Il Premio "Francesco Bassi" del Ccf assegnato a Vasco Ascolini. Domenica la premiazione

La scelta è stata agevolata dall’ammirazione che il compianto Francesco aveva per il prescelto. A corollario della cerimonia Ascolini raffronterà le proprie opere con le più significative immagini di Francesco Bassi

Alcune fotografie di Vasco Ascolini

Domenica 25 Novembre alle ore 10:30, nella sede del Club Cinefotografico Fiorenzuola in Piazza Caduti 1, si terrà (ingresso libero), la cerimonia di consegna del Premio "Francesco Bassi" che il club ha istituito a memoria del socio scomparso lo scorso anno.

La scelta è stata agevolata dall’ammirazione che il compianto Francesco aveva per il prescelto: Vasco Ascolini, fotografo di levatura internazionale, bianco-nerista vecchia maniera ma innovatore di fama e qualità, le cui opere sono nei più prestigiosi musei europei ed americani, oltre da aver ricevuto incarichi dai più prestigiosi enti culturali europei. A corollario della cerimonia Ascolini raffronterà le proprie opere con le più significative immagini di Francesco Bassi, esaminandone con gli intervenuti affinità e contrasti.

Vasco Ascolini ha pubblicato numerosi libri (alcuni purtroppo ora introvabili) che ne esaltano lo stile unico ed inconfondibile. Grandi critici del settore hanno recensito le sue opere elogiandone i molteplici aspetti: innovazione, tecnica, composizione, applicati ad innumerevoli argomenti: architettura, metafisica, teatro, corpo umano e danza, solo per citarne alcuni.

Maestro di tanti fotografi era ammirato da Francesco Bassi (e non solo) per la sua costante qualità esecutiva e coerenza nei singoli argomenti, ove esaltava con una semplicità propria dei grandi artisti la bellezza nelle cose semplici, la purezza nella geometria ed il fascino di un bianco e nero estremo, essenziale.

Ascolini nasce nel maggio del 1937 a Reggio Emilia, dove attualmente vive e lavora, iniziando nel 1965 a fotografare da autodidatta. Nel 1973 comincia a lavorare come fotografo ufficiale del Teatro Valli di Reggio Emilia, dove matura una precisa scrittura fotografica volta alla ricerca del nero, per raccontare lo spazio scenico e il corpo dell'attore. Il soggetto delle sue fotografie è l’uomo, non inteso in questo caso come espressione metaforica della condizione umana, bensì come individuo che, svolgendo il ruolo di attore sul palcoscenico, si realizza fisicamente. Negli anni '70 decide di perseguire un cammino “fuori le mura”, non solo cittadine o regionali ma anche nazionali, proponendo le proprie opere ai grandi musei degli Stati Uniti. Nella seconda metà degli anni '80 comincia a lavorare sui beni culturali delle città, sulle architetture e le archeologie, dalla loro fondazione a fine '800, mantenendo la cifra del nero della precedente esperienza teatrale, attratto dalle persistenze dei frammenti del passato, dalla loro eredità storica e culturale. La crescente notorietà gli fa ottenere numerose committenze a Parigi e in Italia. Nel frattempo Ascolini conosce direttamente alcuni dei più grandi personaggi della cultura del novecento, con cui mantiene nel tempo rapporti epistolari, che scrivono sulla sua ricerca, tra questi: H. Gernsheim, E. Gombrich, J. Le Goff e A. Scharf. Nel 1991 Vasco Ascolini riceve la Grande medaglia della Città di Arles, mentre nel 2000 viene nominato “Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres” della Repubblica di Francia. Nel 2007 la Provincia di Reggio Emilia gli dedica una retrospettiva nella sua città, a Palazzo Magnani, “Vasco Ascolini. La vertigine dell'ombra. Fotografie 1965-2007”, per la quale viene stampato un prestigioso catalogo generale edito da Skira.

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