge in un passo del documento firmato dall’assessore Silvio Bisotti: “Quindi mentre la proprietà delle acque e le relative funzioni è indubitabilmente in capo all'ente Comune, la proprietà dei sedimi e delle strutture dei rivi sottostanti ad aree/edifici pubblici o privati non possono che far capo, come previsto dall'art. 840 del Codice civile vigente, ai rispettivi proprietari del suolo e degli edifici, e ciò anche in relazione al fatto che le strutture in questione, tutte realizzate e/o ricoperte dalle rispettive proprietà, non risultano in alcun modo accatastate né oggetto di pubbliche trascrizioni. 

"La verità, ha esordito l'avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente del Centro studi di Confedilizia, è che il pubblico, anche a livello DSC_0989-2locale, si sta ritirando dai propri compiti e scaraventa le spese a carico dei cittadini; ora succede con i rivi sotterranei da sempre ritenuti pacificamente di proprietà del Comune. Non è dato sapere con certezza se sotto un'unità immobiliare passi un rivo proprio perché questi beni, per la loro natura pubblica, non sono accatastati; sappiamo però che la stragrande maggioranza delle case e dei condomini sorge sopra questi manufatti. Nel 1920 - ha proseguito Sforza Fogliani - venne costituito il Consorzio dei rivi urbani; aveva come Capo consortile il comune di Piacenza ritenuto pacificamente proprietario dei beni. La funzione dei rivi è venuta via via scemando e nel 1995 il Comune ha sciolto il Consorzio affidando con delibera comunale all’Azienda servizi municipalizzati (ASM) gli eventuali interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei rivi urbani. In quella occasione il Comune decise di incamerare i 150 milioni che il Consorzio aveva in cassa in quel momento. 

Confedilizia, giudicando la risposta scritta del Comune “superficiale e con errori procedurali e di merito” aveva richiesto “l’accesso agli atti” documentativi; il responso è stata però “picche” in quanto “non inquadrabile come provvedimento amministrativo e quindi l’accesso agli atti relativi non pare, in senso stretto, configurabile ai sensi della L. 241/199 Art 22 C.L.”. Il dirigente incaricato aveva peraltro fornito una sintesi della documentazione storico-giuridica a “fini prettamente informativi, in ossequio al più generale principio di trasparenza e di garbo istituzionale". Il diniego del Comune alla richiesta di accesso agli atti, sarà impugnato da Confedilizia-Piacenza davanti al Tar e l’Associazione ha anche deciso di costituire un Comitato permanente, anche con le altre associazioni ed organizzazioni che vorranno aderire, per monitorare la questione e risolvere il nodo dei rivi urbani. In parallelo Confedilizia ha reso noto che per dirimere la questione di merito e quindi per definire di chi sia effettivamente la proprietà dei rivi, si occuperà di predisporre un ricorso collettivo contro il Comune.

Nella stessa riunione l'avvocato Domenico Capra, docente dell'università Bicocca di Milano, ha analizzato la risposta del Comune senza trovare elementi di riferimento tra il motivo del contendere (la proprietà dei rivi sotterranei) e l’articolo 840 del CC, citato dal Comune perché la norma si riferisce “a che cosa può fare o non può fare un proprietario, ma nulla dice sull'avere e quindi sulla proprietà del bene, in questo caso dei rivi”. A suo parere il bene ha avuto caratteristiche demaniali finché è stato utilizzato per un servizio pubblico; lo ha perso nel momento in cui il Comune ha smesso di utilizzarlo. Il bene continua però a rimanere di proprietà pubblica.

NOVITÀ IN CONFEDILIZIA PIACENZA - A margine della riunione è stata annunciata da Eleonora Cerri e Stefano Pancini la nascita di “Confuture”, il gruppo giovani di Confedilizia ed è stato anche fornito un primo rapporto sulla iniziativa volta ad assicurare una solidità futura alla associazione attraverso l’acquisto di un immobile da adibire a sede sociale. L’investimento permetterà ai dipendenti una migliore integrazione tra lavoro umano, macchina e ambiente di lavoro a vantaggio della qualità e della privacy dei servizi resi. L’obiettivo è a portata di mano ed è raggiungibile con il contributo straordinario dei soci che ancora non hanno aderito alla sottoscrizione aperta allo scopo.

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