Galleria Ricci Oddi, "Paesaggio e figure. Fontanesi e i tempi del naturalismo"

E' allestita presso la Galleria Ricci Oddi la mostra Paesaggio e figure. Fontanesi e i tempi del naturalismo, a cura di Ivo Iori.

Tutte le domeniche, dal 5 maggio al 9 giugno, visita guidata alla mostra. Appuntamento alle ore 15.15 presso la biglietteria della Galleria Ricci Oddi, via San Siro 13. Per prenotazioni IAT, 0523.492001. La mostra rimarrà allestita fino al 30 giugno.

“Forse il vero senso del nostro lavoro, o della nostra vita, è di essere umani dentro la natura”
Roberto Tassi 1962

Così scrive nel 1962 il critico d’arte Roberto Tassi al collega Francesco Arcangeli, che a sua volta in quegli anni riflette sul naturalismo moderno e sui suoi protagonisti, “gli ultimi naturalisti”.

La mostra Paesaggio e figure. Fontanesi e i tempi del naturalismo prende le mosse da questo pensiero, con l’intento di indagare, tra Ottocento e Novecento, la mai sopita necessità da parte degli artisti di interpretare la Natura e il rapporto dell’uomo con la Natura stessa.

Un filo sottile che da Antonio Fontanesi, pittore tra i più amati da Giuseppe Ricci Oddi e modello fondamentale per chiunque si sia accostato alla poetica del paesaggio, attraversa le epoche e le correnti artistiche, giungendo sino ad un “naturalismo di partecipazione” che della Natura vuol cogliere il momento  generante, attraverso un processo che coinvolge non soltanto l’occhio, ma tutto l’essere.
Oltre cento opere documentano il persistere e l’evolversi del Naturalismo nell’opera di fondamentali figure del panorama artistico nazionale e internazionale tra cui Auguste Ravier, Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Mario Sironi, Renato Birolli, Ennio Morlotti, Bruno Cassinari, Graham Sutherland, Emilio Scanavino, Enrico Baj, Luigi Ghirri e Mario Giacomelli.

Antonio Fontanesi
(Reggio Emilia, 1818 - Torino, 1882)

Allievo del Minghetti nella sua città natale, si dedicò inizialmente ad una paesistica di maniera, esercitata prevalentemente attraverso la decorazione murale e la scenografia. Di passaggio a Torino nel ‘48 per partecipare alla campagna risorgimentale che doveva condurlo, esule, in Svizzera, nel ‘50 si stabilì a Ginevra dove rimase per quindici anni. Nel ‘65 si spinse sino a Londra per tornare in Italia, prima a Firenze (1867), poi a Lucca come insegnante di “figura” all’Istituto di Belle Arti, finché nel ‘69 venne trasferito all’Accademia Albertina di Torino, titola-
re della nuova cattedra di paesaggio. Nel ‘76 si decise ad accettare l’offerta di unmeglio remunerato incarico di docente presso l’Accademia Imperiale di Tokyo. I cinque anni che pensava di trascorrere in Giappone si ridussero però soltanto a due, per una malattia che nel ‘78 lo riportò a Torino, dove riprese nuovamente il suo posto all’Albertina.

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Commenti (1)

  • Piacenza ha bisogno di persone che non tengono sotto anestesia la città ma che si preoccupi dell’avanzamento culturale. Il “curatore” di questa mostra mi sembra il meno adatto a questo scopo. Avendo lo sguardo rivolto al passato, non vede il presente e non immagina il futuro. Lino Baldini

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