Galleria Studio C, mostra personale di Luigi Carini

Alla Galleria d’Arte Contemporanea “STUDIO C” di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato, 13 aprile, la mostra personale di Luigi Carini dal suggestivo titolo “Silenziosi sguardi, viaggio pittorico tra anima e natura”.
Ancora una volta, dunque, Luigi Carini ritorna allo “Studio C” dopo la bella mostra che qui ha tenuto lo scorso anno e il meritato successo ottenuto con le sue straordinarie vedute tutte ispirate alle nostre vallate e alle nostre colline.

Nato a Gropparello, ma residente a Piacenza, Luigi Carini è un artista che vanta un nutrito e interessante curriculum artistico fatto di svariate mostre, personali e collettive, tenute in molte città italiane e di qualificati interventi critici che, nel corso degli anni, hanno commentato e descritto il suo mondo pittorico.

Pittura di paesaggio, quella del nostro artista, tutta concentrata sulla luce e le atmosfere, sulla resa pittorica del vero e delle emozioni che da esso scaturiscono. Pittura vera e concreta dunque, libera da trucchi e invenzioni tecnologiche oggi sempre più diffuse e utilizzate per raggiungere chissà quali obiettivi. La sua espressione è invece basata su forme chiare e ben delineate, su superfici sapienti e meticolose capaci di testimoniare, senza troppi equivoci, la padronanza delle tecnica e del mestiere.

Così, nelle sue opere non troviamo voli pindarici di forme, né vaghe astrazioni cromatiche, ma precisione realistica, solidità di materia e poi, molto spesso, un’atmosfera rarefatta e sospesa, delicata e leggera, che sa di stupore e magia. E’ la nuova realtà dei nostri giorni che, filtrata dall’immaginazione e dalla meraviglia, riesce a materializzare sulla tela gli stati d’animo. E’ l’arte che non è succube della natura, ma la controlla e la domina adeguandola alla sua visione e alla sua interpretazione.

Lunga e fortunata la tradizione paesaggistica italiana ed europea, ma anche ai nostri giorni la pittura di paesaggio è quanto mai viva e vegeta, continua ad essere la più amata e prediletta da collezionisti e appassionati. E un plauso meritano senza dubbio tutti quegli artisti che, come il nostro Luigi Carini, invece di seguire mode o tendenze più o meno diffuse, continuano invece ad essere fedeli a se stessi e alla loro interiorità praticando la buona pittura che si ispira al cuore e alla natura.

Quella di Luigi, pertanto, è un’espressione che, pur alimentandosi della grande e nobile tradizione dell’ottocento e novecento, ci appare quanto mai libera ed autonoma perché l’artista riesce sempre a liberarsi da ogni condizionamento stilistico e culturale e a vivere intensamente ogni emozione. Pittura basata su di un solido impianto grafico-compositivo, dove il disegno costituisce il cuore pulsante di ogni sua opera, senza però nulla togliere alla spontaneità e alla sfera emotiva neppure quando, con tecnica quasi iperrealista, si sofferma a descrivere, con straordinaria precisione, particolari e dettagli.

Anzi, proprio in questi casi, la sua espressione si fa veramente personale, moderna e contemporanea perché quei dettagli non sono mero esercizio tecnico, ma rivelano invece la sua straordinaria capacità d’osservazione, il bisogno, quasi fisico, di far rivivere anche agli altri ciò che lui sente e rappresenta, il desiderio, intimo e profondo, di rendere il dipinto qualcosa di vivo, palpitante, capace di interloquire con l’osservatore.

Animato da questo spirito e da questi presupposti, Luigi Carini ci offre così immagini suggestive della vallate piacentine, vedute caratteristiche di campi, prati e boschi che costeggiano le rive del Po e della Trebbia, poetici e solitari rustici di collina. Tutto è immerso nella quiete più assoluta, tutto è circondato da grande pace e silenzio. Allora questi dipinti, pur nella loro naturale e realistica descrizione, acquistano la leggerezza del pensiero, sembrano sfiorati da una delicata atmosfera metafisica e da una spinta interiore capace di dare vita e movimento.

Certe opere di Luigi Carini, i lunghi orizzonti dei paesaggi di pianura, i boschi della Val Trebbia, le lanche del Po, i canali e poi quei grandi cieli che si aprono a perdita d’occhio verso l’infinito, trasmettono all’osservatore attento e sensibile una specie di raccoglimento pensoso, un senso di religioso silenzio e ci invitano ad entrare delicatamente in noi stessi, a ricordare attimi e momenti perduti, a ricercare origini, scopi e identità del nostro “essere” e del nostro “esistere”.

La rassegna, che sarà introdotta dal gallerista e critico d’arte Luciano Carini, chiuderà il 2 maggio.

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