Auditorium della Fondazione, concerto "Galanteria e Grazia"

Imperniato quasi interamente su autori del secondo Settecento, il concerto Galanteria e Grazia  - in programma sabato 31 marzo alle 17.30 presso l'Auditorium dela Fondazione - offre un vasto, variegato percorso all’interno delle corti europee al tramonto dell’Illuminismo, dando voce ai principali strumenti dell’epoca, l’arpa e il clavicembalo: una “coppia” apparentemente insolita per noi, e invece ovvia a .quell'epoca

È un allievo del celebre operista Antonio Sacchini, Louis-Charles Ragué, ad aprire il programma, con due duetti galanti in cui l’influsso dell’opera italiana si mostra nella vasta cantabilità dei temi, pur non privi di una certa imponenza orchestrale, particolarmente evidente nel primo, in cui è chiaro il modello delle ouvertures operistiche coeve.

L’ampia sonata in sol minore K 88 (F 49) di Domenico Scarlatti, scritta per strumento solista e basso continuo, unisce la gravità rigorosa del primo movimento al contrappunto cantabile del secondo, deviando verso spiccati movimenti di danza nel terzo (una gavotta) e nel grazioso minuetto conclusivo, offrendo un’immagine esaustiva della variegata realtà musicale della corte di Madrid.

Alla corte inglese di Giorgio III conduce la sonata in sol maggiore di Johann Christian Bach, il «Bach londinese», che in realtà trascorse diversi anni in Italia, a Bologna e a Milano. Lontano dal rigore contrappuntistico del padre, e in fondo anche dal magistero di Padre Martini, di cui fu allievo per un certo periodo, la sonata in sol maggiore unisce l’eleganza dello stile galante a un raffinato melodismo tipicamente operistico – genere in cui Johann Christian eccelse.

Con il compositore di origine italiana Franz (Francesco) Petrini, il viaggio musicale si conclude a Schwerin, presso la corte della duchessa del Meclemburgo, presso cui il musicista lavorò. Ampio e virtuosistico, il Duetto op. 31 mostra un’architettura notevolissima, in cui l’abilità e l’inventiva dell’arpista, all’epoca celeberrimo, si fondono in un’unità fluida e di grande chiarezza, non priva però degli umbratili colori musicali ormai tipici di una fase storica e artistica volta alla propria conclusione.

Nicola Montenz, clavicembalo
Lorenzo Montenz, arpa

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